Le zone povere d'acqua. I canali artificiali. Relativamente poveri d'acque sotterranee e superficiali sono i territorî costituiti dalla zona marnoso-arenacea dell'eocene e da quello morenico. Le piogge che cadono sul suolo poco permeabile scendono quasi tutte direttamente e per lo più sollecitamente ai corsi d'acqua, che hanno, od assumono in questa area, regime spiccatamente torrentizio. La zona pedemontana però, sia perchè per essa passano necessariamente i corsi d'acqua che hanno origine nelle regioni più interne, sia perchè da queste non lontana, non ha sì grande scarsità ovvero sì grande difficoltà di provvedersi di acque per gli usi comuni della vita come quella dell'anfiteatro. In questa, dove sono pure tanti tratti di suolo paludoso e acquitrini — questi non mancano del resto, come s'è accennato altrove, nemmeno ai piedi delle colline eoceniche — ed estese torbiere, che attestano l'esistenza in passato di numerosi laghi — uno solo è tuttora conservato, quello cioè di S. Daniele — è la regione del nostro territorio che più difetta di sorgenti costanti di discreta portata ed, in genere, di acque utilizzabili dall'uomo[52]. I terreni morenici sono infatti quasi del tutto impermeabili e troppo limitate ed isolate sono le masse alluvionali quaternarie e quelle conglomeratiche mioceniche affioranti nell'anfiteatro per costituire notevoli sistemi d'idrografia sotterranea, troppo piccole e male sviluppate poi le valli per dare luogo ad un notevole reticolo di corsi d'acqua superficiali. Questa scarsità di acque si accentua divenendo vera mancanza in tutta l'ampia zona pedemorenica o dei depositi fluvioglaciali, dove, come si disse, sono totalmente assorbite le acque dei torrenti che scendono dall'anfiteatro; tale zona è del resto sotto l'aspetto idrografico la continuazione di quella dei conoidi di deiezione di tutta l'alta pianura Friulana. In completo contrasto con la regione morenica e con quella esterna dell'anfiteatro sta la ricchezza già indicata di quella interna, cioè del campo di Osoppo. È facile comprendere come da molto tempo si pensasse di trarne profitto a beneficio delle aride terre del medio Friuli, tanto più che le condizioni speciali della valle del Corno rendevano assai facile traversare l'anfiteatro e la testa della valle stessa era separata dal Ledra da una soglia non molto larga ed alta appena 3 metri sul livello di questo[53]; solo nel 1881 fu inaugurata la nuova opera per la quale le acque del Ledra, a cui furono poi aggiunte, mercè un canale sussidiario (lungo 9 km.), una parte di quelle del Tagliamento, sono portate nella nostra pianura a beneficio delle industrie e della agricoltura[54].

Ben prima che di fronte a Branlius si facesse la derivazione del Tagliamento per il canale del Ledra[55], cioè già nel Medio Evo (XII o XIII sec.), una minore ne era stata fatta più a monte, quella cioè della roggia di Gemona (detta anche Piovega), la quale, raccolte le poche acque che provengono per vie sotterranee dal laghetto di Ospedaletto e quelle di alcune sorgenti che escono all'unghia del conoide del Rio Vegliato, va poi ad ingrossare il Ledra. Altra derivazione del Tagliamento è la roggia della fabbrica Stroili, che, appena passata la Fabbrica, si divide in tre rami, di cui un primo si dirige verso Gemona, un secondo passa per l'abitato di Osoppo ed un terzo si scarica nel Tagliamento.

Altra diversione notevole ed antichissima di corsi d'acqua è quella del Torre presso Zompitta, dove hanno principio le rogge di Udine e quella di Povoletto detta prima di Sciacco, poi Cividina. Le rogge di Udine sono di data assai remota poichè, se non si conosce precisamente in qual modo, quando e da chi siano state per la prima volta costruite, certo si è che esistevano già nel 1171. Per il loro percorso attuale rimandiamo, a quanto se ne dice nel 1º volume di questa guida (pag. 32 e 33). La roggia di Povoletto, la cui costruzione rimonta al sec. XIII, un tempo al di là di Remanzacco si perdeva nella Malina, mentre ora passa sotto il letto di quel torrente, prosegue per Buttrio e raggiunge nuovamente il Torre. Le acque del Torre in altri punti sono pure, per brevi tratti, tolte dal loro alveo per utilizzazioni industriali; i due canali più importanti di tal genere son quelli di assai recente costruzione, di Ciseriis, che fornisce la forza motrice al cascamificio di Bulfons (Tarcento) e di Pradielis, che dà l'energia elettrica per il tram di Udine. La diga di presa del primo costituì un notevole sbarramento del Torre onde la formazione di un lago artificiale, lungo in origine intorno ad 1 km., ma ridotto ora ad appena 400 metri.

Un altro canale che qui merita di essere ricordato è la roggia di Torreano, la quale porta le acque del Chiarò al Natisone passando per Cividale. Ha una lunghezza di circa 6 km.

Le opere idrauliche qui indicate hanno tutte scopo industriale od irrigatorio, poche invece nella regione da noi considerata furono fatte per bonifiche. La più importante è quella, in via di esecuzione, intesa a prosciugare la palude di Bueris. Del resto acquitrini e ristagni d'acqua, comuni come s'è detto specialmente nell'area morenica, non richiedono fra noi provvedimenti molto solleciti; perchè assai raramente, nel nostro clima, favoriscono la malaria.

Per completare il breve cenno sulle modificazioni apportate dall'uomo sulla idrografia della regione diremo anzitutto che numerose sono le diversioni d'acqua per acquedotti. Gemona, prescindendo dalle vecchie condutture, si provvede d'acqua potabile al rio Pozzolons, S. Daniele al Rio Gelato, Udine alle sorgenti di S. Agnese (ove rinascono o si raccolgono in galleria filtrante le acque del vicino Torre), Nimis alle sorgenti di Torlano, Cividale a quella (carsica) di Torreano, Premariacco a quella di Montina, S. Pietro a quella di Naklanz e via di seguito. Un cenno meritano forse le due derivazioni attualmente allo studio, delle quali una partirebbe dal Rio Gelato e si diramerebbe in moltissimi paesi alla destra del Torre, l'altra usufruirebbe l'acqua della sorgente Pojana già accennata e la porterebbe a Cividale ed ai paesi dei conoidi del Torre (riva sinistra) e del Natisone che sono poverissimi d'acque.

Lungo e forse fuor di luogo sarebbe tanto fare una enumerazione completa di tutte le acque utilizzate in qualche modo dall'uomo, quanto seguirne la dispersione fino alle ultime diramazioni delle condutture.

Fuor di luogo sarebbe anche trattare qui delle opere di difesa che l'uomo, ha dovuto costruire contro la violenza dei torrenti. Diremo soltanto che simili opere, nel nostro territorio, sono più che altro nel campo di Osoppo e riguardano tanto il Tagliamento quanto l'Orvenco e i minori torrentelli dei dintorni di Magnano, tutti dall'alveo pensile. Gli altri corsi d'acqua, almeno entro l'area prealpina, hanno invece il letto o nel fondo di valli o più o meno profondamente incastrato nel piano, onde raramente richiedono ripari.

IV.
ARIA E TEMPERIE