Il censimento del 1857 tenne conto della sola popolazione di diritto: per gli ulteriori censimenti, i quali del resto vennero fatti con criteri uniformi, noi prendiamo qui in considerazione la popolazione di fatto. Ecco la percentuale complessiva ed annua dell'aumento di essa durante l'ultimo trentennio:

Aumento percentuale
complessivo annuo
dal 1871 al 1881 dal 1881 al 1901 dal 1871 al 1881 dal 1881 al 1901
Cividale 0,12 8,27 0,01 0,41
S. Pietro 1,34 5,37 0,13 0,26
Tarcento 7,30 8,27 0,73 0,41
Gemona 3,26 11,75 0,32 0,58
S. Daniele 8,18 12,85 0,81 0,62

La massima percentuale nel complesso viene data da S. Daniele che è il distretto a popolazione più fitta: cui seguono Gemona, Tarcento, Cividale, S. Pietro, presso a poco secondo l'ordine decrescente della loro popolazione relativa. In generale lo stesso fenomeno si avverte anche a proposito dei singoli comuni, dei quali i più fittamente popolati sono altresì quelli i cui abitanti aumentano più rapidamente.

L'accrescimento annuo della popolazione fu in conclusione maggiore tra il 1881 e il 1901 che non durante il decennio 1871 e 1881; ciò non solo perchè l'aumento demografico è in via normale costantemente progressivo, ma anche perchè proprio durante il predetto decennio le condizioni delle nostre popolazioni rurali erano più che mai difficili per la crisi agraria generale che allora infieriva causa i diminuiti prodotti della seta e del vino, insidiati da malattie che ancora non si sapevano combattere; per l'imperversare dell'usura che le numerose casse cooperative e altri istituti di credito oggi rendono quasi impossibile; da ultimo per l'odiosa tassa sul macinato gravante specialmente sugli abitanti delle campagne. D'altra parte è innegabile che le condizioni economiche dell'intera provincia sian venute notevolmente migliorando dopo il 1881, specie nell'ultimo decennio, grazie all'istruzione e alla propaganda agraria, all'introduzione di macchine agricole, all'adozione di più razionali e produttivi sistemi di colture, al miglioramento del bestiame bovino, allo sviluppo delle istituzioni di previdenza e di credito, ai sempre maggiori guadagni derivanti dall'emigrazione temporanea, mentre frattanto veniva sempre più riducendosi quella permanente.

La densità della popolazione dei singoli distretti.

La densità della popolazione dei singoli distretti. Secondo nuove mie misure[89] l'area totale dei 5 distretti qui considerati è di 1320 kmq. La popolazione relativa, cioè la densità, secondo il censimento del 1901, era perciò di 135 ab. per kmq., mentre quella generale della provincia non era che di 92. Ecco come la medesima andava ripartita fra i cinque distretti da noi considerati:

Area in kmq. Densità
Cividale 393.05 114
S. Pietro 168.73 93
Gemona 220.82 123
Tarcento 286.73 152
S. Daniele 251.07 153

Mentre nel complesso la densità decresce da ovest a est a misura che la parte montagnosa va prevalendo sulla piana, dimostra di essere intimamente dipendente dalle condizioni fisiche generali e quindi anche economiche della regione. Il massimo di S. Daniele — che supera sotto questo riguardo anche gli altri distretti tutti della Provincia, eccetto Udine, con cui del resto non è possibile alcun paragone, pel forte agglomeramento di popolazione urbana che ivi si trova — si spiega colla singolare amenità di quella plaga morenica, tutta alture tondeggianti, bene aereate, assai fertile nella sua parte orientale dove è costituita di materiali prevalentemente eocenici, specie nelle depressioni che separano fra loro i vari colli e nelle quali si raggiungono anche 30 quintali di frumento per ettaro[90]: plaga la quale inoltre in nessun punto supera i 350 m. sul livello del mare e perciò in ogni sua parte è atta ad essere coltivata ed abitata, mentre di tutti gli altri distretti una più o meno grande superficie si trova ad altitudini assai maggiori in condizioni decrescenti di abitabilità fino a raggiungere l'assoluta inabitabilità. S. Daniele è seguito, a grande distanza, da Tarcento, plaga meno elevata e più produttiva nella sua parte collinesca e montuosa, prevalentemente arenacea e marnosa, che non Gemona con maggior superficie di calcari, in buona parte nudi, e quindi affatto spopolati, e che occupa il terzo posto. Viene quindi Cividale dove ai piedi dei bacini del Malina, del Chiarò, del Chiarsò e del Iudrio, valli strettissime e piuttosto gole che valli, si estende una vasta zona piana bensì, ma costituita in molta parte di alluvioni ghiaiose magre, dovuta ai conoidi di deiezione del Torre e dei detti suoi affluenti.

L'ultimo posto l'occupa il distretto di S. Pietro al Natisone, come quello che è interamente montuoso e senza alcun fondo di valle veramente larga, tranne un breve tratto di quella del Natisone e dove inoltre nessuna industria importante è mai fiorita in passato, ma la popolazione è sempre vissuta quasi esclusivamente di agricoltura e di bestiame, ragione per la quale ha avuto l'aumento più lentamente, ma nello stesso tempo anche più uniformemente, progressivo. Tuttavia la popolazione di questo distretto non si può dire scarsa se si confronti con quella di altri distretti interamente montuosi della Provincia che gli rimangono di molto inferiori sotto questo riguardo, quali: Tolmezzo con 52 ab. per kmq., Ampezzo con 29, Moggio con 31, Maniago con 38: credo anzi di poter affermare che la medesima vi sia fin troppo fitta — data specialmente la scarsità dell'emigrazione temporanea — come spesso avviene nelle montagne, nonostante queste nel nostro caso, appartenendo quasi esclusivamente all'eocene, per la natura litologica dei terreni, oltrechè per ragioni di altimetria, siano dappertutto coperte di vegetazione e si possano dire produttive e sfruttabili quasi in ogni loro punto.

La popolazione assoluta e relativa dei singoli comuni.