Fig. 5ª. — Cartina della densità di popolazione nei distretti di Gemona, S. Daniele, Tarcento, Cividale e S. Pietro (Scala 1:600.000).
Quanto a Buia, comune fittamente abitato su tutta la sua vasta superficie, verso N e verso E è circondato da una zona di scarsa densità, da cui la popolazione si è ritirata verso migliore e più sana ubicazione sui declivi di quelle verdeggianti colline eoceniche, foderate all'ingiro da morene; ivi però si trova in numero talmente eccessivo che sopra 8412 abit., quanti ne conta il comune, quest'anno ne emigrarono temporaneamente ben 4000, cioè tutti gli atti ai lavori faticosi.
Poco meno densi di popolazione sono gli altri comuni dell'anfiteatro morenico, dove la medesima è distribuita abbastanza uniformemente; e densissima è pure nella maggior parte dei comuni del Collio, regione che orograficamente somiglia all'anfiteatro, climaticamente si trova in condizioni assai più favorevoli. Seguono i comuni che sono allo sbocco delle valli maggiori quali: Cividale, Gemona, Nimis, Attimis, Ciseriis, semprechè i medesimi non comprendano anche una vasta area montagnosa, come Faedis (ab. 102). Invece scarsa è nel piano dove prevalgono terreni ghiaiosi e magri, quali: Povoletto (103), Moimacco (103), Remanzacco (102), S. Odorico (100), siti sopra conoidi di deiezioni fluviali, ed Ipplis (87), occupato in gran parte dalla non molto produttiva collina della Rocca Bernarda.
Pei comuni in montagna vale quanto abbiamo già detto di generale: la densità degli abitanti è in relazione colle condizioni altimetriche, morfologiche e litologiche di ciascuno d'essi, per cui da un minimo di 49 a Platischis e di 53 a Trasaghis, si sale a un massimo di 94 in quel di Drenchia, tutto a dossi tondeggianti e soleggiati, ricchi di praterie verdeggianti, atti mediocremente all'agricoltura, moltissimo all'allevamento del bestiame. Convien però notare che sul fondo e sui declivi dei bacini terziari delle alte valli del Natisone (comuni di Starasella, Creda, Bergogna e Platischis), del Cornappo e del Torre (comuni di Platischis e Lusevera) la popolazione assoluta è abbastanza fitta, mentre la relativa è scarsa principalmente perchè quei vasti comuni si estendono anche a zone circostanti più elevate e geologicamente diverse, costituite di calcari mesozoici ripidi e dilavati dalle acque meteoriche e quindi inabitabili. Così il comune di Platischis i suoi 3166 abitanti li ha raccolti sopra una ristretta superficie, mentre l'area di tutto il comune è di ben 64,44 kmq. ed è quasi la massima della regione; e lo stesso si dica dell'alto bacino del Natisone, sito in Austria, i cui 3468 ab. non occupano che una minima parte dei 59,20 kmq. ai quali il medesimo si estende. In complesso pei comuni di montagna avviene l'inverso di quanto constatammo a proposito dei comuni siti lungo la linea di falda della montagna stessa: che cioè la popolazione relativa, mentre in quelli è aumentata, in questi vien diminuita dalle vicinanze di terre più elevate.
La distribuzione della popolazione in relazione con l'altimetria e con la struttura geologica. L'aggruppamento in villaggi.
La distribuzione della popolazione in relazione con l'altimetria e con la struttura geologica. L'aggruppamento in villaggi. Fra i vari fattori che contribuiscono a determinare la ineguale distribuzione della popolazione nei nostri distretti, ha importanza speciale quello altimetrico. Per esempio, come risulta da un mio studio altrove pubblicato[93], nella valle media del Natisone la popolazione più fitta è sotto i 200 m. di altezza (306 ab. per kmq.) e poi fra 500 a 600 m. (131 ab.) per decrescere poi via via, fino a ridursi minima sopra i 1000 (10 ab.). Per rendersi ragione del primo fatto conviene richiamarsi alla legge sopra stabilita che cioè le plaghe basse, immediatamente vicine ai declivi montani, presentano non tanto maggiore amenità e salubrità dei siti, quanto specialmente la possibilità di sfruttare i declivi stessi senza obbligo di dimorarvi stabilmente con maggior disagio che nel piano. Da ciò consegue anche che le zone altimetriche più vicine al piano sieno meno popolate che le successive più alte: infatti la montagna comincia ad essere abitata colla massima intensità solo a quell'altezza in cui non può essere sfruttata se non da chi vi abiti stabilmente, il che nella nostra regione succede fra i 500 e i 600 metri sul livello del mare. In tale zona altimetrica si coltivano ancora con successo il castagno, la vite, il granoturco: essa è perciò la vera zona agricola della montagna, mentre superiormente si ha la zona pastorale che domanda maggior estensione di terre e quindi sopporta minor densità di popolazione. Si aggiunga che più in basso le pendici montane sono spesso assai erte e il fondo delle valli strettissimo e riducentesi quasi al solo letto del fiume: le popolazioni se ne allontanano per salvarsi dalle inondazioni, per sfuggire l'ombra, adagiandosi al sole, per godere di orizzonti non chiusi interamente ma aperti.
Qualche altra considerazione circa la distribuzione altimetrica della popolazione potremmo fare in base alle condizioni puramente geologiche della regione. I territori eocenici sono abitati dovunque, anche alle maggiori altezze. Ravna gorenja (m. 1041) e Ravna dolenja (m. 1020), sul Colovrat, sono i due villaggi più elevati di tutte le Prealpi friulane. I terreni eocenici, come in questa zona segnano il limite del castagno calcifugo, rappresentano anche un limite di abitabilità. Infatti così le strettissime valli, o meglio chiuse, scavate attraverso gli altipiani calcarei secondari, come i declivi degli stessi sono quasi completamente spopolati: i villaggi si spingono in alto fino al punto a cui arriva l'eocene: così intorno al Matajur e al Vogu, al Quarnan e al Ciampon, allo Stella e al Bernadia, così lungo tutta la catena Musi-Montemaggiore-Stol. Sulle masse cretacee non solamente rarissimi sono i centri abitati, ma inoltre limitati esclusivamente a spianate o a vicinanze di spianate leggermente depresse nel centro, in cui si sia potuto raccogliere terriccio prodotto dalla decalcificazione delle rocce e a cui è dovuta la ricchezza di pascoli che perciò vi si trovano e rendon possibile l'esistenza di alcuni villaggi quali Stella, Viganti, Villanova, Monteprato: senza tener conto che sulla distribuzione della popolazione influisce la distribuzione delle sorgenti che nei terreni eocenici sono a tutti i livelli; in quelli calcarei elevati, quasi solamente alla base.
Per quanto abbiamo detto risulta questa singolare distribuzione della popolazione nella nostra regione che cioè in essa si distinguono tre zone parallele, allineate da ovest ad est, in corrispondenza all'alternarsi dei terreni geologici. La prima e più settentrionale comprende i bacini eocenici del medio Torre, dell'alto Cornappo e Natisone che mediante canali strettissimi comunicano a stento colla pianura, di cui perciò solo debolmente subiscono gli influssi di ogni specie. Il clima vi è alquanto rigido pei molti luoghi che sono nell'ombra, per la più difficile penetrazione dei venti meridionali, per la già abbastanza notevole altitudine, per la vicinanza alle spalle di montagne spesso coperte di neve: ivi perciò il castagno non è dappertutto, manca ad es. nell'alto bacino del Natisone, la vite dà poco prodotto e non buono, gli alberi fruttiferi non sovrabbondano: la popolazione quindi non è fitta, senza essere tuttavia eccessivamente scarsa: essa è tutta agglomerata in pochi e relativamente grossi centri, la maggior parte situati su declivi montani esposti a mezzogiorno, come Cesariis, Micottis, Monteaperta, Cornappo, Montemaggiore, Bergogna, Stanovis-ce, Homic, Boreana, Patocco, Prossenicco; rare volte sul fondo delle valli, all'incontro di più vallecole convergenti, come Vedronza, Debellis, Creda; o sopra una strada di passaggio da una valle all'altra, come Starasella; o su dossi tondeggianti, come Lusevera e Lonch; o entro a conche aperte da un lato, come Platischis.
La seconda zona, costituita dagli altipiani prevalentemente calcareo-cretacei più volte accennati, è senza confronto la men popolata e i pochi villaggi vi sono situati in alto, come dicemmo, raramente su declivi soleggiati, come Ramandolo, mai sul fondo delle valli strettissime e senza sole.
La terza finalmente comprende la fascia eocenica esterna agli altipiani cretacei, terminando sulla pianura ed assumendo sviluppo sempre maggiore a misura si procede verso est, dove anzi si estende a tutta la nostra regione. È la meglio esposta al sole e ai tepori mediterranei, di clima perciò più mite, di ottimi prodotti, atta ai vigneti e ai frutteti, aperta ad ogni influenza, anche civile, del piano; è la zona a popolazione più fitta e più progredita, dove i villaggi possono sorgere in qualsiasi posizione e alle maggiori altezze. Sul fondo delle valli sono solo fin dove le medesime presentano sufficiente larghezza, ubicate o alla confluenza di parecchie di esse, come Scrutto, Azzida; o dove si allargano in più ampi bacini, come Prepotto, S. Pietro, Torreano, Prestento, Ciseriis; o dove è lo sbocco naturale di una considerevole parte di montagna, come: Clodig, Savogna, Pulfero, Canal di Grivò, Canalutto, Forame; o dentro il cavo delle insenature che si aprono nei fianchi delle catene tra cui sono chiuse le valli, come Purgessimo, Vernasso.