La percentuale più elevata fu raggiunta da Gemona, ricca, come fu detto più volte, di terreni montagnosi assai poveri; e poi da S. Daniele, il distretto a popolazione più fitta in provincia dopo Udine; seguivano Tarcento e, a grande distanza, Cividale e S. Pietro. Quest'ultimo veniva ultimo tra tutti gli altri del Friuli, eccetto Palmanova; ciò in parte era dovuto alle stesse ragioni per cui la popolazione qui è più densa che negli altri distretti montuosi, in parte al temperamento degli Slavi che vi abitano, abituati a una vita tranquilla e patriarcale, non tormentati da soverchi bisogni, incapaci perciò di decidersi ad abbandonare per lunghi mesi la famiglia sia pur per migliorare la propria condizione.
Negli otto anni successivi (1900-1907) le cifre ufficiali oscillarono fra un massimo di 19344 nel 1903 e un minimo di 6513 nel 1904, pur essendo nel complesso assai rilevanti[97]. E mentre nei distretti di montagna si mantennero quasi stazionarie, forse per avervi raggiunto il limite massimo di potenzialità, son venute via via elevandosi nel piano e nei comuni dove in passato erano più basse: così in quelli del distretto di S. Pietro si raggiunsero 1071 partenti nel 1907, cifra senza confronto superiore a quelle di tutti gli anni precedenti. Ciò prova che anche l'esempio, la suggestione, i crescenti bisogni della vita esercitano influenza non solo nell'accentuare, ma nel rendere sempre più diffuso il fenomeno dell'emigrazione.
Senonchè le cifre ufficiali, pubblicate dal Ministero di Agricoltura, su cui si basano queste osservazioni, hanno un valore assai relativo e furon più volte oggetto di aspre critiche pel modo onde ne vengono raccolti ed elaborati gli elementi; e non senza ragione, come ne sono prova, tra altro, i dati spesso contradditori che sullo stesso argomento viene pubblicando talvolta il Ministero degli Esteri. Infatti il numero degli emigranti è calcolato in base ai passaporti che vengono rilasciati ogni anno dai singoli Municipi; ora è noto che un passaporto è valevole per tre anni e siccome viene più volte adoperato dallo stesso individuo, è naturale che il numero degli emigranti rimanga di molto superiore a quello dei passaporti. Ciò è risultato in modo perspicuo da un'inchiesta che venne fatta quest'anno presso tutti i Comuni dalla «Patria del Friuli» e la quale dette le seguenti cifre[98]:
| Emigranti | Per ogni 100 ab. | |
| S. Daniele | 9017 | 21,93 |
| Gemona | 9150 | 19,35 |
| Tarcento | 7056 | 18,40 |
| S. Pietro | 2026 | 11,83 |
| Cividale | 3690 | 7,51 |
Sono tutte cifre di molto superiori a quelle ufficiali e che, tra altro, portano a sempre più notevole altezza la percentuale già sì bassa del distretto di S. Pietro. Esse non possono non riuscire impressionanti se si pensi che su 100 ab. 29 sono di età inferiore ai 16 anni, 20 superiore ai 50, i veramente atti al lavoro si riducono a 50, dai quali detraendo ancora il 10% di individui che par ragioni di agiatezza, di uffici civili, di servizio militare non possono o non devono allontanarsi dalla patria, resta una cifra di 40%, di cui 21 è costituito di donne, 19 di uomini, sui quali ultimi devono essere reclutati gli addetti all'agricoltura, alle industrie, i partecipanti all'emigrazione[99]. Ora la percentuale degli emigranti nei distretti di Gemona e S. Daniele supera il 19 e di poco inferiore gli è quella di Tarcento. Che se dalle cifre generali discendiamo a quelle più particolari riguardanti singoli comuni, si raggiungono percentuali di un'elevatezza addirittura spaventevole, e che fanno pensare a qualche cosa di anormale e di patologico; così dal comune di Majano gli emigranti furono 38%, da Nimis 37, da Ragagna 31, da Grimacco 31, da Osoppo 30, cioè più che 1⁄3 dell'intera popolazione; da Artegna, Buia, Attimis, Colloredo di Montalbano di oltre 1⁄4; da Segnacco, Treppo Grande, Bordano, Montenars, Manzano, Cassacco circa 1⁄5. Invece furono appena del 4% nei comuni pianigiani di Cividale e Remanzacco, di 2,5 a Corno di Rosazzo e Buttrio, di 1 a Manzano, S. Giovanni di Manzano, Moimacco ed Ipplis.
Caratteri della nostra emigrazione. Danni e vantaggi.
Caratteri della nostra emigrazione. Danni e vantaggi. I paesi ai quali è maggiormente diretta la nostra emigrazione temporanea sono la Germania e l'Austria Ungheria, dove, specialmente in Baviera, nel Würtemberg e in Croazia, fanno i fornaciai, mestiere duro e mal retribuito e al quale, disgraziatamente, si viene dedicando un sempre maggior numero anche di donne e fanciulli, tanto che nel 1908, secondo l'inchiesta della Patria, emigrarono 4300 delle prime, 2000 dei secondi! In buon numero si recano pure agli stati balcanici, alla Svizzera, in Francia, Russia, e quelli di Osoppo, Forgaria e Clausetto fino al Siam, al Tonchino, alla Cina e alla Siberia. In questi ultimi anni una notevole corrente migratoria ebbe per meta l'America del Nord (Stati Uniti e Canadà) specialmente dai distretti di S. Daniele e S. Pietro, composta di minatori, sterratori e braccianti che si occupano nei lavori edilizi e ferroviari e in altre colossali costruzioni di vario genere. Tale corrente, interrotta durante la crisi monetaria e industriale che imperversò negli Stati Uniti un paio d'anni fa, sta ora ridiventando vigorosa e promette di riuscir fruttifera come lo fu in passato.
Secondo informazioni comunicate dal Segretariato dell'Emigrazione in Udine, le occupazioni per le quali i nostri emigranti si recano all'estero sono così ripartite tra i vari distretti:
S. Daniele: la maggioranza è di fornaciai, manovali e pochi muratori; questi ultimi provenienti specialmente da Colloredo di Montalbano, Majano, Rive d'Arcano, Ragogna.
Gemona: il massimo contingente è di muratori, sopratutto da Artegna, Bordano, Gemona, Montenars, Trasaghis, Venzone, Osoppo.