Trovamenti analoghi, la cui tecnica e ornamentazione ci rimanda pure all'età neolitica, vennero fatti, sebbene in minor copia, nella grotta di Robic, dove inoltre fu rinvenuto un bell'ago di bronzo a cruna[112].
L'età del bronzo.
L'età del bronzo. Maggior ricchezza di materiale, appartenente alle successive età del bronzo[113] e protoferrea venne esumata specialmente dalle necropoli a tombe piane presso S. Pietro al Natisone e di Darnazacco presso Cividale: materiale prima trovato sporadicamente e casualmente, raccolto nei musei di Roma, Trieste e Cividale[114]; poscia messo in luce per opera di scavi sistematici eseguitivi a cura del R. Museo archeologico di Cividale negli anni 1908 e 1909[115].
A S. Pietro al Natisone, sul secondo dei tre terrazzi conglomeratici che si estendono a piè del monte Berda, furono scoperte parecchie decine di tombe per combustione, con avanzi depositati o in semplici buche, o, più raramente, in grandi urne cinerarie, racchiudenti variati oggetti, documenti muti delle industrie e del grado di civiltà dei nostri antenati preistorici, i quali avevano la pietosa consuetudine di comporre intorno ai resti mortali dei defunti tutto ciò di cui avevano usato in vita: ornamenti della persona, servizi delle mense, arnesi, strumenti, diversi secondo l'età, sesso e condizione.
Tali materiali appartengono al III periodo atestino del Prosdocimi, analoghi e coevi a quelli delle vaste necropoli nella valle dell'Isonzo a Caporetto e specialmente a S. Lucia[116]. Anche la necropoli di S. Pietro dovette occupare un'area assai vasta, dai pressi dell'odierno cimitero fin oltre il ponte di Vernasso, a est della strada romana da Forogiulio a Starasella, come provano gli assaggi di scavi praticati in vari punti, e ci attesta che fin da quei tempi una numerosa popolazione dovette abitare in queste contrade, popolazione non ricca però, come lo provano la mancanza di ossuari metallici e la relativa povertà e uniformità degli oggetti trovati.
Assai più abbondante suppellettile funeraria ci diedero gli scavi nella necropoli di Darnazacco, più profonda e meno manomessa di quella di S. Pietro, della quale tuttavia presenta caratteri meno arcaici. Oltre i soliti vasi fittili, tra gli oggetti enei, vi predominano le fibule della Certosa, di piccole e grandi dimensioni, meno frequenti negli strati superiori, dove invece più frequente è la fibula La Tène di vari tipi, più o meno evoluti; inoltre si trovarono pendagli, braccialetti, anelli a spirale, aghi crinali; finalmente lame di ferro, picche, spade, anche ritorte, celt e palstab, però solo negli strati più superficiali. Le tombe sono assai fitte: sopra un'area esplorata equivalente a un campo friulano ne furono scoperte circa 400[117].
Distribuzione delle località ove sono resti preistorici.
Distribuzione delle località ove sono resti preistorici. Dal lato geografico l'ubicazione di queste ed altre sedi umane preistoriche della nostra regione ha importanza pel fatto che ne resta dimostrato come le medesime sono in ogni tempo determinate dalle stesse cause e conferma la universale tendenza nei popoli a diffondersi lungo le vie naturali, specie quando siano più facili i passaggi da una valle all'altra. Infatti la Velika Jama è nella valle della Rieca-Alberone, per cui il bacino del Natisone comunica con quello dell'Isonzo mediante la sella di Luicco, la quale, vista in distanza dal piano, si presenta come un'ampia depressione tra il Matajur e il Colovrat e dove pure vennero fatti dei trovamenti preistorici[118]: mentre la stazione di Robic era sopra l'altra più comoda via naturale che per la sella di Starasella (slov. Stare-Sedlo = villa antica) mette in comunicazione fra loro gli stessi due bacini. Ed è lungo questa antichissima via, forse la «Ad Silanos» della Tabula Peutingeriana, che dovettero sorgere più tardi i castellieri del m. Der e di S. Ilario presso Robic, quello di S. Antonio presso Caporetto; e a valle del passo di Luicco sull'Isonzo il castelliere che corona il colle isolato di Tolmino e quello di S. Lucia; finalmente lungo di essa troviamo le necropoli protoferree di Caporetto e di S. Lucia, nella valle dell'Isonzo, di S. Quirino e Darnazacco in quella del Natisone: non lontano dagli odierni abitati di Caporetto, Tolmino, S. Pietro al Natisone e Cividale. Perciò è da ritenere che la nostra regione, contrariamente a quanto un tempo si credeva, prima cioè che alcuno scavo fosse stato seriamente praticato su questo versante meridionale delle Giulie, a differenza di quanto era stato fatto su quello settentrionale, fosse non solo abitata ab immemorabili, ma, considerato anche che altri trovamenti paletnologici vennero fatti in qua e in là pei colli e pel piano del Cividalese, la sua popolazione avesse nel complesso la stessa distribuzione topografica e formasse aggruppamenti in luoghi poco discosti dagli odierni.
I primi abitatori della nostra regione.
I primi abitatori della nostra regione. Di che stirpe fossero quei primitivi abitatori dei nostri paesi, la scienza non è ancora in grado di stabilire, perchè gli scavi non hanno dato nè monete, nè iscrizioni, nè memorie scritte, ma solo documenti muti dai quali si può argomentare tutt'al più il grado di civiltà dei popoli cui appartennero. Giudicando dalle analogie, i neolitici dovettero essere di quella gente antichissima la quale lasciò così larghe tracce di sè nel vicino Carso e lungo tutto il versante meridionale delle Alpi e le coste bagnate dal Mediterraneo, con una uniformità meravigliosa di costumi, di riti, di civiltà, il cui centro di diffusione alcuni cercarono in Asia, altri in Africa, altri infine nelle regioni settentrionali dell'Europa. Forse proprio qui si incontrarono due correnti della grande migrazione primitiva: dei Liguri cioè che si estesero in tutta Italia dall'Alpi alla Sicilia, e dei Pelasgi che si diffusero per la Penisola balcanica[119]: ma si tratta di ipotesi che, per quanto fondate, non è improbabile abbiano a essere modificate dagli studi avvenire.