Senonchè coi Celti cessa la preistoria dei nostri paesi e il paletnologo deve cedere il campo allo storico: dirà esso del dominio romano in mezzo a noi, del periodo delle invasioni barbariche e degli insediamenti stranieri: all'etnologo spetta ancora delineare brevemente le condizioni etniche attuali della regione.

Slavi e Friulani.

Slavi e Friulani. Oggi la zona da noi considerata è abitata da popolazioni che linguisticamente si distinguono in due gruppi: lo slavo, o meglio jugoslavo, o slavo meridionale, e più particolarmente sloveno, cui appartiene la grandissima maggioranza degli abitanti delle montagne; ed il reto-romanzo, o ladino, o più particolarmente friulano, cui appartengono gli abitanti del piano. Di questi potremo dir poco più di quanto già si conosce di generale circa la rimanente popolazione friulana, dalla quale diversificano solo per qualche carattere fonetico proprio, in piccola parte dovuto forse a influenze subite dal più immediato contatto coll'elemento slavo.

Di più particolari indagini furono oggetto gli idiomi slavi che attrassero maggiormente l'attenzione specialmente di glottologi stranieri, per la stranezza della loro penetrazione in Italia, di cui intaccano leggermente la meravigliosa omogeneità etnografica.

Il confine linguistico tra slavi e ladini si può dire che nel complesso coincida colla linea di falda dei monti e dei colli, i quali sono interamente slavi, mentre la pianura è tutta friulana e non un solo villaggio slavo vi si trova oggigiorno: villaggi friulani anzi sono sul fondo stesso delle valli dove queste cominciano a essere abbastanza larghe ed a subire più direttamente la soverchiante influenza del piano; tali sono, ad es.: Prepotto e Albana nella valle del Judrio; Sanguarzo e Purgessimo in quelle del Natisone; Torreano in quella del Chiarò; Canal del Ferro in quella del Grivò; Attimis e Forame in quella del Malina; Nimis e Torlano in quella del Cornappo; Ciseriis in quella del Torre.

Più minutamente, cominciando dal ponte di ferro presso Gorizia, il confine linguistico passa sopra Lucinicco e Mossa, raggiunge il torrente Versa, in maniera però che la parte settentrionale del comune di Lucinicco, con Gradiscutta e Trebez, sia ancora slava. Prosegue ad ovest coincidendo coi confini amministrativi dei comuni di Cormons, Brazzano e Ruttars. A Venco e Dolegna, già slavi, oggi si parla friulano, ma Lonzano e Croazia sono a popolazione mista[126].

Penetrando nella nostra provincia, passa per Albana e risalendo il torrentello oltre Centa, raggiunge il m. Subit (m. 344), si attiene alla strada carreggiabile verso Castelmonte fino alla c. Muldiaria, donde si abbassa per la costa del monte di Purgessimo fino al confluente dell'Azzida col Natisone. Da Ponte S. Quirino si spinge su pel m. dei Bovi (m. 374) e, girando intorno a Bundig, fino al Mladesiena: ne ridiscende sopra Canalutto presso il molino Forano; guadagna il S. Lorenzo e quindi il Piccat, seguendo il confine tra i comuni di Torreano e Faedis. Di lì torna indietro dirigendosi sotto Costalunga e per Canal di Grivò verso il m. Pojana; e poi lungo il confine tra Faedis ed Attimis, inferiormente a Porzus, fino al m. Celò (m. 713). Passando sopra Forame e sotto Cergneu di Sopra presso il molino sul Lagna, raggiunge il Zoban, il Zuccon e il Plajul.

Di qui cala sul fondo della valle del Cornappo, seguendone il corso fino a girare intorno alle case di Ramandolo; e, attraversando Sedilis, oltre Patocchis e Lucchin, raggiunge il Torre sopra Menot. Quindi piega direttamente ad ovest sopra Zomeais, risale il Torrente sotto Sammardenchia; e pel confine tra i comuni di Ciseriis e Montenars e pel Campeon ritorna indietro al Zimor, su per il quale, passando sotto i casali di Cretto di Sopra, di Sotto e di Frattin, si spinge fino a toccare il Quarnan: donde pel confine tra Gemona e Lusevera raggiunge il Ciampon e il Cuel di Lanes. Da questo per Forcella Musi si porta al Cadin, dopo il quale confina col comune pure slavo di Resia, di cui però solo la valle del rio Bianco appartiene alla nostra regione[127].

A nord-est di questo confine tutta la zona prealpina è abitata da popolazioni slave che si estendono ininterrottamente fino all'Isonzo confondendosi oltre il medesimo coi paesi slavi dell'Austria, dei quali rappresentano la più recente trasgressione etnica di qua dalle Alpi: una delle tante trasgressioni di popoli comuni all'intera zona alpina d'Italia.

Dalla posizione che gli Slavi occupano sembra evidente siano penetrati in Friuli dalla valle dell'Isonzo: pei passi di S. Nicolò, di Clabuzzaro, di Luicco e di Starasella riversandosi sui territori di S. Pietro e Cividale; per l'alta valle del Natisone invadendo il bacino del Torre; per il rio Bianco e la sella Carnizza la val di Resia.