Senonchè il censimento pecca di alquante inesattezze come venne già in altro mio studio dimostrato[133], non avendo considerati come slavi parecchi villaggi che lo sono. Nel comune di Ciseriis infatti sono quasi interamente slave le frazioni di Sammardenchia (ab. 578) e Stella (ah. 476); lo sono in parte Malamaserie (lo slavo vi è parlato da molti dei nati da oltre 12 anni), Coia slava e Sedilis (lo slavo vi è conosciuto da tutti, parlato però soltanto dai nati da oltre 30 anni). E quanto al comune di Nimis vi sono slave le frazioni di Cergneu di Sopra con Pecolle (ab. 86), Chialminis (408), Monteprato (ab. 321) e in parte anche Ramandolo. Si aggiunga che vi sono molte famiglie slave trapiantate nel piano le quali tra le pareti domestiche parlano tuttora la lingua nativa, mentre pubblicamente fanno uso del friulano. Per le quali ragioni tutte è mia opinione che il numero dei parlanti slavo in Friuli si aggiri intorno ai 35.000: dai quali deducendo gli abitanti di Resia, ch'escono dalle Prealpi, tranne quelli di Uccea (318) che soli vi sono compresi, gli Slavi nella nostra regione sono circa 32.000. Essi vi rappresentano perciò poco più di un quinto dell'intera popolazione (167.923) dei cinque distretti da noi considerati, mentre ne occupano quasi una metà della superficie.

La antica maggiore estensione degli Sloveni.

La antica maggiore estensione degli Sloveni. Certo è però che in passato dovettero estendersi, sia pure sparsamente, sopra un'area assai più vasta dell'attuale, anche prescindendo da quelli che di buon'ora scomparvero dal piano. Infatti un tempo si parlava slavo a Prepotto, Albana, nonchè in buona parte dei comuni di Torreano, Faedis, Attimis, Nimis e Ciseriis. Marin Sanudo collocava i confini della Slavia alle stesse porte di Cividale[134]; così pure il Provveditore della repubblica veneta in questa città Vincenzo Bollani[135]; e il Rutar assicura che si parlava slavo, oltrechè nei grossi centri di Faedis, Nimis e Attimis, anche a Moggio[136].

Solo nel distretto di S. Pietro al Natisone, che occupa la posizione più centrica della Slavia friulana, e forma quasi una regione a sè, la quale in ogni tempo fu anche base di un'unità amministrativa, già conosciuta sotto il nome di Convalli d'Antro e di Merso, dove inoltre il clero nelle chiese si vale esclusivamente del linguaggio sloveno e gli abitanti, grazie forse ad una superiore cultura, presentano una maggiore resistenza etnica, solo ivi l'elemento slavo non ha subito riduzione alcuna, ma la lingua ne è parlata da tutte le famiglie a qualunque condizione sociale appartengano, sebbene la grandissima maggioranza degli abitanti comprenda pure l'italiano e il friulano grazie alle scuole e alle relazioni di ogni specie col piano.

Negli altri distretti invece, dove sono in più diretto contatto coll'elemento friulano e, o fusi con esso amministrativamente, o, in tutti i casi, disgregati fra loro, e dove nelle chiese si predica e si istruisce in friulano, vengono sempre più assottigliandosi di numero, dal piano ritirandosi verso le alte valli e i monti, inquinando con una sempre maggior quantità di furlanismi il proprio idioma, che in taluni luoghi è ormai talmente corrotto da riuscire quasi incomprensibile e ai friulani e agli stessi Sloveni puri, e si può prevedere non lontano il tempo in cui l'idioma ladino li avrà guadagnati a sè completamente.

Toponomastica slava e toponomastica friulana.

Toponomastica slava e toponomastica friulana. Gli studi toponomastici potrebbero fornire un indice della intensità e direzione topografica delle varie influenze etniche nella regione. Un fatto degno di nota è che specialmente in quel di Tarcento e nell'antico distretto di Faedis l'influenza ladino-friulana si fa sentire con un maggior numero di nomi bilingui, affatto indipendenti tra loro nel significato; esempi: Valle (Pod cierkvo), Costalunga (Vile), Clap (Podrata), Canal di Grivò (Podklap), Canal del Ferro (Pod Vilo), Forame (Malina), Chialminis (Vizont), Monteprato (Karnica), Villanova (Za Vrh), Lusevera (Brdo), Monteaperta (Viskuorsa), Pradielis (Ter), Nongruella (Dobje), Vedronza (Njívica), Cesariis (Podbrdo), Pers (Breg), Ovse (Cretto). Invece nella valle del Natisone, sicuramente abitata fin da tempi preistorici, notevole è il numero di nomi di etimologia incertissima, adattati alla fonologia slava da una parte, a quella italiana o friulana dall'altra: esempi: Vernasso (Barnas), Azzida (Algida? Azla), Rodda (Ruonac), Pulfero (Podbuniesac), Brischis (Brisca), Pegliano (Ofijan), Spagnut, Biacis (Biaca), Erbezzo (Arbec), Oculis (Naukula), Mersino (Marseu); ciò si avvera anche sul fondo delle altre valli fino dove le medesime sono abbastanza larghe e aperte sul piano. Nella stessa valle del Natisone non infrequenti sono i nomi di origine prettamente latina, adattati e talvolta alterati dalla pronunzia slava, esempi: Sorzento (Sarzenta), Biarzo (Biarc), Mezzana (Mecana), Costa (Kuosta), Tercimonte (Tarcmun), Montemaggiore (Matajur), S. Giovanni d'Antro (Landar), Masseris (Masera), ecc.; rarissimi i nomi bilingui, quali: Montefosca (Cernivrh), Castelmonte (Staragora), Tiglio (Lipa). Nelle valli della Cosizza, dell'Erbezzo e dell'alto Judrio prevalgono nomi di origine prettamente slava, a etimologie sicure, senza intrusioni italiane o dirette o parallele. Ciò proverebbe da un lato che le parti più basse della zona montana furono abitate da genti non slave a cui si sovrapposero le slave, forse dopo che a quelle si erano sovrapposte le romane, alterandone completamente la fisionomia etnica ed accettando la preesistente toponomastica, già passata attraverso i Romani, i quali ai più vecchi avevano aggiunto dei nuovi nomi, anch'essi quindi accettati dagli Slavi che ne aggiunsero dei propri: dall'altro proverebbe che il carattere prettamente slavo si accentua dal basso verso l'alta montagna e da ovest verso est: allo stesso modo che in dette direzioni si attenuano gli elementi ladini e italiani che più o meno compenetrano tutti i parlari slavi del Friuli data la perenne appartenenza politica dei medesimi a dominî siti di qua dalle Alpi.

I diversi gruppi dialettali degli slavi.

I diversi gruppi dialettali degli slavi. Secondo gli studi dell'illustre slavista polacco J. Baudouin de Courtenay dialettologicamente i nostri slavi si distinguono in quattro gruppi, cioè:

I. Resiani appartenenti al distretto di Moggio e solo quelli di Uccea (Ucja) nella valle del rio Bianco, affluente dell'Isonzo, compresi nella nostra zona: essi rappresentano la continuazione storica di una fusione di diverse tribù slave mescolate con un elemento etnico straniero abbastanza forte per aver potuto lasciare di sè nella lingua tracce fonetiche indelebili, principale l'assonanza vocalica. Anche fisicamente (occhi e capelli neri, color della carnagione olivastro) differiscono dagli altri Slavi del Friuli. La loro provenienza da diverse tribù è indicata da almeno quattro varietà dialettali in cui si distingue il loro idioma. Quella di Uccea è derivazione della parlata di Oseacco, a caratteri alquanto più arcaici, più rozza e maggiormente vicina allo sloveno con cui è confinante, dicendo sou, dou, biu, invece di sol, dol, bil[137].