Fig. 10ª. — Gli Slavi delle Prealpi Giulie. — Scala 1:600.000.

II. Slavi del Torre, nei distretti di Gemona e Tarcento, che sono Serbo-croati affini a quelli dell'Istria e del Quarnero[138]. Nel territorio di questo dialetto è scritto il più antico documento datato della lingua slovena che perciò presenta uno straordinario interesse[139]. È un diario della confraternita di S. Maria in Cergneu che comincia l'anno 1459 in latino, ma dal 1497 al 1588 continua in sloveno.

III. Slavi di S. Pietro al Natisone (valli del Natisone, dell'Alberone, della Cosizza e dell'Erbezzo), risultato di una combinazione dell'elemento serbo-croato e dell'elemento sloveno: loro base è il serbo-croato del gruppo precedente con sovrapposizione slovena accentuantesi verso est. Come dialetti di transizione dal II al III gruppo si possono considerare quelli di Canebola e Maserolis. Però non poche differenze si avvertono fra i parlari della valle del Natisone e quelli della Cosizza-Erbezzo[140].

IV. Slavi del Judrio, appartenenti alla schiatta slovena, la cui parlata non è che la continuazione del dialetto sloveno del Coglio che si estende verso est e fin sopra Canale verso nord[141].

Quantunque tale divisione s'imponga sotto il rispetto scientifico — linguistico ed etnografico — tuttavia gli ultimi tre gruppi non differiscono tra loro che per leggerissime sfumature; solo il resiano ne diversifica, non però più di quanto si scosti dalla lingua letteraria italiana la maggior parte dei nostri dialetti.

Tradizioni, leggende, usi e costumi degli Slavi.

Tradizioni, leggende, usi e costumi degli Slavi. Gli Slavi del Friuli non hanno una letteratura propria: alquante novelle, la maggior parte delle quali patrimonio comune ad altri popoli; poche canzoni popolari d'indole religiosa — qualcuna, per dir vero, bellissima — o amorosa, o satirico-umoristica. Qualche canto patriottico, venuto in luce durante i moti antiaustriaci tra il 1848 e il 1866; alcune scarse poesie letterarie, pubblicate specialmente sui giornali di Lubiana, lamentanti il vergognoso abbandono in cui viene lasciata la lingua del popolo, costretta a cercar l'ultimo rifugio nella chiesa; finalmente una lodata raccolta di versi, non però nel dialetto del paese, ma nell'idioma letterario sloveno, di Zameiski.