Anche il folk-lore locale va sparendo via, via, come del resto da ogni altro luogo. Si novella ancora di krivopete, dai piedi ritorti, dai lunghi capelli verdi scendenti sulle spalle e sul petto, crudeli e cibantisi di carne umana, dimoranti nelle grotte: si ricordano le torke giranti la notte per le case a sorprendere le massaie che lavorano in ore proibite; i vedomci o balladanti, i quali per un destino a cui non possono sottrarsi son costretti ad errare nelle tenebre ed a percuotersi ai crocicchi delle vie così fortemente che le membra ne volano per aria; gli skrati, dalla statura nana, coperti la testa di un berretto rosso che nel silenzio della notte, seduti nei focolari, si passano per le mani i carboni ardenti, mettendoli e rimettendoli in un'urna di metallo; e molte altre cose si raccontano, sebbene sempre più incertamente e vagamente, di streghe e di maghi, di spiriti folletti (strasila), di apparizioni di morti; e vi sono leggende relative al tuono, alle stelle cadenti, ai bolidi, alla via Lattea. Si festeggiano coi fuochi i due solstizî, con significato religioso diverso dall'antico; rimane tuttora qualche cosa delle antiche costumanze in ordine alle principali festività ecclesiastiche: Natale, Capo d'anno coi Koledari, Pasqua, S. Giovanni Battista colle margherite (roze svetega Ivana) onde si adornano i ballatoi delle case; si porta il fuoco sacro, ottenuto dalla combustione di casse di morto, nelle famiglie il Sabato santo; si praticano scongiuri, bruciature di olivo benedetto e dei «fiori di S. Giovanni» durante i temporali. A molte piante si attribuiscono virtù terapeutiche e innumerevoli pregiudizi si conservano intorno al modo di curare ogni specie di malattie (ai più semplici non ispirando ancora soverchia fiducia la medicina scientifica), intorno alle stagioni, alle influenze lunari sul taglio delle piante, sulle semine e sul travaso dei vini, intorno a tutti i fenomeni meteorologici[142].

Delle usanze nuziali antiche, non si hanno che deboli rimasugli[143]. Pur nel vestire la universale moda ha dovunque sostituito le pittoresche fogge di un tempo: e il modo di nutrirsi e di vivere viene sempre più uniformandosi a quello del piano. La pinza vi è forse ancora il piatto nazionale; la gubana vi ha avuto origine ed è immancabile alle sagre.

Fig. 11ª. — Casa a ballatoi sovrapposti in Merso di Sotto (distr. di S. Pietro). Fot. G. Feruglio.

Abitazioni alquanto caratteristiche, sempre più rare del resto, sono solo nei villaggi più discosti dalle strade. Dalla facciata principale di ogni casa, sporgono poggiuoli, talvolta doppiamente sovrapposti, spesso lavorati con pretese d'arte, che servono da essiccatoi; vicino alle case in montagna, specialmente nel Drenchiotto, vi sono le kaste, appositi edifizi, specie di guardarobe, in cui ripongono di ogni cosa; e in quel di Savogna le supe, dove raccolgono foraggi e foglie secche. La casa primitiva a un solo ambiente, con due piani, è quasi scomparsa: se ne conservano ancora degli esemplari, ma ordinariamente servono da stalle o fienili. Nelle izbe (sale da mangiare) di buona parte della montagna, specie nel distretto di S. Pietro, sono caratteristici i forni-stufe (pec) che nella stagione invernale durante la notte vengono convertite in lettiere, distendendovi sopra le coltri. A Montefosca, ad Erbezzo, a Mersino ho notato molti passaggi a galleria sotto le case, e nel primo dei detti villaggi dànno assai nell'occhio numerosi pozzi-cisterne, in cui si raccoglie l'acqua piovana che scola dai tetti, resi necessari dalla scarsezza delle acque di sorgente. Finalmente dappertutto richiamano l'attenzione i dvori o cortili, intorno ai quali sono le abitazioni di parecchie famiglie, di solito aventi lo stesso cognome, assai probabilmente originate da un'unica famiglia primitiva divisasi in più parti. Un tempo il maggior numero dei tetti erano coperti di paglia: oggi lo sono sempre meno, sia in causa d'incendi onde spesso furono abbruciati interi villaggi, come Cepletischis, Drenchia superiore, Lombai; sia perchè realmente un notevole progresso edilizio si è fatto strada dovunque. Tali tetti sono ancora abbastanza frequenti in quel di Drenchia dove è una relativamente copiosa produzione di frumento; rarissimi nelle parti più elevate di alcuni altri comuni, come: Savogna, Rodda, Platischis. In questo ultimo, nel villaggio di Monteaperta, parecchie case hanno il tetto ancora coperto di lastre di pietra e circa 30 anni fa lo avevano tutte.

Fig. 12ª. — Casa col tetto di paglia a Rucchin (distr. di S. Pietro) Fot. G. Feruglio.

Come ogni altro popolo, anche lo slavo-friulano viene sempre più uniformandosi non solo ai tempi e costumi, ma anche alle idee nuove, spogliandosi grado grado dei più caratteristici tratti della sua psiche primitiva; conserva però ancora in parte quello spirito particolarista e un po' anarchico, ereditato dalla vita pastorale nomade di un tempo, per cui difficilmente si adatta a disciplina ed è refrattario a ogni idea di associazione e cooperazione. Non essendovi in mezzo ad esso nè servi, nè padroni, ma tutti proprietari, è naturale sia dominato da idee di eguaglianza, ed abbia un perfetto sentire democratico; chi colloca ad altri, più o meno temporaneamente, la propria opera, ne è trattato alla pari; i rari domestici sono oggetto dei maggiori riguardi[144]. In generale lo Slavo non è tormentato da grandi bisogni, ma facilmente si accontenta della propria condizione: lavoratore instancabile, è gaio nella lieta, non si lascia scoraggiare dall'avversa fortuna. Più che a conquistare, mira a conservare quanto possiede e ne è geloso e perciò litiga volentieri e spesso ricorre ai tribunali. È di costumi semplici, ligio alla morale, difficile a commettere delitti. Pieno d'amor proprio, pratica largamente l'ospitalità in quanto i mezzi glielo permettano, ed ama figurare in qualsiasi circostanza, talvolta fino all'esagerazione. Sveglio d'intelligenza, facilmente adattantesi a nuovi ambienti e costumi, dotato di attitudini assimilatrici e imitative più che creative, è suscettibile di qualsiasi grado di educazione e di istruzione.