Le parlate friulane.
Le parlate friulane. Venendo ora ai friulani, noto è come il loro idioma appartenga al gruppo orientale del sistema dei linguaggi reto-romanzi o ladini[145] tra i quali, pur differendone per alcuni importanti caratteri fonologici, si può considerare come il più cospicuo, grazie all'ampia e libera espansione della sua attività assai robusta. È deplorevole che si abbiano solo scarse notizie intorno alle varietà più o meno spiccate in cui si distingue, nonostante i molti canti popolari ed i proverbi raccolti in ogni parte del Friuli, ma pubblicati senza che ne venisse indicata la provenienza topografica. Comunque, la nostra zona appartiene a quella varietà dialettale che è fondamento al dizionario del Pirona[146] e che l'Ascoli[147] chiamò tipo udinese, e prima ancora il Cherubini aveva appellato generico o centrale ed è lo stipite da cui dipendono gli altri dialetti e sottodialetti del Friuli. Benchè l'atticismo di esso si riconosca specialmente nelle terre di S. Daniele, di Pers, Mels ecc., alla radice dei monti verso nord, esso è parlato con abbastanza purezza in tutto il rimanente territorio tra Tagliamento ed Isonzo. L'Ascoli distingue da esso il tipo goriziano avvertendo che molte altre suddistinzioni sono riservate all'avvenire[148]: al tipo goriziano si avvicina alquanto, secondo me, il cividalese per l'a in luogo di e nel singolare dei nomi femminili. Il Gartner però afferma che vi sono solo minutissime differenze tra i parlari di questa zona e concernono quasi tutte la pronunzia[149].
Noto è come il friulano venga sempre più subendo l'influenza del Veneto, che ne ristringe progressivamente i confini: così già nello scorso secolo è scomparso da gran parte dei distretti di Sacile e Pordenone; così non è più parlato a Trieste, dove lo fu sino al principio del secolo passato[150]; mentre sulla spiaggia settentrionale dell'Adriatico presso Grado, come nel distretto di Monfalcone sulla sinistra dell'Isonzo, fu sempre in uso il veneto[151], il quale va oggigiorno guadagnando terreno anche nei maggiori centri della nostra zona: a Cividale, Cormons, Tarcento e Gemona, dove è parlato cumulativamente al veneto quasi da tutti. È nelle campagne, e segnatamente sotto i monti, che presenta maggior forza di resistenza e, delle perdite che altrove subisce, ivi si rivale sullo slavo.
Il più antico documento letterario dell'idioma friulano appartiene alla nostra zona: è la famosa epigrafe di Racchiuso del 1103[152]. Nonostante la sua grande antichità, esso ha conservato la originalità e impronta primitiva, perchè rimasto unicamente lingua del popolo ed, escluso dalle scuole e dai pubblici uffici, non però dalla chiesa nella predicazione, non ha avuto se non una scarsa letteratura[153]. Nè molto influirono su di esso il contatto collo slavo verso est e la penetrazione etnica slava di un tempo, quando questa lingua era forse intesa alla stessa corte dei duchi langobardi[154]; e nemmeno l'invadenza germanica durante due secoli di dominio langobardico prima, poscia durante oltre due secoli (1019-1250) di Patriarchi quasi senza eccezione tedeschi, alla cui corte Tommasino dei Cerchiari scriveva nella lingua dei minnesingeri[155], e i quali infeudarono a nobili tedeschi buona parte della nostra regione, come molti nomi di castelli, ad esempio: Grünenberg, Urusperg, Schärfenberg (Soffumbergo), Perchtenstein (Partistagno), Braunberg (Prampergo) ecc.[156], testimoniano tuttora; durante il dominio di Venezia più tardi, quando attraverso il Friuli un attivissimo commercio veniva esercitato colle città tedesche specialmente di Augusta e Norimberga: commercio di cui fu centro Gemona e lungo tutta la strada commerciale vi avevano mercanti tedeschi e borgate o città con nomi tedeschi accanto agli italiani, quali: Peutscheldorf (Venzone), Haseldorf (Nogaredo); o adattati alla pronuncia tedesca, quali: Clemaun (Gemona), Weiden (Udine), ecc. Contuttociò piccolissimo è il numero di voci tedesche e slave penetrate nel nostro idioma, come fu messo in evidenza da quanto il Pirona[157], lo Schneller[158], lo Schuchardt[159] scrissero in proposito[160].
Certo è tuttavia che anche qui, come in tutto il resto del Friuli, nonostante l'omogeneità del linguaggio, dovettero fondersi insieme elementi etnici disparati, onde fu determinato non solo il tipo fisico, ma anche quello psichico degli abitanti. Assai più che non i Veneti del piano, essi, per temperamento, si avvicinano ai popoli settentrionali. Rudi alquanto e tagliati un po' all'antica, ma seri, positivi, sinceri: amanti di essere più che di parere, dei comodi materiali più che del lusso: lavoratori non frettolosi, ma tenaci ed esatti: sobrii nel parlare, incapaci di corteggiare, rifuggenti dalle vie trasverse per farsi innanzi e salire. Riescono meglio negli studi scientifici e pratici che in quelli ameni, sebbene siano da essi usciti i due maggior poeti dialettali del Friuli: Ermes di Colloredo e Pietro Zorutti. Tuttavia l'arte ha segnato cospicue impronte di sè nei loro principali centri di Venzone, Gemona e Cividale: quest'ultima città anzi non ha rivali in Friuli per la sua collezione di cimeli preziosi e di antichità.
Le «villotte» tradizioni e leggende friulane.
Le «villotte» tradizioni e leggende friulane. Nonostante l'apparenza di freddezza e serietà, il popolo delle campagne è imaginoso, sentimentale, poeta; e la sua musa ci ha dato innumerevoli villotte di cui pubblicarono raccolte il Teza[161], il Leicht[162], l'Arboit[163], il Gallerio[164], il Podrecca[165], l'Ostermann[166]: succinta, concisa e quasi epigrammatica nella forma, si vale di imagini, di confronti, di allusioni: la vita di tutti i giorni, la famiglia, la casa, la piazza del natio villaggio, le relazioni coi villaggi vicini sono gli argomenti intorno a cui di solito si aggira: l'amore, molte volte sensuale, è la nota che più comunemente la muove e genera la maggior parte delle liriche spontanee, non di rado accompagnate da melodie così patetiche che possono reggere al confronto delle più felici ed elaborate produzioni musicali. Rari sono i canti patriottici, sia perchè la politica non ha voce nel poco istruito popolo dei campi, sia perchè si andava cauti in passato nel manifestare i propri sentimenti d'odio contro l'ombrosa polizia straniera e preferivasi esprimerli più efficacemente mediante i proverbi. Di questi, che rispecchiano intero il carattere della parte più semplice delle popolazioni, le quali vi hanno condensato tutto il patrimonio delle loro cognizioni morali e fisiche, frutto di ripetute esperienze, oltre parecchie altre minori, un'importante raccolta venne pubblicata dall'Ostermann[167]. Nè mancano tradizioni storiche e fiabe popolari, religiose, morali, burlesche, satiriche, erotiche, romanzesche, ricche queste ultime di tutto il bagagliume di meraviglie di cui riboccano i poemi cavallereschi. Molto qui si potrebbe riferire pure in fatto di pregiudizi e superstizioni a volerne parlare di proposito e ne verrebbe dimostrato quanta ricchezza di materiale folk-lorico sia tuttora in mezzo alla nostra gente[168]. La quale fu in ogni tempo profondamente religiosa e, se vogliamo, anche superstiziosa, specialmente nelle campagne per cui religioso è il substrato di quanto ne riguarda le più comuni manifestazioni del pensiero; e vi hanno tramandate, accumulatesi, travisate nel corso dei secoli, tracce pagane, bibliche, cristiane e fors'anco del rozzo feticismo dei più antichi tempi. Ogni ordine di fenomeni e leggi naturali che non comprende, cosmici, astronomici, geografico-fisici, meteorologici, biologici, colpisce la sua fantasia e per ispiegarli ricorre spesso a cause soprannaturali. Iddio, gli angeli, i santi ed i beati; i demoni, le streghe, i maghi, gli incubi e i succubi, gli ossessi e gli spiriti folletti offrono ancora argomenti a credenze strane, a racconti inverosimili, a ridicole paure; nè è lontano il tempo in cui si praticavano i maleficî, i sortilegi e gli scongiuri. Finalmente molte caratteristiche usanze intorno a tutte le fasi della vita individuale e sociale, nascite, matrimoni, morti, festività, divertimenti, giochi, occupazioni, colla loro grande varietà — insieme a tutto il complesso di materiale folk-lorico che abbiamo ricordato — testimoniano la fusione di più elementi etnici e l'incontro e la sovrapposizione di parecchie civiltà popolari.
Nel vestire non hanno più nulla di speciale; nel modo di vivere, base della nutrizione sono il maiz, i legumi, le carni suine, e, più o meno, altri prodotti nelle singole zone agricole con cibi variamente preparati secondo le condizioni sociali delle famiglie e le circostanze per cui devono servire; nelle abitazioni degnissimo di nota è il focolaio che contraddistingue la casa friulana nella quale non manca mai: ampio, bello, bene illuminato, d'inverno tutta la famiglia e spesso anche i vicini vi si raccolgono intorno al fuoco a passare allegramente le serate in lieti conversari improntati alla semplicità e bonomia proprie del carattere friulano.