Cenni di FRANCESCO MUSONI.
Le zone agricole. Zona montana e submontana.
Le zone agricole. Zona montana e submontana. La regione considerata in questa guida può essere divisa in quattro principali zone agrarie: la montana e submontana, la collinesca e pedemontana, la morenica extralpina e la zona delle alluvioni grossolane del piano. Questa divisione coincide presso a poco con quelle fisiche indicate nei precedenti capitoli della guida e con quella adottata, sebbene con denominazioni in parte diverse, dalla Statistica integrale delle colture e dei prodotti agrari nella provincia di Udine pubblicata dal Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio[169].
Alla prima zona appartengono i comuni di Montenars (Gemona), Lusevera e Platischis (Tarcento), tutto il distretto di S. Pietro al Natisone, nonchè i comuni austriaci di Creda, Bergogna e Luicco (Tolmino).
La parte più elevata di questa zona, costituita dalle più interne catene prealpine, si può considerare quasi improduttiva, non mancano però boschi, specialmente di faggio, nei versanti settentrionali dei monti e praterie in quelli meridionali.
Poco produttiva nel complesso si può considerare anche la zona submontana, con le aree carsiche e grandi distese a boscaglia e a magro pascolo. Gli stessi ampî e ridenti bacini dell'alto Torre, dell'alto Cornappo e dell'alto Natisone, non ostante la somiglianza della costituzione geologica, sono meno fertili dei pendii esterni delle prealpi. Si deve certamente a ragioni climatiche se nei comuni di Creda, Bergogna, Platischis e Lusevera mancano affatto, o quasi, alcune coltivazioni: ad esempio il frumento, la vite, il gelso: gli ultimi due sono insignificantemente coltivati solo nel comune di Lusevera che produce 120 hl. di vino e 812 kg. di bozzoli[170]. Invece nel distretto di S. Pietro, il frumento è più o meno coltivato dappertutto, perfino sul rialto di Ravne, a più che 1000 m. sul livello del mare, con una produzione media da 13 a 15 hl. per ettaro, presso a poco eguale a quella delle più ubertose plaghe del piano[171].
Coltivata vi è pure la vite con produzione in alcuni comuni abbastanza forte, come a S. Pietro (hl. di vino 3150), Rodda (3450), Tarcetta (2665), Savogna (1935), San Leonardo (1719); più debole nei più elevati comuni di Stregna (1060), Grimacco (665) e Drenchia (190)[172]. In generale in questa plaga i limiti altimetrici di essa sono i più elevati delle Prealpi Giulie. Sul versante meridionale del Colovrat, sopra Ocnebrida, Laze, Trinco, Drenchia raggiunge le altezze di quasi 750 m.; intorno al San Martino si spinge fino a 771 m. sopra Plataz; sul Matajur a 700 sopra Tercimonte, a 727 sopra Masseris nell'aperta campagna e a 762 intorno alle pareti delle abitazioni meglio soleggiate; a 781, punto il più elevato dove io l'abbia osservata, fra Stermizza e Montemaggiore; a 777 nei pressi di Pechiniè: in tutti due questi ultimi luoghi con esposizione a est. Nella valle del Natisone prospera a m. 666 in quel di Rodda, sopra Oriecuia, con esposizione a sud-ovest; a 676 sotto la chiesa di S. Odorico con esposizione a sud: in quel di Mersino non va oltre Pozzera (m. 662) pur avendo esposizione meridiana, e solo sporadicamente si trova anche ad Oballa (m. 760). Sulla destra del fiume, tra Erbezzo e Montefosca, arriva a m. 713, raramente spingendosi fino a Cala (m. 720) con esposizione a est. In complesso possiam dire che nel bacino medio del Natisone alligna e fruttifica dappertutto, con tendenza a salire quanto più ci spostiamo a est verso l'Isonzo: solo i villaggi di Clabuzzaro, Ravne, Luicco, Jevs-cek, Montemaggiore, Mersino alto, Montefosca ne sono privi interamente.
I vini però, tranne alquanto nel piano, specie nel comune di San Pietro, dove esistono pure alcuni vigneti specializzati di viti nostrane (verduzzo, cabernet, blaufränkis, riesling) sono acidetti e poveri di alcool e vengono dati per 4⁄5 dal vitigno isabella, per 1⁄5 da uve bianche coltivate specialmente nei luoghi più elevati (ribolla bianca ad acini grossi e minuti, ducigla, zelen, drijenak, marvinza, cividino). Il cividino dà rinomati prodotti nella plaga di Vernassino in comune di S. Pietro e un tempo era molto ricercato nel piano durante la stagione estiva.
Anche il gelso, come la vite, è coltivato specialmente nei più bassi comuni di S. Pietro (18425 kg. di bozzoli), Tarcetta (3450), Rodda (2650), S. Leonardo (2050): molto meno in quelli di Grimacco (300) e Stregna (400): non lo è affatto nei comuni di Savogna e Drenchia.
La produzione più importante di tutta la zona è però quella del maiz, da 20 (Stregna) a 31 (Tarcetta) qt. per ettaro[173]. È coltivato alle maggiori altezze: si trova a 837 m. in comune di Luicco, sopra Ausa; a 836 sopra Perat. In quel di Drenchia, sebbene poco coltivato e non sempre giunga a maturazione, si spinge fino a m. 750, anzi a Zuoder fino a m. 805. Nella valle della Cosizza arriva a m. 771 sopra Canalaz; in quella dell'Alberone a 777 sopra Pechiniè; in quella del Natisone sopra Rodda si spinge fino ai limiti della vite, ed a Mersino oltre i medesimi; così pure a Montefosca dove tocca gli 810 m. Nei due soli villaggi di Ravne (m. 1041) e Montemaggiore (m. 954) non è coltivato affatto: in quest'ultimo anzi un tempo lo era; ora vi è stato sostituito da altre coltivazioni più redditive.