Il maiz, come del resto tutte le altre piante erbacee, in montagna è intensivamente coltivato, con molto stallatico, in piccoli appezzamenti di terreno, in alcuni luoghi a terrazzi sostenuti da muricciuoli a secco, in altri, come si vede a Drenchia, Topolò, Cepletischis, Tercimonte, Montemaggiore, Stermizza, Erbezzo, Prossenicco, Canebola e altrove, in caratteristici campetti (vedi fig. 13ª) di forma irregolarmente trapezoidale, seguenti la pendenza dei terreni, privi di solchi e i quali, data la mancanza di bruschi dislivelli, meglio dei terrazzi si prestano a usufruire in maggior misura dei raggi solari. Tale vantaggioso sistema di coltivazione è possibile pel terreno argilloso e tenace cui la continua lavorazione conferisce una certa perenne porosità contraria al suo costipamento per effetto delle pioggie[174]. Le coltivazioni in generale non discendono sotto una linea che segna fin dove arriva l'ombra proiettata per buona parte della giornata dagli opposti versanti, irregolari come i profili delle montagne e varia non solo da valle, ma da luogo a luogo in una stessa valle: linea alla quale durante la stagione invernale è presso a poco parallela quella delle nevi, or più or meno alta, secondo l'abbondanza delle nevicate e la varia intensità del freddo.

Fig. 13ª. — Campi senza solchi ad Ocnebrida (Drenchia). (Fot. G. Feruglio).

In alto i limiti ne sono segnati più uniformemente dal clima, dalla maggiore o minore esposizione al sole, dalle condizioni di fertilità del suolo, dalla distanza rispetto ai centri abitati. In generale però i campi sono piuttosto a valle che a monte di questi ultimi e ciò specialmente per la comodità del trasporto dei concimi che si fa a spalla d'uomo e in montagna è il più faticoso d'ogni altro. Nonostante però le sudate fatiche e la accurata lavorazione degli abitanti, i cereali non bastano ai bisogni dei medesimi, che per buona parte dell'anno devono farne acquisto al mercato.

Quasi eguale importanza a quella del maiz ha la coltivazione delle patate, di cui forte è la produzione in tutti i comuni[175]: mentre tra le coltivazioni secondarie occupano il primo posto i fagiuoli, che si producono in abbondanza nei comuni di Montenars (qt. 867), Lusevera (383), Platischis (364), Tarcetta (238), Savogna (261), S. Leonardo (203); alquanto meno nei comuni di Stregna (134), S. Pietro (90), Grimacco (92): e subito dopo vengono le rape e le carote[176]. Il saraceno è quasi esclusivo del distretto di S. Pietro, che ne produce qt. 1178 in tutti i comuni, specialmente in quelli di Tarcetta (qt. 569), Stregua (147), Grimacco (102), Rodda (132). La segala è coltivata nei comuni di Drenchia (qt. 133), Grimacco (111), Savogna (109), S. Leonardo (132), Stregna (60): l'orzo, più debolmente ancora, in tutti i comuni e meno che negli altri in quelli di Tarcetta e S. Pietro.

Grande risorsa per questi paesi è, e maggiore potrebbe essere, la frutticoltura. Anche riguardo a questa però notevoli differenze esistono fra i comuni orograficamente chiusi o più piovosi di Creda, Bergogna, Platischis, Lusevera e Montenars, non producenti pesche, nè susine, pochissime pere, solo alquanto di mele, maturanti a stagione avanzata, e quelli più aperti verso mezzogiorno del distretto di S. Pietro al Natisone, che dànno copia di numerose specie e varietà, le quali salgono a grandi altezze e, in tutti i casi, sono più precoci e squisite. Sotto questo rispetto anzi i villaggi di Rodda coi loro declivi soleggiati, con coltivazioni razionali e specializzate, costituiscono una vera oasi fruttifera che richiama compratori anche da lontano; e l'esempio di Rodda comincia a essere seguito nei comuni di Stregna, Tarcetta, S. Pietro. La mela Zeuka vi ha assunto in pochi anni straordinaria importanza: basti dire che da tutto il distretto se ne esportano in media 20.000 quintali l'anno, oltre 10.000 quintali di altre varietà; 800 quintali di pere estive; 600 di autunnali; 1500 di vernine[177]. La piazza di Cividale è in gran parte alimentata dal commercio di queste frutta e delle castagne; a Brischis (Rodda) vi è pure un attivo mercato durante i mesi di settembre e ottobre: mentre le qualità più scadenti rimangono invendute e in molti luoghi, con metodi invero primitivi, se ne estrae il sidro che vien bevuto solo o mescolato con vino.

Anche la susina domestica è molto diffusa, coltivata specialmente nell'interno degli abitati o intorno ai medesimi, tal volta consociata a noci, di cui si vedono numerosi esemplari, come a Rucchin, Lombai, Peternel, Ravne, Pik, Crostù, Cepletischis, Montefosca, Cosizza, Montemaggiore, ecc., tanto da formare spesso veri boschi dai quali i villaggi sono come nascosti e di cui preannunziano col loro comparire la presenza. Se ne distilla lo slivovitz, ma in maggior misura viene esportata nel vicino Collio ove alimenta l'attivissima industria delle prunelle.

Le pesche, tranne a Rodda, dove sono impianti specializzati della varietà settembrina Golden Eagle, sono di qualità selvatiche.

Tra le piante legnose fruttifere merita speciale menzione il castagno, diffuso dappertutto, tranne nei più freddi ed umidi bacini alti del Natisone, Torre e Cornappo e nelle plaghe esclusivamente calcaree. Perciò non ne producono affatto i comuni di Luicco, Creda e Bergogna; pochissimo i comuni di Platischis (qt. 300) e Lusevera (300); meno ancora quello di Montenars (100). Invece nel solo distretto di S. Pietro la produzione si può calcolare di circa 20.000 quintali, abbondando specialmente nei comuni di Savogna, Grimacco, Tarcetta. I limiti altimetrici di questo prezioso fruttifero, che concorre per buona parte alla alimentazione dei montanari, variano da luogo a luogo, innalzandosi o abbassandosi secondo il predominio del sole o dell'ombra. Nel bacino dell'Erbezzo sul versante meridionale del Hum sale fino a 848 m. sul livello del mare; in quel di Drenchia a m. 778 sopra Zavart, a 800 sopra Trinco. Nel canale di Cosizza si trova a m. 800 sul versante est, a 770 sul versante ovest del S. Martino: in quel di Savogna, che ne è forse il meglio rivestito, manca nei pressi della sella di Luicco alta metri 695, mentre si trova a m. 735 sotto Jevs-cek, a 812 tra Montemaggiore e Stermizza. Nella valle del Natisone sale a 782 m. sopra Oriecuia (Rodda) con esposizione a ovest, a 743 sotto la chiesa di S. Odorico (pure a Rodda) con esposizione a sud; arriva fino a Oballa sopra Mersino. Sull'opposto versante a destra del Natisone, con esposizione a est, tocca 740 m. tra Montefosca e Goregnavas, 701 sopra Pegliano. Le varietà più coltivate sono gli obiachi, di grossezza più che mediocre e ben pagati; meno i marroni, più grossi e di sapore più squisito, ma più tardivi e richiedenti maggior asciuttezza di atmosfera ed esposizione solare; inoltre castagne comuni che vengono consumate nelle famiglie.