Si coltivano in qua e in là le pere estive Janis e Claudio Blanchet, tutte le varietà di pere autunnali, molte di vernine. I meli non prosperano nei terreni asciutti di collina, ma trovano condizioni più adatte ai piedi delle alture dove non fa difetto la frescura. Meglio riescono le pesche della cui varietà Amsden interi filari si vengon piantando sui colli di Buttrio, Rosazzo e Spessa. Si coltivano fichi tardivi e primaticci, albicocchi, peschinoci e sopratutto susini, i quali rappresentano i 2⁄3 di tutta la frutticoltura di queste colline che anche qui alimentano la già ricordata industria del Collio. Il melagrano, l'azzeruolo, l'olivo (un tempo assai più diffuso, cfr. il nome del villaggio Oleis), coltivati presso le case nei siti più riparati e soleggiati, sono più che altro piante ornamentali[193]. La produzione complessiva delle frutta nel 1907 fu di ql. 12,413; cifra meschinissima, la quale rivela il molto che resta ancora da fare in questo campo di economia agraria, assai lontano dall'essere convenientemente sfruttato. A detta cifra conviene aggiungere circa 40,000 quintali di castagne (marroni, obiachi, castagne comuni), che si producono in tutti i comuni, e specialmente in quelli di Torreano, Faedis, Ciseriis, Nimis, Tarcento.

E qui, a proposito di coltivazioni legnose, va ricordato il Collio, dimostrazione evidente dell'importanza a cui può assurgere la frutticultura in regioni per conformazione orografica e struttura geologica analoghe alla nostra. Il terreno è come quello eocenico del resto del Friuli, ma il clima ne è più asciutto e dolcissimo per la grande vicinanza al mare (circa 20 km. in linea retta). Ciò spiega a sufficienza la sua specialissima attitudine alle colture arbustive, i vigneti a fruttiferi e gelsi ed i boschi occupandone circa i 2⁄3 di tutta l'area coltivata. All'aprirsi della primavera il Collio visto dall'alto, per es. da S. Martino di Quisca, presenta l'aspetto di un immenso giardino, biancheggiante di fiori, olezzante di profumi.

Fra tutte le coltivazioni la vite naturalmente vi occupa il primo posto: la ribolla gialla, detta anche garganica e la ribolla verde producono vini bianchi pregiati; mentre anche vitigni forestieri, quali il pinot bianco, il riesling italico e renano, il blaufränkis, il borgogna, ecc., importati in questi ultimi anni, con innesto sull'americano selvatico allo scopo di porre un argine alla fillossera già largamente diffusa, specie nella valle della Groina, dànno ottimi risultati.

Tra le frutta il primato spetta alle ciliege precoci (zgodnje) di cui si fa enorme esportazione in Russia: varietà principali sono: le cepljenke, conosciute a Pietroburgo sotto il nome di Görzer Kirsche, le cepike nere e le cepike rosse, dette anche cufarice o schopfkirsche. Seguono le susine di cui si essiccano non meno di 70,000 quintali l'anno per un valore di circa 700,000 corone, industria fiorentissima insieme a quella dei canditi, già su larga scala esercitata da alcune fabbriche di Gorizia: le pesche, le albicocche, i fichi, i perifichi, poche mele richiedenti terreni umidi, melagrani, mandorli, olivi. A proposito dei quali ultimi d'alto interesse è la particolarità dei vetusti avanzi di estesi oliveti che nel medio evo ricoprivano quasi l'intero Collio ed oggidì rappresentano il limite più settentrionale della coltura dell'olivo in Europa, non superata neppure dalle latitudini a cui si spingono gli oliveti nella valle del Rodano e nel Trentino (Sarca)[194]. E qui torna opportuno ribadire l'osservazione, la quale trova riscontro in altre fatte precedentemente in questo volume, che nelle Prealpi Giulie le uve e le frutta guadagnano in precocità e squisitezza a misura si procede verso est, per il graduale abbassarsi della regione e per il clima più mite. Della valle dell'Isonzo poi possiamo dire che è grandemente frutticola in tutta la sua lunghezza, per quanto appartiene alla nostra zona, grazie alla direzione meridiana e alla notevole profondità per cui a Canale presenta ancora soli 104 m. di altitudine, a Tolmino 160, a Mlinsko, presso Caporetto, 201. Invece la valle del Tagliamento e le altre minori valli delle Prealpi Giulie occidentali hanno attitudini fruttifere senza confronto inferiori.

Viticoltura e frutticoltura sono base di tutta l'economia agraria del Collio per modo che, pur dando la debita importanza alle culture orticole di primizia, specialmente alle patate introdotte nel 1799 da Giacomo Fabricio, affatto secondaria vi è la produzione dei cereali, scarsissimo l'allevamento del bestiame — fatta eccezione dei suini e volatili domestici — e lo stesso allevamento del baco da seta va sempre più perdendo terreno causa il deprezzamento dei bozzoli e il deperimento crescente dei gelsi. Tuttavia — e, malgrado l'infierire della crittogama dell'uva prima, della malattia del baco da seta poi, quindi della peronospora, della fillossera; malgrado le crisi del vino e degli ortaggi, — la popolazione è fittissima e — senza dar luogo a forte emigrazione — tocca, come abbiamo visto, i 268 abitanti per kmq., mentre la media dell'intero Goriziano non è che di 73, oscillando tra un minimo di 16 nel distretto giudiziario di Plezzo e un massimo di 156 in quello di Gradisca. E nonostante l'uniformità delle produzioni, i terreni di buona qualità vi si vendono all'elevato prezzo di 1600-2000 corone il campo (1⁄3 di ettaro).

Venendo finalmente all'allevamento del bestiame, i bovini in collina di regola scarseggiano: non però nel piano dove sono in continua selezione e miglioramento e costituiscono il principal cespite di guadagno per gli agricoltori. Il loro numero complessivo nei 14 comuni friulani della zona è di 14607; di 3840 negli otto comuni di Collio. Il tipo che vi prevale è il Jurassico nella sua veste di friulano Simmenthal a triplice sfruttamento di latte, carne e lavoro: però tra la razza dominante in montagna, di cui dicemmo, e quella del piano esiste una zona grigia nella quale i caratteri etnici e zootecnici dell'una e dell'altra si compenetrano. La razza del piano mostra precocità, attitudine spiccata alla produzione della carne e all'ingrassamento, discreta potenzialità lattifera e sufficiente attitudine al lavoro in terreni non troppo profondi.

Di cavalli, importati in massima parte dall'Austria-Ungheria, si allevano appena 846 capi, oltre a 28 muli e 52 asini; di suini 8496. Questi sono il prodotto dell'accoppiamento disordinato dell'antica e pregiata razza friulana con quella di Yorkshire e di Berkshire. Un tempo si conducevano al pascolo vagantino nei boschi di querce: ora si allevano con grano e rifiuti di cucina per cui si ottengono animali più grassi, ma carni forse un po' meno saporite. Gli ovini sono in numero di 1297, i caprini di 438, gli uni e gli altri dominando nelle plaghe elevate o carsiche dei comuni che più si addentrano nella zona montuosa, come Prepotto, Torreano, Faedis, Attimis, Nimis.

La piccola proprietà, condotta in economia, prevale nella zona collinesca friulana: nel Collio però accanto ai piccoli proprietarî v'è quasi un egual numero di coloni che corrispondono ai padroni i due terzi del vino e percentuali, diverse secondo i luoghi, degli altri prodotti. Caratteristiche del piano sono la media e grande proprietà con sistemi misti di affitto e colonia parziaria. Quivi in passato le condizioni degli agricoltori non erano molto liete, come le statistiche della pellagra testimoniano: oggi sono migliorate di molto grazie a progressi di ogni specie e soprattutto grazie ai cresciuti redditi della stalla.

La zona morenica.

La zona morenica. Compresi nella zona extraalpina prevalentemente morenica sono i comuni di Buia (Gemona); Cassacco, Segnacco, Treppo Grande, Tricesimo (Tarcento); Fagagna, Majano, Ragogna, Rive d'Arcano, S. Daniele, Moruzzo (San Daniele).