Per ciò che riguarda la conduzione dei terreni, la piccola proprietà condotta in economia prevale nelle parti montuose e più povere dei comuni di Gemona, Venzone, Trasaghis, Bordano, Osoppo, Artegna dai quali forte è l'emigrazione all'estero. Negli altri comuni, come nelle parti pianeggianti delle zone precedenti, gli agricoltori sono in massima parte fittavoli con sistemi misti di affitto e colonia parziaria. Le loro condizioni in oggi sono migliorate di molto rispetto a quelle di un tempo quando maggiormente infieriva in mezzo ad essi la pellagra.

X.
INDUSTRIE E COMMERCI

Note di FRANCESCO MUSONI.

Giacimenti minerarî.

Giacimenti minerarî. Scarso in ogni tempo fu lo sviluppo industriale della nostra regione, eccentrica rispetto al resto della Provincia e del Regno, mancante di grossi centri abitati, infine estremamente povera di giacimenti minerali. Da documenti del 1454, 1486 e 1488 risulta bensì che il ferro era in quegli anni lavorato a Venzone, ma nessun altro cenno ne viene fatto posteriormente[202]. Nel 1497 il cividalese Virgilio Formentini scopriva la miniera, poscia diventata celebre, di mercurio ad Idria, nel territorio di Tolmino, allora sotto la giurisdizione di Cividale e ne ottenne insieme ad altri due cividalesi l'esercizio, che riuscì a mettere in commercio una rilevante quantità di siffatto minerale così da farne decrescere il prezzo[203]: senonchè in seguito al trattato di Noyon e alla pace di Wormazia la miniera passò per sempre in proprietà degli austriaci[204].

È ben vero che nel 1845 sui Ronchi di S. Giuseppe in quel di Spessa e nel 1854 sui colli di S. Anna (S. Pietro di Poloneto) a sud-est di Gagliano vennero trovate tracce di mercurio nativo, illustrate queste ultime dal Pirona[205] e dal Hauer[206]: ma si trattava di giacimenti affatto sporadici. Così, nessuna importanza industriale ebbero alcuni altri piccoli giacimenti pure di mercurio rinvenuti sul Matajur nei dintorni di Montemaggiore[207] e nei pressi di Cisgne in comune di S. Leonardo[208], i quali ultimi forse sono quelli stessi cui accenna un documento del 1517[209].

Nè dei vari minerali ferriferi che furono segnalati in qua e in là (pirite sopra Gemona, presso Lusevera, sul colle di Buia, fra Magnano ed Artegna, presso S. Guardo, sui colli di Rosazzo, sul Matajur sopra Montemaggiore, presso Caporetto) può alcuno vantarsi di avere oggi la benchè minima importanza industriale. E lo stesso dicasi delle numerose tracce di scisti bituminosi, alcuni dei quali abbastanza ricchi di materie volatili, formanti banchi non indifferenti rinvenuti, come fu già avvertito in un precedente capitolo[210], così nella Dolomia Principale, come nella zona eocenica.

Per quanto riguarda le ligniti mioceniche, noteremo che difficile e poco proficua riuscì la lavorazione dei depositi nel colle di S. Rocco presso Osoppo e che per i giacimenti fra Ragogna e il castello di Susans si tentò senza vantaggio lo scavo nel 1854, nel 1867 e nel 1876, ottenendone combustibili per le cave di fornaci e laterizi ch'erano sui luoghi[211].

Assai maggiore importanza delle ligniti ebbero in mezzo a noi i depositi di torba di cui la regione è copiosamente provvista e della quale da ben oltre un secolo fu introdotta in Friuli l'escavazione e l'uso a merito di A. Zanon[212]; e del cav. Fabio Asquini, che si fece banditore della recente scoperta[213] e primo pose mano alla lavorazione di una torbiera presso Fagagna, la sola allora conosciuta, che venne perciò detta Nuova Olanda. In seguito, a poco a poco, gli scavi si estesero a tutto l'anfiteatro morenico e l'uso della torba si fece sempre più largo seguendo lo sviluppo di alcune industrie locali. Oggi il più importante bacino torbifero è quello di Collalto-Bueris-Zegliacco, appartenente, sotto il rispetto amministrativo ai quattro comuni di Magnano in Riviera, Treppo Grande, Cassacco e Segnacco[214] e già producente 30,000 m. c. di torba all'anno: altri bacini più ristretti sono quelli di Nasor e Precariapo (Buia), di Casasola e San Salvatore (Maiano) e infine di Farla (S. Daniele)[215].