Materiali da costruzione. Cave. Fornaci.
Materiali da costruzione. Cave. Fornaci. Ma se la nostra regione difetta di filoni metalliferi e di giacimenti carboniferi importanti, è però abbondantemente provvista di materiali da costruzione, tra i quali posto principale occupano i numerosi, estesi e assai potenti depositi di argilla in moltissimi luoghi esistenti, come più volte fu accennato. Mancano è vero da noi il caolino e le argille refrattarie, ma parecchie invece sono le varietà di argille comuni a composizione assai varia e perciò di vario valore industriale. Il Marinoni nel 1881 indicava come preferibili i depositi di Molinis presso Tarcento, estesi verso occidente fino a Collalto e a Bueris in relazione colle formazioni torbifere, di Faedis e Cerneglons sul talus di deiezione del torrente Malina, riconoscendole di una plasticità e omogeneità affatto speciali; faceva quindi seguire quelle dei territori di Buia, Qualso, Fagagna che si potrebbero definire del tipo delle argille calcari; mentre altre sarebbero di tipo ancor più scadente e vengono lavorate per non esservene di migliore qualità[216].
Il miglioramento dei processi tecnici di lavorazione, l'applicazione dei forni a fuoco continuo e dei motori elettrici diedero un notevole impulso a questa industria negli ultimi anni. La produzione tuttavia — mattoni pieni e forati, quadrelle, tegole curve e marsigliesi, comuni e verniciate, tavelloni — è assorbita quasi interamente dai sempre crescenti bisogni dell'edilizia locale: solo le maggiori fabbriche fanno alquanta esportazione in Austria per le vie della Pontebba, del Pulfero e di Cormons. Notevole per la eccezionale bontà dei suoi prodotti è la fabbrica di Zegliacco fondata nel 1870; per copia dei medesimi, le fornaci di Rubignacco (Cividale), Torreano, Tarcento, Artegna, S. Daniele, Manzano, Cerneglons[217]; altre fabbriche sono a S. Leonardo (Cemur), S. Pietro al Natisone (Clenia), Cassacco, Rive d'Arcano, Fagagna. A Buia si fabbricano inoltre terre cotte ornamentali; a Corno di Rosazzo da molti anni durano attive due piccole fabbriche di stoviglie comuni.
La straordinaria, più volte accennata, ricchezza di marne, con vario tenore di argilla e di calce in tutta la regione dell'eocene costituisce una sorgente preziosa e inesauribile di materia opportuna alla fabbrica di calci e cementi idraulici. Il Taramelli già nel 1868 richiamava su tale fatto l'attenzione dei friulani e otteneva si facessero esperimenti pratici in proposito. Però l'industria vera non sorse se non in questi ultimi anni quando venne finalmente imposta dal sempre maggiore consumo di cementi che si dovevano importare. E così ebbero origine le due grandi fabbriche di Udine con tre motori elettrici e 163 cavalli di forza e di Cividale con 150 cavalli effettivi e una potenzialità di 150.000 qt. l'anno di Portland a tipo unico. Delle due fabbriche la prima lavora specialmente per le imprese friulane, la seconda anche per l'esportazione, l'una e l'altra ricevendo alimento di materia prima esclusivamente dai distretti di S. Pietro e Cividale, le cui strade perciò vengono continuamente percorse da innumerevoli pesanti carri. Anche a Buia esiste una piccola e più antica fabbrica di cementi a media presa, dove inoltre, come pure a Gemona e Manzano, si fanno col cemento lavori svariati, pietre artificiali, decorazioni in gesso, ecc.
Senonchè il sempre maggiore impiego dei cementi nella costruzione di edifizi privati e pubblici, prestandosi i medesimi a facili, meno costose e nello stesso tempo più eleganti ornamentazioni, ha diminuito sensibilmente l'importanza già grandissima delle cave di pietra da taglio, un tempo numerose specialmente nei distretti di Cividale (22) e S. Pietro (9), i cui prodotti erano venduti, oltrechè in provincia, anche a Gorizia, Zagabria, Sissek[218]. Oggi la maggior parte di tali cave sono abbandonate e il mestiere dello scalpellino, già bene retribuito, attraversa un gravissimo periodo di crisi, tanto che i più sono costretti o ad emigrare o a dedicarsi ad altre occupazioni. Sono tuttora attive alcune cave di pietra piacentina, nome che si dà volgarmente alla brecciola calcare eocenica, nei comuni di Torreano (in numero di 8), ove esiste ancora un abbastanza forte nucleo di scalpellini; di S. Pietro al Natisone (3 ad Azzida, 1 a Clenia), di Faedis (2), Cividale (1 a Sanguarzo), Nimis (1): e ve n'è una di pietra vernadia — nome volgare delle arenarie — a Faedis, e un'altra di conglomerato (friul. tôf) ad Osoppo[219]. Nessuna cava di pietre ornamentali, sebbene sia stata segnalata la presenza di marmi saccaroidi in Vallemontana (Nimis); di marmi comuni compatti rossi o rosei a Bordano e Pioverno sopra Venzone, alla sella di S. Agnese (Gemona); di marmi bianchi a Bordano, Pioverno, Purgessimo (Cividale) e nel colle di Medea (Cormons).
Fig. 15ª. — Fabbrica di cementi a Cividale.
Anche le fornaci di calce comune, per cui abbonda la materia prima non solo nella zona montana ma anche nella piana, fornendola i ciottoli calcarei del letto dei torrenti e delle campagne stesse ove sono maggiormente ghiaiose, nonostante il progrediente sviluppo della industria dei cementi e delle calci idrauliche, sono abbastanza numerose e ve n'è di importanti a Cividale, S. Daniele, Tarcento, Cerneglons.