Fig. 17ª. — Cotonificio Morganti a Gemona.

Industrie varie.

Industrie varie. Le industrie derivanti dal legname non hanno importanza nella nostra regione dove scarseggiano i boschi a fustaie[228]. Tuttavia funzionano alcune segherie principali — poca cosa in confronto delle molte che sono attive in Carnia e nel Canale del Ferro, ricchi di conifere — a S. Pietro al Natisone (Periovizza), Cividale, Povoletto, Tricesimo, Venzone, Manzano, S. Giovanni di Manzano, Corno di Rosazzo. In questi ultimi tre comuni esistono ben 40 fabbriche di sedie di cui si fa larga esportazione anche all'estero. Tale industria è sorta primamente a Cormons — i cui prodotti sono noti perfino in Egitto — e di là si è propagata ai comuni limitrofi sulla destra del Judrio. A Gemona vi è qualche laboratorio di mobili artistici; a Buttrio, Faedis e Nimis si fabbricano vasi vinari; infine parecchie industrie famigliari, di cui diremo più sotto, si appoggiano alla lavorazione del legname.

In diretta dipendenza dell'agricoltura sono le distillerie, di cui ve n'è in tutti i principali centri vinicoli: a Faedis, Cividale, Nimis, Tarcento, Gemona, Ciseriis, Buttrio, Corno di Rosazzo, Tarcetta (Biacis); i numerosi molini esistenti in ogni comune, di cui parecchi a cilindri, e fra essi due, a Treppo Grande e S. Daniele, mossi da forza elettrica, due, a Tricesimo e S. Daniele, a gas povero; gli altri a forza idraulica. Ai più importanti, quasi tutti nel piano, vanno unite numerose trebbiatrici, alcune delle quali sono anche autonome, che mancano affatto in montagna dove scarsa è la produzione del frumento e dove rare, del resto, sono le macchine agrarie d'ogni specie. La produzione della paglia ha fatto pure sorgere l'unica cartiera esistente nella nostra regione: quella di Cividale che produce unicamente carta gialla da imballaggio. Nessuna fabbrica di carta bianca a mano, da scrivere: eppure già nel 1293 a Cividale in borgo S. Silvestro si erano stabiliti Prosperino e Giacomo cartari di Bologna, fratelli; e nel 1366 è fatto cenno di un altro cartaro, Nicolò di Ser Guglielmo; infine dal 1394 al 1401 vi fabbricò carta un certo Masolino, cartaro, figlio del fu Mattiusso di Sammardenchia. Anche in Venzone, come altri documenti comprovano, si lavorò carta tra il 1349 e il 1414[229].

Dall'allevamento del bestiame ha origine l'industria delle latterie sociali, turnarie o cooperative, e ve n'è 18 in distretto di Tarcento, 17 in quel di Gemona, 16 a S. Daniele, 9 a Cividale, 1 a S. Pietro, oltre quelle primitive di prestanza del latte e i caseifici privati; inoltre l'industria della conceria delle pelli un tempo assai florida in tutta la provincia quando i prodotti ne andavano non solo sui mercati del Veneto, ma altresì, e in gran parte, all'estero: ora, dopo un periodo di decadenza, nuovamente in progresso. Nella nostra regione esistono concerie a Cividale e Fagagna[230].

Quanto alle industrie alimentari più dirette, i prosciutti di S. Daniele godono di una rinomanza che si spinge assai oltre i confini della Provincia; e le gubane cividalesi sono una ghiottoneria di cui non mancano di fare la conoscenza quanti si recano in pellegrinaggio alla storica città di Gisulfo.

Naturalmente solo nei centri maggiori e più culti possono vivere l'industria dell'arte fotografica, rappresentata da un rinomato stabilimento a Cividale, e da qualche altro a Tarcento, S. Daniele, Tricesimo; e l'arte tipografica, con officine a Cividale, S. Daniele e Gemona. E qui non va sottaciuto che il più antico libro stampato nella nostra provincia vide la luce in Cividale il 24 ottobre 1480, giorno memorando negli annali della bibliografia friulana, per opera di un Gerardo di Fiandra quivi stabilitosi nel 1476[231].

Utilizzazione delle acque.

Utilizzazione delle acque. Le nostre industrie che finora si valsero di legname da ardere, di torba, di gas povero, di vapore acqueo, di forza motrice delle acque, di carboni importati, solo da pochi anni a questa parte hanno cominciato a chiedere aiuto all'energia elettrica che, come nel resto del Regno, anche qui viene gradatamente sostituendo la mancanza di combustibili fossili, già principale ostacolo allo sviluppo industriale d'Italia. Purtroppo però le Prealpi Giulie sotto questo riguardo si trovano in condizioni d'inferiorità rispetto alla rimanente regione friulana, poichè solo il Tagliamento, che tocca per breve tratto la nostra regione, lambendone il confine occidentale, e il Torre sono corsi d'acqua veramente notevoli. Ciò nonostante esiste già un buon numero d'impianti elettrici a scopo commerciale che dànno illuminazione pubblica e privata e movono importanti opifici a Gemona, Treppo Grande, S. Daniele, Tarcento, Cividale, Buia, Osoppo, Reana: il più cospicuo tuttavia è quello di Vedronza (Lusevera) che usufruisce delle acque dell'alto Torre e dispone di ben 1650 cavalli di forza che vengono trasportati a Udine, ove sono distribuiti a scopo d'illuminazione privata e di forza motrice: senza dire di numerosi altri impianti elettrici a scopo industriale.