Piccole industrie.
Piccole industrie. E qui va aggiunto un breve cenno intorno alle industrie piccole o famigliari, o casalinghe[232] che un tempo fiorirono, più o meno, dovunque, in mezzo a noi, come in genere in tutti i paesi agricoli; oggi vanno perdendo terreno davanti al sempre maggiore sviluppo delle grandi industrie che le opprimono colla schiacciante concorrenza dei prezzi. Più che importanza economica hanno ormai importanza quasi esclusivamente folklorica, quali documenti delle occupazioni a cui un tempo si dedicavano in maggior misura le semplici popolazioni delle campagne. Della più sviluppata fra esse, cioè della tessitura con telai a mano, dicemmo già. Non meno notevole è un'altra industria domestica che venne promossa dall'Associazione Agraria Friulana: la lavorazione dei vimini coi quali si fabbricano panieri, cestelli, canestri, cestoni per stufatura dei bozzoli, culle, ecc. Essa ha la sua sede principale in Osoppo, vicino ai folti giuncheti che crescono spontanei in riva al Tagliamento, e dove si intrecciano ogni anno circa 16000 ceste bianche per la esportazione delle frutta. Questa industria viene esercitata durante la stagione invernale anche nei comuni di Cividale, Corno di Rosazzo, Gemona (succursale del Manicomio provinciale), Grimacco, Prepotto, S. Giovanni di Manzano, San Leonardo, Tarcento, Trasaghis, Treppo Grande, Torreano. Pure durante la stagione invernale dagli adulti nelle stalle, durante l'estiva dai fanciulli ai pascoli nei paesi di montagna, specialmente nei comuni di Cividale, Prepotto, Tarcento, S. Leonardo. Torreano, Treppo Grande, si lavorano utensili di legno per uso domestico: spine per botti, scodelle, cucchiai, cucchiaini, rocchetti, bussoli, mortai, portaovi, spremi-limoni, manichi da lima e da cazzeruola, ecc. Nei comuni di Rodda, Savogna, Corno di Rosazzo si fabbricano rastrelli; in molti comuni di montagna gerle con striscie di faggio; in quelli di Cividale e Rodda palle da gioco (bocce); graticci a Treppo Grande; sporte a Moimacco, Rive d'Arcano, S. Daniele (Manicomio), Reana; scope a Gemona; sedie ordinarie di basso prezzo che si vendono sui mercati della regione, a Corno di Rosazzo, Fagagna, Rodda, S. Giovanni di Manzano, Tarcento, Treppo Grande; manichi da frusta a S. Giovanni di Manzano (10 laboratorî): zoccoli di legno quasi dappertutto.
Attrezzi per agricoltura (vomeri, zappe, badili, tridenti) si lavorano a Buia, Buttrio, Cividale, Dignano, Fagagna, Ipplis, Manzano, Remanzacco, Rive d'Arcano, S. Daniele, Tarcento, Torreano, Tricesimo; attrezzi per cantina (vasi vinari, botti e tini, mastelle e imbuti di legno, spine e cerchi per botti) nei comuni di Attimis, Buttrio, Buia, Cividale, Colloredo di Montalbano, Gemona (Manicomio), Corno di Rosazzo, Magnano in Riviera, Ragogna, Rodda, S. Daniele, Tarcento, Treppo Grande, Tricesimo, Venzone; carri, carrette, carriuole e gioghi nella maggior parte dei comuni pedemontani e pianigiani; a Cividale e Tarcento chiodi; succhielli a Tarcento.
Industria non spontanea, ma importata, è quella dei merletti a fusello, sorta nel 1892 per opera della contessa Cora di Brazzà, che ne fondò una scuola a Fagagna, e sul tipo di essa altre minori a Moruzzo e Martignacco: vi sono addette molte giovani che lavorano vestitini da battesimo, cuscini, ventagli, tovaglie, salviettine, merletti, tramezzi, e vengono venduti alla Società Nazionale per l'industria dei merletti la quale ne fa esportazione a Berlino, Londra e in America.
Finalmente a Cividale, Tarcento, Tricesimo e Corno di Rosazzo si lavorano maglierie; e in questo ultimo comune giocattoli di terra cotta; quasi dappertutto poi scarpe di panno che i contadini calzano nei giorni feriali durante i mesi estivi.
Condizioni generali delle industrie.
Condizioni generali delle industrie. Come da questo quadro risulta, le Prealpi Giulie non sono una regione industriale nel vero senso della parola, importanza senza confronto maggiore avendovi l'agricoltura di cui vive la grandissima maggioranza degli abitanti. Le non molte industrie vi si possono considerare come un prodotto in gran parte spontaneo, sorte naturalmente, imposte dai bisogni e dalle condizioni dei luoghi, più che create dalla speculazione capitalistica, che non ha avuto finora un ragguardevole slancio in mezzo a noi. Gli è perciò che il paese non vive di vita artificiale, ma, per quanto entro modesti limiti, si presenta economicamente solido. Notevole è la distribuzione topografica delle industrie stesse che hanno sviluppo specialmente lungo la linea di falda dei monti e dei colli, cui appartengono i maggiori centri di popolazione, e nel complesso aumentano d'intensità da S-E a N-O a misura che la regione aumenta di altitudine e l'ambiente diventa meno atto all'agricoltura; a misura ci si avvicina ai due più considerevoli corsi d'acqua della zona: al Torre cioè, e al Tagliamento, presso i quali sorgono Tarcento e Gemona, i due principali centri industriali delle Prealpi.
Il Commercio.
Il Commercio. Quanto al commercio, ci mancano dati numerici positivi per venire a conclusioni concrete; solo possiamo affermare che dalla regione si fa larga esportazione di filati di seta, di bestiame bovino, di uova e pollame, di frutta e castagne, di fieno e paglia, di sedie, di laterizi, di tessuti di cotone, di prosciutti: mentre s'importano coloniali, vini, agrumi, farine e grani, formaggi fini, suini giovani, cavalli, concimi chimici, macchine agrarie, cotoni grezzi, medicinali, stoffe di lana. Già nel secolo XII si ebbero le prime manifestazioni della vita commerciale delle nostre principali piazze e nei due seguenti raggiunsero grande importanza come sedi doganali e nei riguardi del transito Venzone, capolinea delle due strade Pontebbana e di Montecroce; Gemona, luogo di scarico delle mercanzie; Cividale sulla linea Pulfero-Predil. Un regolamento pubblicato nel 1380 dal Parlamento della Patria sull'importazione ed esportazione delle derrate alimentari, permettendone lo smercio solo in determinate piazze, mette in evidenza come tra i più attivi centri commerciali del Friuli fin d'allora fossero Venzone, Gemona, S. Daniele e Cividale[233], quelli stessi cioè che, insieme a Tarcento, il cui sviluppo è recente, lo sono ancora oggigiorno. In Gemona il primo mercato venne istituito nel 1184 per opera del governo patriarcale e a incremento di esso fu proibito ogni altro commercio a monte fino ai confini di Pontebba e Montecroce e a valle per un miglio in giro[234]: Venzone ne ottenne uno settimanale nel 1261 dal conte Glizoio[235]. Cividale ebbe fiere e mercati franchi che risalgono al 1133 e alla sua ancor oggi rinomata fiera di S. Martino (11 novembre) già nel 1337 il patriarca Bertrando concedeva l'esenzione da qualsiasi gravezza, mentre quella pur essa importante di S. Michele (29 settembre) venne istituita con deliberazione consigliare del 1493[236]. Anche la principal fiera di S. Daniele che ricorre nella seconda domenica di ottobre, ha origini remote poichè dai documenti ricaviamo che già nel 1392 il patriarca Giovanni V di Moravia concedeva a quegli abitanti un mercato franco per due giorni innanzi e dopo la festa di S. Luca evangelista: mercato che in seguito ebbe a cessare per l'incuria degli abitanti stessi, ma Lodovico II nel 1414 ripristinava nella seconda domenica di ottobre e continua ancor oggi col nome di merçhat des bueris[237].