Fig. 19ª. — La rete stradale nelle Prealpi Giulie.
Le ferrovie.
Le ferrovie. Da ultimo poche parole intorno alla rete ferroviaria. Questa, non essendo altro che la trasformazione più moderna delle strade carreggiabili, è naturale che prime a subire detta trasformazione siano state le più importanti, cioè le più antiche, adattandosi alle mutate condizioni storiche, convergendo sopra Udine, subentrata ad Aquileia come centro massimo della regione. Così nacquero la Udine-Cormons-Gorizia nel 1860; la Udine-Canal del Ferro-Pontebba nel 1875; la Udine-Cividale nel 1888, quale primo tronco di una progettata, fortemente voluta e fortemente contrastata, che dovrebbe far capo a Canale nella valle dell'Isonzo collegandosi colla transalpina austriaca dei Tauri: riprendendo, sia pure con mutato itinerario, la concorrenza che la via del Pulfero già volle fare alla Gemona-Pontebba. Queste vie, insieme alla Gemona-Spilimbergo-Casarsa, in parte costrutta e in parte costruenda, servono o serviranno al grande commercio internazionale e di transito, mentre al commercio interno della regione, oltre le medesime, provvede anche una linea a scartamento ridotto (Udine-S. Daniele) tra l'anfiteatro morenico e il capoluogo della Provincia; e di una pedemontana, parallela alla carreggiabile sopradescritta, fu ventilato più volte il progetto, che certamente finirà con imporsi.
XII.
LA STORIA
Sommario di PIER SILVERIO LEICHT[287].
La nostra regione nell'antichità.
La nostra regione nell'antichità. Le recenti scoperte archeologiche hanno un po' diradata l'oscurità che avvolgeva la protostoria friulana e l'hanno tolta dalla labile base delle leggende poetiche, per fondarla sui dati positivi offerti dagli scavi. Dei risultati ottenuti sin qui, e dei problemi varî ed interessanti che restano ancor da risolvere il lettore troverà ampia notizia nella parte etnografica, a noi basterà ricordare i punti principali. Pare ormai assodato che per un lungo periodo i nostri colli e la pianura pedemontana fossero occupati da popoli di ceppo veneto-illirico, genti d'indole mite, di civiltà assai elevata, con notevoli attitudini per le manifestazioni artistiche, che avevano larghe relazioni commerciali con l'oriente. Questo popolo, i cui castellieri ed i sepolcreti si diffondono, dall'Istria e dal basso Friuli orientale, lungo l'Isonzo e sui colli e nella pianura del Natisone e del Tagliamento, si trova in lotta, forse verso il III secolo a. C. con i celti che occupano le Alpi e spingono innanzi altri popoli sottomessi da loro come i carni. La lotta fu lunga ed ostinata, ed i veneto-illirici dopo una tenace resistenza, furono a poco a poco respinti dai loro limiti incastellati, sempre più addietro verso l'Istria dai barbari e bellicosi avversarî. Le tracce delle successive sconfitte son rivelate dagli strati archeologici e Strabone ne è il testimonio storico quando parla di Trieste come di una sede carnica. È nel fervore di questa lotta secolare che il gran nome di Roma fa la sua prima apparizione nella storia antichissima della nostra regione. Ambedue i popoli erano in buone relazioni coi romani al principio del secolo II a. C. quando una colonna di celti, attraversata la pianura che le ostilità avevano resa deserta, si pose a fabbricare, in un luogo non precisato, distante 12 miglia da quello dove poi sorse Aquileja, un castellum. I veneti protestarono e i romani, cui questi movimenti celtici dovevan sembrare minacciosi, intervennero costringendo i galli a ritirarsi ed alle proteste di costoro per le violenze subite da M. Claudio in tale occasione, il Senato rispose intimando loro di non scendere dalle Alpi (188-185 a. C.).