Il dominio romano. Le vie commerciali.

Il dominio romano. Le vie commerciali. I pericoli che potevan derivare all'Italia settentrionale dalla lotta celto-veneta persuasero il Senato a fondare nel 182 a. C. una colonia latina nella pianura friulana poco lungi dai lidi del mare, colonia che fu chiamata Aquileja e doveva divenir poi uno dei più grandi centri commerciali della romanità. Di là i romani mossero spedizioni verso la Dalmazia e verso il nord per assoggettare completamente la regione, giovandosi spesso delle lotte che dividevano i varî popoli. L'ultimo fatto guerresco di questo periodo fu la spedizione di M. Emilio Scauro fra i taurisci (115 a. C.) che assicurò le buone relazioni di costoro con Roma, e la sicurezza dei valichi alpini a nord di Trieste che quei popoli tenevano: da quel tempo in poi tutta la cerchia delle Alpi orientali fu in potere dei romani.

Non si sa con certezza quali fossero i confini dell'Agro colonico aquileiese; par certo nondimeno che esso abbracciasse buona parte della pianura al di sotto di Udine e Cividale, mentre ad ovest dovette lasciar libero il territorio in cui sorse più tardi la colonia Julia Concordia. I latini dedotti dal Senato romano a popolare Aquileja, dilatarono ben presto nella regione la lingua ed i costumi romani, innestandoli su quelli delle genti celtiche e venete che li attorniavano. Questa profonda penetrazione fu dimostrata dalle pazienti indagini toponomastiche del compianto prof. Wolf[288], da cui risulta che se la terminazione icco ed acco di moltissimi nomi di luogo friulani, è da ritenersi di indole celtica, nondimeno la base, su cui il suffisso celtico terminale s'innesta, appartiene di regola all'onomastica romana. Così per esempio Laipacco, l'antica Laviacus si deve intender formata dal nome proprio romano Lavius che si trova in patere aquilejesi, e dal suffisso acus; così Rubeniacus oggi Rubignacco, deriva da Rubenius altro nome proprio romano, che si trova in iscrizioni della regione, congiunto al solito suffisso e così via. Questi nomi di luogo appartengono ad antichi fundi romani e cioè a grandi poderi, di cui era disseminata la pianura ed il pedemonte, che portavano il nome dell'antico proprietario; dobbiamo pensarli organizzati secondo le regole dell'economia agraria romana, colle terre coloniche e quelle servili, rette dalla villa (cfr. il friulano vile per paese) padronale dov'eran l'abitazione, gli horrea del proprietario e le case dei coltivatori.

L'estendersi dell'elemento romano nel paese dovette però procedere di pari passo coll'importanza sempre maggiore che il paese stesso ebbe per i Romani e col tramutarsi che fece Aquileja da semplice colonia militare a grande centro commerciale e ad uno degli strumenti più importanti di quella politica di espansione metodica, regolare della dominazione romana al di là delle Alpi che comincia coll'Impero.

Perciò furono meglio regolate e assicurate le strade che attraverso il piano mettono ai valichi alpini. Il nostro territorio presto abbandonato dalla Gemina di cui un braccio andava verso Trieste lungo il mare, l'altro attraverso la valle del Vipacco nei monti, era invece percorso per lungo dalla Via Julia che passando ai piedi di Udine si dirigeva per Tricesimo ed Amaro al valico di Montecroce, ed era attraversata dalla Postumia che da Cittadella, Castelfranco, Oderzo metteva a Codroipo e di là attraverso la campagna a Cormons. Oltre a queste, altre dovettero esservene che non hanno nome, ma tuttavia ebbero certo frequenza di transito. Tale quella che senza dubbio congiungeva Aquileja e Cividale e di qui poi muoveva verso le chiuse di Plezzo (ad Silanos?); tale l'altra che, come c'insegna Venanzio Fortunato, dalla Carnia scendeva per Osoppo e Ragogna verso Codroipo e di là poi verso Julia Concordia. Strade queste che vennero assicurate con castelli destinati nel tempo stesso a presidiare le vie ed a porgere i mezzi di rifornimento all'esercito in marcia.

Lungo queste strade dovettero esistere nei primi tempi delle cannabae, piccoli centri dove qualche mercante aquileiese stabilì dei fondaci per lo smercio e lo scambio dei prodotti, e ricoveri per il riposo dei viandanti e dove i legionari romani tenevano le loro famiglie. Coll'organizzazione della provincia pannonica ed il suo successivo ampliamento nel II secolo d. C. il traffico delle regioni settentrionali ed orientali verso l'Adriatico crebbe moltissimo ed Aquileja ne ebbe ricchezza e potenza. Le borgate situate lungo le strade commerciali e militari ne trassero pure incremento: così avvenne che sulla Julia superiore sorgesse, probabilmente da antiche cannabae, il Forum Julii carnico (Zuglio) e sull'altra via del Natisone il Forum Julii orientale (Cividale) probabilmente al tempo di Cesare o di Ottaviano prima che questi si dicesse Augusto; l'uno e l'altro furono piccole comunità di cittadini romani ordinate dai magistrati per la sicurezza e comodità dei traffici. Quei due Fora furono poi più tardi elevati al grado di colonia: l'orientale prima dell'avvento di Claudio all'impero, il carnico durante il reggimento di questi[289]. Alla colonia di Giulio Carnico dovette essere aggregata Glemona, che aveva magistrati vicani ed abbracciava col suo territorio la media valle del Tagliamento. Altri notevoli centri abitati, fra il Tagliamento e l'Isonzo, furono poi presso il colle ove oggi è S. Daniele e poi Tricesimum, Reunia (Ragogna) ed Osoppo; antichità romane notevoli si trovano a S. Pietro al Natisone ed altrove.

Nel Forum Julii orientale troviamo lapidi che ricordano le importanti magistrature romane del luogo: i quatuorviri iuri dicundo principali amministratori della res publica che presiedono l'ordo municipale, i sexviri che ordinano le feste ed i giochi pubblici; gli Augustales, corporazione onorifica cui si accede dal sevirato o per decreto dei decurioni; troviamo altresì il patronus della colonia, scelto fra i cittadini più eminenti.

Anche a Gemona, le pietre iscritte, ci recano memoria dei magistrati vicani: il curator ed il patronus.

Certamente i cittadini che facevan parte di queste nostre comunità erano in buona parte liberti, non mancavano tuttavia i liberi appartenenti a vecchi ceppi romani come ad esempio il P. Fabius Pudens che è patrono del municipio forogiuliese, e la stolata femina Valeria Maximilla che vi fu sepolta. Il governo aveva nella regione alcune stationes per la riscossione delle gabelle; una lapide di Montecroce ci mostra come appunto a Gemona si riscuotesse il portorio dell'Illirico. A possessi imperiali in Friuli sembra poi alludere una lapide cividalese ove si ricordano due Servi Caesaris.

La grande prosperità cui assurge Aquileja vi richiama un gran numero di speculatori, negozianti, ricchi proprietarî dalla Macedonia, dalla Siria, e persino dall'Egitto. L'influenza della grande città «italorum emporium opulentum imprimis et copiosum» come dice l'imperatore Giuliano, diffuse nella provincia le arti più squisite: lo dimostrano gli scavi di Zuglio colla grande statua in bronzo del procurator di Claudio, C. Bebio Attico, e così le trabeazioni graziosamente scolpite, i musaici, le belle fistulae decorate, le oreficerie, i vetri cividalesi, le tombe famigliari di Glemona; le lapidi ci tramandano nomi d'illustri famiglie romane che abitavano qui come i Valerî, i Fabî e più tardi i Decii; l'agricoltura poi era celebre in tutto l'impero per la bontà dei suoi prodotti.