Cividale. Ponte del Diavolo, visto da nord.

Nulla ci dicono le memorie di questi tempi sulle condizioni del Friuli durante il procelloso governo di Narsete; con tutta probabilità, nei nostri paesi, si dovette combattere aspramente da bisantini e da franchi dal 555 sino al 565 anno in cui riuscì finalmente a Narsete di cacciarli. Qualche traccia della signoria bisantina rimase in Friuli nella organizzazione militare e nel sistema delle strade imperiali. Certo parecchie fra le arimannie del successivo periodo longobardo, colonie di guerrieri-coltivatori cui era affidata ereditariamente la custodia di un castelliere che sbarrava una valle alpina, o la vigilanza di una strada militare, o che erano collegate al sistema di fortificazioni di una città, si richiamano, per l'origine dell'istituzione, alle stratie, istituzioni consimili del sistema militare limitaneo bisantino. A questo sistema appartengono anche gli excusati che son pure ricordati da posteriori documenti friulani e così le strade basiliche (imperiali) di cui troviamo ricordo nella toponomastica friulana, specialmente nel basso Friuli dove la signoria bisantina fu più forte, ma anche nel medio, come presso a S. Daniele sulla classica strada che viene da Ragogna, e nel nodo di Basaglia-penta (cinque strade)[292]. Molti, fra i castelli che coronano le alture friulane, richiamano di certo la loro origine a questo periodo in cui la difesa delle frontiere orientali d'Italia dovette restringersi forzatamente al medio e al basso Friuli, mentre nel periodo più antico essa era assicurata dai valli e dagli oppidi del Norico e della Pannonia.

Fig. 20ª. — Il castello di Ragogna.

I Longobardi. Cividale capitale del ducato.

I Longobardi. Cividale capitale del ducato. Queste difese non giovarono però a tener lontani i barbari. Mentre i franchi posavano, divisi da discordie intestine, nel 568 un nuovo e possente nemico si avanzava per la piana ed aperta via di Lubiana verso il Friuli, e ne doveva poi reggere pienamente le sorti per due secoli. Alboino, come sembra, occupò la regione senza colpo ferire e costituì Forogiulio sede del primo ducato longobardo al comando del suo parente Gisulfo, lasciandogli un forte nucleo di armati che furon poi assegnati alle molte arimannie sostituitesi, come si disse, alle stratie. Così ne rimasero muniti molti castelli friulani. Di alcuni di essi ci risulta il nome ed appartengono tutti alla nostra zona, Cormons, Artegna, Nimis, Ragogna, Osoppo, Venzone, S. Daniele, Lavariano. che sono ricordati dagli scrittori e documenti del tempo ed anche Udine dove si conservano sculture che si possono attribuire senza sforzo all'età longobarda, senza parlare di Gemona che rimase anche in questo periodo uno dei centri più importanti della provincia essendovisi fissati oltre ai comuni arimanni anche taluni nobili (edelingi). Arimannie si trovano poi in moltissimi altri luoghi: Tarcento, Reana, Montenars, Fraelacco, Attimis, ed altri, senza contare quelle di Rubignacco, Gagliano ecc. attorno alla capitale del ducato. Questo si costituì coi suoi sculdasci e decani a similitudine dell'esercito.

Quali siano state le sorti della popolazione romana in Friuli non ci si può avventurare a dirlo. Certo, il fatto stesso della facilità estrema della conquista, riferitoci da Paolo, che pure doveva, meglio di ogni altro, conoscere le tradizioni locali, sembra dimostrarci che vi furono accordi, come accadde a Treviso, a Vicenda, e altrove. Sembra che le guarnigioni bisantine si siano, quanto ai nostri paesi, ritirate a Grado, e ad Oderzo, città, quest'ultima, dove risiedette poi il duca bisantino di queste regioni, che col mare comunicava più facilmente e fu poi presa da Rotari. Le grandi famiglie, che pare vi avessero dominii come i Decii[293], abbandonarono certamente i luoghi prima della venuta dei barbari e si ritirarono nei territorî bisantini, alcuni proprietarî furono poi uccisi nei primi anni di disordinato dominio, ma non si può escludere che parecchie schiatte di medî e piccoli proprietarî siano sopravvissute; come si sa, i racconti del Diacono non escludono affatto questa possibilità. Rimase di certo poi il popolo dei coltivatori che, probabilmente, ebbe a soffrire poco per il mutamento. Cambiò padrone, null'altro; la grande donazione dei nobili friulani Erfo, Xanto e Marco alle badie di Sesto e di Salto[294], unico documento friulano dell'età longobarda che ci sia rimasto, ci mostra largamente come l'ordinamento della proprietà fosse rimasto lo stesso dell'età romana, coi suoi coloni, coi suoi servi, colla organizzazione dei varî poderi ecc. Del resto lo stesso carattere assolutamente romanzo del dialetto friulano dimostra apertamente quale si mantenesse attraverso i secoli barbari la gran massa della popolazione. Questo non vuoi dire però che la occupazione longobarda non fosse intensa: soltanto s'intende che una popolazione romana numericamente preponderante rimase in paese, come dimostrano i patti dotali, e l'organizzazione della famiglia in fraterna compagnia, istituti della romanità decadente che rimangono consuetudinari nelle nostre plebi. I longobardi, da parte loro, conservarono a lungo i proprî costumi e la propria lingua, e lo dicono i racconti di Paolo Diacono relativi al Friuli; soltanto verso la fine della loro dominazione indipendente, sembra si accostassero alle arti ed ai costumi romani.

A mantenerli fieri e gagliardi giovò di certo il perpetuo stato di guerra contro gli ávari e contro gli slavi.