Invasioni degli Avari e degli Slavi.

Invasioni degli Avari e degli Slavi. Paolo Diacono, come si sa, ci fa conoscere molti episodî di queste terribili lotte e sarebbe qui troppo lungo il descriverli. Particolarmente importante per noi, è la prima invasione avarica per la morte del Duca Gisulfo e per il fantastico episodio di Romilda, cantato poi tante volte nelle successive età, e per l'incendio di Cividale e di molti altri luoghi della provincia, incendio che ci tolse probabilmente gli ultimi avanzi dei monumenti romani ancora esistenti. La seconda invasione scatenata, come dice Paolo, dagli accordi di Grimoaldo e del Kagan degli ávari ai danni di Lupo duca del Friuli e competitore di Grimoaldo stesso nel trono d'Italia, non fu così fatale perchè dopo l'uccisione di Lupo, Grimoaldo fatto accorto che alla fine gli ávari si sarebbero stabilmente impadroniti di una fra le più importanti provincie del Regno, mosse in soccorso dei suoi comprovinciali.

Ma un altro avversario sovrastava: gli slavi. Anche questi furono attirati dalle fatali discordie dei longobardi. Paolo Diacono ci narra infatti come Arnefrit, il figlio di Lupo, calasse dalla Carantania (dove gli slavi, sconfitti i Franchi, si erano assisi) alla testa di un corpo di slavi, presso i quali si era rifugiato dopo la morte del padre, sperando ricuperare col loro aiuto il ducato, ma poi fu rotto dai friulani presso Nimis. Sembra quindi che, questa prima volta, fossero discesi dal nord e che per il valico di Attimis si dirigessero verso Cividale. La prossima invasione percorse invece la via orientale e cioè il canale del Natisone se, come sembra, furono affrontati dal Duca Vettari e sconfitti a Broxas non lungi da S. Giovanni d'Antro dopo di che ritornarono nelle loro sedi carantane: ciò mostrerebbe che in quei tempi ancora le valli montane non erano occupate stabilmente da loro. Certo però disturbavano continuamente i pascoli vicinali dove i pastori friulani tenevano le lor greggi, come ci insegna Paolo Diacono. La battaglia decisiva vinta dal valoroso duca Pemmone avvenne poi a Lauriana, probabilmente nell'alta valle della Drava ed i confini longobardi ne furono stabilmente assicurati.

Un ducato così ampio, con milizie avvezze a diuturni combattimenti, non poteva a meno di avere, in tempi come questi, grandissima importanza.

Il periodo più splendido del ducato Longobardo. Il patriarca a Cividale.

Il periodo più splendido del ducato Longobardo. Il patriarca a Cividale. Uomini animosi presero le mosse di qui per cingere la corona italiana come Grimoaldo, ed i due fratelli Ratchis ed Astolfo, ovvero perirono nel tentativo di carpirla come il duca Lupo ed Ansfrit di Ragogna, e l'esercito friulano fu tenuto in gran conto da chi voleva dominare la penisola come ci mostrano le premure di Alahis per ottenerne l'aiuto nell'impresa contro Re Cuniberto.

Il periodo più splendido fu certamente l'ultimo, in cui i figli del valoroso Pemmone salirono, l'un dopo l'altro, sul trono longobardo. Fra le mura di Cividale risiedeva allora il Patriarca Aquileiese che aveva abbandonata l'antica sede esposta alle incursioni bisantine ed era rimasto poi per lunghi anni a Cormons, mentre nella capitale dimorava il vescovo del Forogiulio carnico. Il vescovo carnico fu espulso dal suo palazzo dal Patriarca Callisto che per questo venne imprigionato dal Duca Pemmone. Però Liutprando Re cattolico e fine politico sostenne il Patriarca, ed il Prelato divenne così quasi un primate dell'Italia longobarda in larvata opposizione col Pontefice. Tale Sigualdo successore di Callisto che assume titoli pomposi, nei suoi documenti, quasi ad emulare il capo della Cristianità.