I nemici dei patriarchi. Non che però la vittoria fosse definitiva; tutt'altro! Nel seno della regione stessa covava un nemico ambizioso e gagliardo cui facevano capo i feudali a lui legati da rapporti di vassallaggio per feudi concessi, o che addirittura risiedevano in sue terre, e cioè il conte di Gorizia. Ma non questi soltanto stendeva la mano sul Friuli; il germanesimo vi penetrava anche per un'altra via: Pordenone, che se da Pertoldo, nei tempi della sua maggiore potenza, era stato tenuto come proprio, era poi al tempo del Montelongo ricaduto in mano dei duchi di Stiria che per un certo tempo esercitano una notevole supremazia in Friuli specialmente quando vengono in potere del retaggio dei duchi di Carinzia. Più tardi vedremo poi un altro potente signore tedesco, il duca d'Austria intromettersi violentemente nelle cose del Patriarcato.
Ma se i nemici tedeschi insidiavano così l'indipendenza e la nazionalità stessa del Friuli, altri nemici italiani stavano in vedetta minacciando il potere politico del Patriarca: tali i Caminesi che fra la fine del sec. XIII e il principio del XIV fanno ripetuti e gagliardi tentativi per impossessarsi della provincia, e Venezia che non cessa mai di insidiare il Patriarcato, agognando nei primi tempi i dominî aquilejesi della sponda orientale dell'Adriatico, e poi lo stesso Friuli. I Veneziani sin dal XIII sec. tenevano loro ufficiali ad Aquileja e cercavano di stringere a sè, con rapporti di vassallaggio, i fedeli del Patriarca: più tardi poi, come vedremo, avvincono alla propria politica con denaro e con la fine arte diplomatica di cui erano maestri, famiglie potenti e comuni principali del Friuli. Certo, per essi la regione friulana-istriana rappresentava da un lato uno strumento importantissimo per la prosperità del loro commercio facendovi capo alcune delle strade di Germania, dall'altro una continua minaccia perchè i porti del basso Friuli, e Trieste in special modo, potevano esser, alla potenza Veneta, formidabili concorrenti.
Nella storia del Friuli convien considerare quindi sempre il giuoco di questi fattori esterni che molte volte, più che gl'interni, determinano gli avvenimenti. E la storia del Friuli è in questi secoli un seguito continuo di guerricciuole, di assalti di fendatarî contro comuni, di comuni contro castelli, discordie sanguinose, il più delle volte fomentate dai pretendenti esterni.
Alla morte del Patriarca Gregorio che era stato imprigionato dal Conte di Gorizia e liberato soltanto per l'intromissione del Re di Boemia Ottocaro, Cividale vien ferocemente contesa fra i partigiani di questo e quelli di Filippo duca (o almeno pretendente) di Carinzia. La lotta fra i due contendenti fu poi interrotta dopo la elezione del Patriarca Raimondo della Torre per la morte di Filippo e per le ostilità scoppiate fra il Re tedesco Rodolfo I, ed Ottocaro. Il Patriarca Raimondo, anche per la notevole forza della sua casa, tenne abbastanza saldamente il potere e cercò di riconquistare sui veneziani i dominî che questi avevano tolto al Patriarcato da Duino all'Istrie. Per questo egli cercò di tenersi amico il Conte di Gorizia e con una politica poco antiveggente consentì alla cessione, che la casa di Mels fece a questi, di Venzone, la vera chiave, in quei tempi, del Friuli settentrionale (1288), preparando così una serie di asprissime lotte alla chiesa aquilejese ed al Friuli.
L'accrescimento di potere del conte di Gorizia e le continue minacce dei Da Camino condussero più tardi ad una vera egemonia dei Goriziani in Friuli. Già la forza dell'esercito patriarcale, abbastanza esigua, si vedeva diminuita dalle sanguinose discordie scoppiate verso la fine del secolo XIII fra la casa di Zuccola, detta così dal castello presso Cividale di cui esistono oggi appena le ruine, e quella di Castello (Frangipani di Tarcento) per la eredità del gran barone Walterpertoldo di Spilimbergo, discordie che diedero nuovo modo ai Caminesi ed ai Goriziani d'intromettersi nelle interne faccende del paese. Durante i tempestosi patriarcati di Pietro Gera (1299-1301) e di Ottobono de' Razzi (1302-1315) le nostre pianure furono corse in guerra quasi di continuo.
È interessante notare come ora le comunità prendano una parte sempre maggiore nella politica del paese. Dal 1299 al 1307 si può dire che le comunità lottino di continuo contro i feudali per impedire l'egemonia del conte di Gorizia nella provincia. E contro di esse si dirige poi il maggior sforzo dei collegati diretti da W.P. di Zuccola-Spilimbergo, in questo tempo principale feudatario della regione, quando si riprendono le ostilità. Nel 1308 le truppe assalitrici degli spilimberghesi giungono fino nel cuore di Cividale ed a mala pena i cittadini riescono a respingerle, nell'anno successivo Walterpertoldo trova poi la morte in un asprissimo tentativo di scalata alle mura di Udine in cui è assistito da Gerardo Da Camino. Il Patriarca per cercar salvezza deve piegare intieramente alle pretese del Conte di Gorizia; dal 1310 fino alla venuta del patriarca Pagano questi sia il vero signore del Friuli; risiedeva a Cividale, aveva posti suoi ufficiali nelle gastaldie patriarcali, nel 1313 Gemona gli aprì le porte, e il Patriarca a mala pena poteva tenere Udine.
Soltanto il ritorno al governo del Friuli della potente e ricca consorteria dei Turriani potè liberare il paese, per un lungo periodo, dal Conte di Gorizia; nel 1319 Pagano sborsò 6000 marche di denaro (circa 4 milioni di valuta odierna), per aver di ritorno i luoghi occupati dal Goriziano e dovette lasciargli in pegno ancora le valli slave (capitanato di Arisperg) e quelle carniche. Il governo di Pagano è uno dei periodi più notevoli della storia friulana; tenuto in rispetto il conte di Gorizia che era occupato nel governo di Treviso, posto un freno ai feudatarî, il commercio potè espandersi, e i mercanti fiorentini e lombardi sotto il patronato dei ricchi Turriani che, dopo la rotta di Vaprio, si rifugian tutti dalla Lombardia in Friuli, hanno libero campo ai loro traffici. In questo periodo si organizza più saldamente il parlamento e si disegna in particolar modo il potere del Consiglio del parlamento che, come già si vide, costituiva una specie di ministero della repubblica friulana.
L'importanza acquistata da Udine. I Savorgnano. Il patriarca Bertrando.
L'importanza acquistata da Udine. I Savorgnano. Il patriarca Bertrando. L'aumento di traffico che, con la pace, ha luogo nella regione, accresce l'importanza delle città e in particolar modo di Udine che va eguagliando rapidamente Cividale, in attesa di superarla alla metà del sec. XIV. A Udine aveano fatto la lor sede principale le società bancarie toscane, e anche i nobili prendevano parte alle loro operazioni e in particolar modo i Savorgnan che, dal loro castello presso Tarcento, vi avevano fissata stabile dimora. Nei documenti del tempo ci restan memorie di colossali operazioni finanziarie che questi grandi signori conducono a termine col Patriarca, e coi principati germanici insieme a potenti case toscane come i Soldonieri.
Dal tempo di Pagano sembra datare anche l'assoluta preponderanza che la casa Savorgnana esercita a Udine dove dopo lotte sanguinose riesce, coll'aiuto di Pagano e dei Cividalesi, a sopprimere i proprî rivali. Nel breve periodo che corre dal 1320 al 1333 i Savorgnan stesero il loro dominio sui Forni della Carnia, su Osoppo, Cergneu e Flagogna contesa aspramente loro dai di Castello. Poi con Bertrando furono strumento principale dell'aspra lotta con cui questi cercò di liberare il paese dalle preponderanze straniere e continuarono la sua politica anche quando quello cadde sotto i colpi dei congiurati alla Richinvelda. Quanto c'entrasse Venezia in questa politica di Udine e dei suoi signori non si può dire con sicurezza: però alcuni documenti ci mostrano come i rapporti fra Francesco Savorgnan e la Serenissima dovessero esser molto stretti. In ogni modo è su di un nuovo e poderoso elemento che si deve contare d'ora innanzi nella storia friulana. La borghesia industriosa e commerciale di Udine si faceva innanzi nella politica friulana e vi prendeva una posizione eminente, ed i Savorgnan ne erano i vessilliferi. Venezia verso la quale, come il prossimo gran centro commerciale, questa borghesia Udinese non poteva a meno di gravitare, doveva più tardi farsene scudo a conquistare il Friuli.