Bertrando fu certamente una fra le più grandi e belle figure che ci offrano i Patriarchi aquilejesi: il suo duro genio ebbe grandiosità di concezioni ed energia implacabile nel porle in opera. Le truppe friulane che sino allora s'erano acquistate buon nome combattendo assoldate in paesi lontani, oppure in guerre fratricide, furono da lui condotte risolutamente contro i secolari nemici del Patriarcato. Rizzardo da Camino, ultimo della sua casa, cadde combattendo a S. Vito, i fautori della contessa di Gorizia capitanati da W. P. di Spilimbergo furon sbaragliati a Braulins il 24 agosto 1336 e Venzone aprì le porte al vincitore che in pari tempo estendeva oltre Conegliano le frontiere del suo principato e spingeva poi le sue armi vittoriose fin sotto il castello di Gorizia (1340). E in pari tempo poneva le basi di nuovi ordinamenti amministrativi dividendo la provincia in quattro quartieri di qua del Tagliamento e uno di là, aumentava le difese, aiutando le comunità a riattare le proprie fortificazioni, si adoperava (1339, 1343, 1344) per dar vita ad uno Studio generale a Cividale, cercava di correggere i costumi e di frenare le usure.

L'azione di Bertrando poteva riuscire efficacissima per ricostituire saldamente lo stato patriarcale, ove non fosse stata di inceppo, da un lato la stessa indole del prelato troppo violenta e severa, dall'altro le segrete intelligenze che univano Cividale e molti nobili friulani ai conti goriziani. I due ultimi anni del suo reggimento furon turbati da gravi torbidi e la sorda lotta fra i Savorgnan e il Patriarca da un lato, e i Goriziani dall'altro giunse al punto di dar origine alla congiura macchinata da costoro, dai Portis di Cividale, dagli Spilimbergo e da altri, per la quale il prelato fu assassinato alla Richinvelda il 6 giugno 1350.

Le lotte col duca d'Austria.

Le lotte col duca d'Austria. Gli successe Nicolò di Lussemburgo fratello illegittimo dell'Imperatore Carlo IV che trasse atroce vendetta dell'eccidio squartando e martoriando i congiurati che potè aver fra le mani. La protezione imperiale rendeva abbastanza sicuro il governo del lussemburghese; tuttavia anch'esso non riuscì a domare i riottosi feudali, e dovette spesso rifugiarsi nella tranquilla solitudine di Soffumbergo, la bella villeggiatura patriarcale presso Faedis, lasciando che le frazioni nemiche si combattessero a lor posta, mettendo a ferro e fuoco il paese.

Un terribile nemico si disegnava intanto sull'orizzonte friulano e doveva porre in forse la dominazione patriarcale, il duca Rodolfo IV d'Austria che per il continuo dilatarsi dei suoi dominî stava ormai minaccioso ai confini settentrionali del Friuli. Il pericolo divenne grandissimo quando il Patriarca Nicolò morì e mancò quindi al Friuli la protezione che Carlo IV largiva al fratello. Il nuovo principe Ludovico della Torre era energico ed avveduto e cercò di riunire intorno a sè tutte le forze friulane per l'impari lotta. A tal fine mutò il governo di Cividale per rompere i legami che univano l'antica aristocrazia cividalese al partito feudale e cercò di farvi trionfare nuovi elementi democratici. Tuttavia malgrado l'unione delle comunità, dei Turriani, dei Savorgnan, la lotta contro il duca d'Austria non fu, nei primi tempi, meno disgraziata.

Movente occasionale furon differenze insorte fra mercanti tedeschi ed i gemonesi che per rappresaglia diedero l'assalto a Venzone ed alla Chiusa; S. Daniele aggiunse esca al fuoco assaltando le terre dei signori di Varmo parenti degli Spilimbergo principali sostenitori, questi, dei Goriziani e degli Habsburg in lega fra loro.

Nell'agosto 1361 Gualtierpertoldo di Spilimbergo sconfisse a Barbeano i patriarcali e mise a sacco i dintorni di S. Daniele, nel settembre successivo Rodolfo IV ed i Goriziani, presi Manzano e Buttrio, si diressero contro Udine. Le condizioni del Patriarca eran così disperate, che il disgraziato dovette consentire a recarsi a Vienna insieme a Francesco Savorgnan e Simone di Valvason i principali capi della sua parte. Il Patriarca divenuto ostaggio in mano del duca, fu liberato soltanto nel 1362 per l'intervento dell'Imperatore; nell'anno successivo il suo partito riprese forza in Friuli perchè Carlo IV, impensierito della minacciosa potenza austriaca, gli diede aiuto e più ancora perchè il Patriarca potè, a duri patti, ottener pace dai Goriziani irritati contro Rodolfo che aveva nel contempo carpita l'eredità del duca del Tirolo loro congiunto. I patriarcali ebbero in breve il sopravvento; spianarono i due castelli feudali che dai prossimi colli minacciavano Cividale, cioè Zuccola e Urusbergo (settembre-novembre 1364) e perseguitarono gli Spilimbergo fin dentro il loro borgo. Il Patriarca nel contempo venne a morte, ma pochi giorni prima aveva chiusi improvvisamente i suoi giorni anche Rodolfo; Francesco Savorgnan rannodò i suoi partigiani e continuò la lotta e gli riuscì finalmente a Fagagna di dare una rotta definitiva agli Spilimbergo ed alle truppe del partito austriaco. Venzone aprì le porte al Savorgnan che chiuse così gloriosamente questa prima êra dell'influenza austriaca in Friuli.

Il Patriarcato di Marquardo.

Il Patriarcato di Marquardo. La nomina di Marquardo di Randek, già cancelliere imperiale, ricondusse la pace nella regione e colla pace la vita normale delle istituzioni. Il Parlamento ebbe di nuovo riunioni regolari e si potè in breve condurre a termine l'opera cospicua delle Constitutiones Patriae Foriuli, corpo di leggi in gran parte civili e procedurali che formò il nucleo principale del diritto friulano sino alla caduta della Repubblica veneta[306]. Le constitutiones sono dovute in gran parte alla raccolta ed alla coordinazione delle costituzioni precedentemente emanate dal Parlamento, e dei principî giuridici stabiliti dalle sentenze di questo; tuttavia vi si trovano notevoli progressi. La linea femminile fu equiparata alla maschile nella successione, si proclamò la libertà di tutti i Friulani, si cercò di dar vita alla tutela romana ecc.

Oltre al regolare la vita del diritto, Marquardo protesse le arti ed a lui si deve la splendida ricostruzione del duomo di Aquileja[307]. Egli cercò pure di rialzare il commercio; accolse nei suoi stati i toscani perseguitati dalle scomuniche pontificie e la loro affluenza fu tale che nel 1369 Gemona potè costruire il suo palazzo civico con la gabella pagata dai toscani che tenevano bottega nelle sue mura. Lo sforzo principale che Marquardo durò per ristorare la vita economica del Friuli sta poi nel tentativo di assicurare per sempre alla nostra regione il suo porto naturale, Trieste. Per questo, l'energico prelato fece adesione alla lega contro Venezia e prese parte alla così detta guerra di Chioggia. Trieste fu dopo il 1369 presa e ripresa più volte dal Patriarca e dai Veneziani; Marquardo non aveva però la forza necessaria per assicurarsene il dominio contro i potenti nemici palesi o coperti che agognavano il possesso del porto adriatico: dissipato colla pace di Torino il pericolo veneziano, si fece innanzi il duca d'Austria il quale seppe così abilmente disporre le sue reti che nel 1382 gli riuscì d'impossessarsi pacificamente della città.