La perdita definitiva di Trieste fu fatale per il Patriarcato, dacchè ormai il commercio friulano doveva di necessità rivolgersi verso Venezia e raddoppiarsi così i legami che stringevano la borghesia e buona parte della feudalità della regione alla grande repubblica uscita ormai vincitrice dalle strette dei genovesi, di F. da Carrara, del Re d'Ungheria e del Patriarca uniti insieme.
Le ultime vicende del dominio dei patriarchi.
Le ultime vicende del dominio dei patriarchi. Il periodo veramente glorioso di Marquardo è l'ultima luce del secolare principato patriarcale. I suoi successori, insidiati dai potenti vicini che suscitavano di continuo fazioni e ribellioni, stremati nelle finanze, e per di più inetti, conducono lo stato a pieno sfacelo. I Savorgnan si accostano sempre più a Venezia, e con essi sta Udine e parecchie altre comunità e castelli; dall'altra parte sta Cividale che ha l'aiuto del Re d'Ungheria e di Francesco da Carrara signore di Padova e principale avversario dei Veneziani. Il primo cozzo delle due parti avverse avviene durante l'effimero reggimento del principe francese Filippo d'Alençon parente del Re di Francia cui era stato dato il Patriarcato in commenda ed era difeso da Cividale. Nel 1384 i Patriarcali hanno il di sopra in una battaglia presso Rubignacco, poi nel 1385 riprendono il sopravvento i collegati e, dopo la caduta di Gemona, Alençon dovette abbandonare il Friuli.
I Savorgnani trionfano e dal loro stesso trionfo son tratti irresistibilmente a idee di predominio. Qui sta, in gran parte, il motivo dell'aspro conflitto che nel penultimo decennio del secolo XIV scoppia fra il violento e dissoluto Patriarca Giovanni di Moravia, figlio naturale, come dicesi, dell'Imperatore Carlo IV, e Federico di Savorgnan. Il Patriarca volendo liberare d'un tratto lo stato Aquilejese da questa interna minaccia, fece il 15 febbraio 1389 sorprendere ed uccidere dai suoi sicarî il Savorgnan. Il sangue chiamò, al solito, altro sangue; Udine e il giovane figlio di Federico, Tristano, strinsero ancora più forte gli accordi segreti con Venezia e d'ora innanzi la repubblica giocherà la prima parte nella politica friulana ed, abbandonate le prudenti riserve dei suoi antichi padri, cercherà di ingrandire il suo dominio di terraferma annettendovi il Friuli. Il Patriarca cercò di rafforzarsi contro i nemici esterni ed interni col circondarsi di soldati tedeschi, col mutare le magistrature delle comunità per porvi suoi partigiani, e col tentativo di attentare alle libertà del paese per ridurlo ad assoluto principato. Udine però si mantenne sempre ostile, e Tristano Savorgnan andava tessendo congiure e macchinazioni contro l'uccisore di suo padre: il 13 ottobre 1394 il giovane signore di Udine uccise di sua mano il Patriarca.
Lo sparire del sanguinario prelato non diede, tuttavia, immediata vittoria al partito veneziano ed ai Savorgnan; per un certo tempo ancora ebbe prevalenza Cividale col partito opposto che, riceveva aiuti da Francesco da Carrara, dagli imperiali e dal Re d'Ungheria: son gli antichi legami stretti da Marquardo che ancora sorreggono il vacillante Patriarcato. Ma dopo il breve periodo in cui il romano Antonio Caetani resse con sufficiente tranquillità il Friuli, il partito veneziano ebbe finalmente il suo eletto nel Patriarca Antonio Pancera di Portogruaro. Come si poteva prevedere, Cividale dopo essere stata per poco tempo in pace col Patriarca, gli suscitò contro l'antica fazione carrarese. A rinfocolare la resistenza contro il Pancera giunse in Friuli Gregorio XII che cercava scampo dai Cardinali suoi avversarî che lo volevano deposto ed ai quali aderiva il Patriarca[308]. A Cividale si riunì il concilio bandito da Gregorio contro l'emulo Alessandro V. Gemona, gli Spilimbergo, i Prata e la maggior parte dei feudali aderivano agli avversari del Pancera; Udine sembrò prendere per un istante il sopravvento quando alla partenza del Papa le riuscì di sorprenderne la comitiva e di toglierle denaro e salmerie, ma tosto Cividale ed i suoi collegati ricevettero soccorso di buon nerbo di truppe dall'Imperatore e con ciò ebbero vittoria definitiva. Ad un tratto parve che le speranze del partito veneziano cadessero così interamente; nel 1411 Filippo Scolari generale di un esercito di Re Sigismondo d'Ungheria che aveva nel contempo ottenuta la corona imperiale, entrò a Udine e vi pose un capitano sfrattandone Tristano Savorgnan ed i principali suoi aderenti; il rivolgimento fu completo: gli avversari di Savorgnan ebbero per un decennio il governo di Udine ed i beni dei banditi furono posti all'incanto. Il nuovo Patriarca Ludovico duca di Teck e cognato del duca di Ortemburg rappresentante imperiale in Friuli sembrava saldamente assiso sul trono.
Il dominio di Venezia.
Il dominio di Venezia. Pochi anni bastarono però a mutare radicalmente la situazione. Tristano Savorgnan, da Venezia che gli aveva dato ospitalità e larghi aiuti, non posava; egli conservava ancora in Friuli castelli, amici e ricchezze e potenti aderenze in Italia e fuori che procurarono a suo favore perfino un voto del concilio di Costanza. Quando al Patriarca nel 1418 venne a mancare l'aiuto del Re ed Imperatore Sigismondo, egli non fu più in grado di sostenersi contro il partito veneziano che prendeva apertamente l'offensiva; il paese era d'altronde stremato di forze e il governo patriarcale era affatto senza denari, i feudali indebitati e in buona parte già avvinti di segreti patti con Venezia, le comunità rovinate nei commerci dalle guerre continue. Cividale che era già stata principale sostegno del governo patriarcale, e vedeva ora la rivale Udine in grazia presso il tedesco Patriarca, era tratta nelle spire del partito veneziano dalla speranza di poter ricuperare sotto il dominio di S. Marco l'antico fervore dei suoi traffici caduti in grave decadenza. Nell'11 luglio 1419 Cividale si arrese spontaneamente al generale Filippo d'Arcelli che comandava il corpo di occupazione veneziano e molte altre comunità e famiglie parlamentari ne seguiron l'esempio; così il 14 agosto Sacile e nella seconda metà dello stesso mese buona parte delle terre oltre Tagliamento ad eccezione di Prata che, dopo valida resistenza fu rasa al suolo il 23 settembre. Tristano Savorgnan tentò invano all'11 settembre l'assalto di Udine; la città doveva resistere ancora fino all'anno successivo.
Nella primavera del 1420 il Patriarca Ludovico tentò la riscossa con ausiliarî ungheresi e tedeschi, ma la resistenza di Cividale, cui pose l'assedio insieme agli udinesi, sventò il tentativo: anzi gli assediati in vigorosa sortita sgominarono le truppe patriarcali e presero prigione il conte di Gorizia. Questa vittoria dei cividalesi diede il segnale della resa anche alle terre che ancora serbavano fede al Patriarca. Il 6 giugno 1420 gli udinesi si acconciarono ad aprir le porte ai veneziani, e rientrò solennemente nella città, dopo dieci anni d'esilio, il Savorgnano. Seguirono l'esempio di Udine il 3 luglio i gemonesi ed il 16 quelli di S. Daniele e con ciò tutta la provincia fu in mano di Venezia. Il Patriarcato aquilejese, dopo tre secoli e mezzo di governo, cessava di esistere come potenza politica[309].
Il tramonto del potere patriarcale costituisce un fatto di grande importanza storica per il Friuli non tanto per il cessare del governo del prelato aquilejese la cui influenza a ben guardare era, nel complesso, così debole che il paese si può quasi dir retto da un'oligarchia repubblicana rappresentata dai membri parlamentari, quanto perchè a questo vacillante potere si sostituisce la poderosa e consapevole potenza di Venezia. Con ciò il Friuli che sin allora era stato di continuo, campo disputato delle influenze degli Imperatori, del Re d'Ungheria, del duca d'Austria, dei principi stiriani o boemi, del conte di Gorizia, dei Carraresi, di Venezia, è ridotto per sempre nell'orbita della politica italiana non solo per coercizione esterna, ma anche perchè tale era divenuto il volere della parte più influente della popolazione. Come vedremo, quasi un secolo dopo la dedizione, il Friuli è corso ancora una volta per parecchi anni dalle truppe austriache del Re Massimiliano, ma per quanto il soverchiare degli assalitori costringa talvolta gli abitanti a cedere alla violenza, è forza tuttavia riconoscere che, dove poterono, i Friulani si difesero con accanimento dall'assalto imperiale e che, dove pure dovettero cedere, rialzarono, appena fu possibile, il vessillo di S. Marco in gran fretta. Ciò contrasta di molto con i continui mutamenti di partito, colle frequenti leghe collo straniero, che son caratteristici nella politica friulana anteriore al 1420.