Lo sviluppo delle arti e delle scienze. Il prevalere della borghesia. Nè la trasformazione si manifesta in soli fatti politici: in tutta la vita friulana si fan più saldi quei legami che l'avvincevano già prima all'Italia, ma che subivano le alterne vicende degli avvenimenti guerreschi. Nel mezzo secolo di pace che il Friuli gode dalla conquista veneta alle prime avvisaglie delle incursioni turchesche esso matura in sè un rivolgimento che della travagliata provincia contesa fra germani, ungheresi, slavi, veneziani, fa un centro, non ultimo per importanza, della cultura italiana e questo centro si costituisce per eccellenza proprio nella parte del Friuli cui si riferiscono queste note. Non che pur nel periodo precedente non vi fossero testimoni di arti e di lettere, ma son scarsi e deboli e spesso lontani dalle correnti italiane. Il bellissimo duomo di Gemona ha caratteri quasi prettamente teutonici, le chiesette sparse nelle vallate del Natisone e del Torre sono dovute ad architetti slavo-tedeschi che continuano la loro attività sino alla fine del secolo XVI, bellissimi trittici in legno dorato, preziosi pezzi di oreficeria dei tesori di S. Daniele e Cividale son pure dovuti ad artisti austriaci: lo stesso magnifico ponte di Cividale è opera di un architetto carinziano: accanto a questi si trovano opere di artisti italiani come le chiese francescane, i palazzi comunali di Venzone, Gemona, Cividale, di più antichi monumenti romanici si conservano traccie persino nella romita valle di Lusevera ed alcune antiche pitture hanno carattere così prettamente italiano da essere state attribuite a pennelli toscani[310], ma certamente esse non si possono neppur da lontano paragonare alle belle fioriture del secolo XIV delle città venete. Più tardi invece, nei due secoli successivi, il paragone non è affatto sfavorevole al Friuli.
Lo stesso accade per le lettere. Nel grande movimento umanistico del trecento si cercherebbero invano nomi di friulani cospicui e quei pochi che salirono in rinomanza l'ebbero fuor di patria come il medico Mondino di Cividale, il poeta Pace, il filosofo Paolo Veneto[311], e qualche altro: conforme alla natura bellicosa del nostro paese è invece il fatto che la celebre scuola di scherma italiana del medioevo deva al Friuli il nome e l'opera del notissimo Fiore di Premariacco.
Dalla metà del '400 invece tutto il movimento artistico-letterario dimostra una vitalità intensa nella regione. Sono soltanto principî, però interessanti. La scuola dei Da Tolmezzo che coprì d'affreschi e di belle pale intagliate tante chiese del Friuli, il Belunello che ne illustrò altre, sono i primi rappresentanti di un movimento che dà poi nel '500 meravigliosi risultati.
Per le lettere si ponno ricordare per la nostra zona il cividalese Antonio Cremense che fu fra i precettori di Carlo V, il dictator Giovanni de Pitacolis di Venzone, e l'antiquario e bibliofilo Guarnerio d'Artegna che fondò a S. Daniele, col suo testamento del 1477, una biblioteca pubblica ricca di preziosissimi codici ed altri. E non dobbiamo dimenticare che l'arte della stampa s'introduce abbastanza presto: Cividale ebbe i primi libri a stampa del Friuli dallo stampatore girovago Girardo di Fiandra nel penultimo decennio del '400. Questo movimento ha in sè tale energia da non esser arrestato neppure dai terribili guasti delle invasioni turchesche, nè dalla lunga e disastrosa guerra derivata dalla lega di Cambray, nè dai rivolgimenti sociali del 1511: anzi è nella seconda metà del sec. XVI, al cessare di questi fatti, che esso ci dà i suoi più bei frutti. Egli è che esso ha la sua radice in un profondo mutamento sociale. Il regno dell'aristocrazia feudale finisce, e comincia quello delle borghesie cittadine. Il governo di Venezia che toglie ogni funzione politica ai castellani, toglie anche la ragione della loro supremazia; costretti a deporre le armi, essi emigrano alle corti straniere o se rimangono in città, vi imprendono una gara di lusso con la borghesia in cui hanno facile vittoria i mercanti arricchiti coi commerci che rifioriscono sotto la ferma e pacifica signoria veneziana. Ma questo ci spiega anche perchè le arti che si accompagnano a tale fastosità siano prettamente italiane, dacchè se l'aristocrazia feudale aveva ancora seguíti rapporti feudali, politici ed anche famigliari con genti d'oltr'alpe, la borghesia invece traeva la sua radice dalla Lombardia, dalla Toscana o dalle provincie venete o dal basso popolo friulano e perciò latino. La vittoria del partito veneziano conduce, in fondo, alla vittoria di questo elemento. La prevalenza della borghesia udinese nel parlamento divien così forte che l'emula Cividale nel 1553 domanda ed ottiene il suo distacco e la costituzione di un territorio separato, e più tardi sorgono violente e interminabili dispute nel parlamento stesso per la precedenza pretesa dai rappresentanti di Udine su tutti gli altri membri. A questo mutarsi delle condizioni sociali si accompagnano nella nostra regione gravi cambiamenti nei rapporti fra le plebi e le classi dominatrici. I nuovi bisogni rendono queste più avide di denaro e desiderose di nuove forme economiche che lo procaccino, d'onde continui attentati all'antico assestamento consuetudinario. D'altra parte le plebi, nel contempo, avevano acquistata maggior coscienza di sè: avevano militato nella milizia paesana (cernide), erano state accarezzate dai partiti politici ed aizzate contro gli avversarî, avevano visti antichi dominatori cader di sella e salire di nuovi. Così si accende una sorda lotta fra rustici e feudali, fra plebei e borghesi.
Le invasioni dei Turchi.
Le invasioni dei Turchi. Il disagio delle plebi è reso ancor più forte poi dalle sventure che travagliarono il paese fra la fine del secolo XV e il principio del XVI.
Prima fra queste fu l'invasione dei Turchi che, imbaldanziti per le continue vittorie riportate nei Balcani, dopo aver già minacciati i confini friulani nel 1415[312], si spinsero nel 1472 fino all'Isonzo, ma poi nel 1477, sconfitto il generale veneziano Giovanni Novello, devastarono, orribilmente, tutti i villaggi fra l'Isonzo e la Livenza del basso Friuli, guastando persino i dintorni di Udine e di Cividale; ancora più terribile fu poi l'incursione del 1499 in cui per la viltà di Andrea Zantani comandante delle truppe veneziane furono lasciati scorazzare per la pianura friulana fino a Porcia. Sanudo riferisce che bruciarono 132 villaggi d'onde portaron via robe e prigioni; a Valvasone una banda di ottocento villani armati cercò di far loro fronte, ma invano, e poterono ripartire indisturbati con le loro prede. La repubblica cercava di provvedere alle difese: nel 1478 aveva costruiti ripari fra Lucinico e Gradisca cui concorsero tutte le città di Terraferma: nel 1500, temendosi nel marzo una nuova discesa dei barbari, mandò Leonardo da Vinci nelle valli del Vipacco e dell'Isonzo per studiare un piano di difesa e sembra che il grande ingegnere proponesse un sistema di briglie per alzare il livello dell'acqua in quei nostri fiumi[313].
Lotte fra Venezia e l'Impero. La difesa di Osoppo.
Lotte fra Venezia e l'Impero. La difesa di Osoppo. La guerra di Gradisca. Appena rimesse un po' le popolazioni dal terribile rovescio, nuovi danni preparavano loro le discordie suscitate dalla morte dell'ultimo conte di Gorizia, Leonardo, fra la repubblica veneta e l'Impero. I Goriziani avevano ricevuta dal Doge l'investitura dei loro feudi in Friuli, dopo la caduta del governo patriarcale, ma Leonardo, in esecuzione delle convenzioni di famiglia intercorse fra la casa di Gorizia e quella d'Austria lasciò erede nel 1497 quest'ultima di tutti i suoi beni e diritti. La Repubblica protestò, ma gli austriaci che già possedevano nel cuore del Friuli la contea di Pordenone, vennero in possesso tranquillamente dei vasti domini della casa di Lurn. Ciò fu semente di una lunga guerra e causa non ultima della celebre lega di Cambray. Nel 1508 la repubblica che era all'apogeo della sua potenza credette, con rapida mossa, di poter rivendicare i suoi diritti. Il suo generale Bartolaneso d'Alviano sconfisse i tedeschi nel Cadore prendendoli in mezzo, a Pieve, fra due colonne venete provenienti l'una dalla Mauria, l'altra da Belluno, e poi attraversata con le truppe vittoriose la Carnia scese al piano, espugnò e mise a sacco Cormons, occupò Gorizia e, coll'aiuto della flotta, rivolgendo l'assalto dal lato di Prosecco, prese infine Trieste.
Il 4 Dicembre 1508 fu stretta la lega detta di Cambray fra Impero, Francia, Spagna e il Papa e in primavera, sconfitto l'esercito veneziano alla Ghiara d'Adda, quasi tutta la terra ferma, meno Treviso e il Friuli, cadde in potere dei nemici di S. Marco. Nel Luglio 1509 le truppe imperiali attaccarono dai due lati il Friuli ma, a nord, la gloriosa resistenza di Chiusaforte, e nel basso Friuli quella non meno valida di Monfalcone permisero ai Veneti di organizzare la difesa[314].