La serie spetta per la massima parte al miocene medio, i conglomerati di Ragogna si ritengono però del superiore. Già in questa epoca forse la nostra regione era entrata nel regime continentale; tuttavia le formazioni sicuramente di tale natura finora note sono quasi tutte e forse tutte quaternarie. Esse poi assumono importanza notevole specialmente nell'anfiteatro morenico del Tagliamento a proposito del quale ne faremo parola.
Qui invece importa esaminare come e con quale disposizione i terreni che abbiamo brevemente descritto prendano parte alla formazione delle nostre Prealpi.
Tectonica della regione. Alpi e Prealpi.
Tectonica della regione. Alpi e Prealpi. Al qual proposito avvertiremo come, prescindendo dai limitatissimi lembi miocenici che compaiono nelle parti più esterne della nostra regione e in condizioni tectoniche non sempre ancora ben precisate, i terreni che la formano sono quelli che si succedono dal raibliano all'eocene medio, durante il quale lungo periodo geologico la regione, salvo una breve interruzione, alla fine della creta, fu costantemente nel regime marittimo. Il fatto però, che, se non nell'area da noi considerata, certamente nel Friuli occidentale, il tortoniano è ancora compreso nelle pieghe prealpine più esterne, mentre non lo è in quelle più interne, fa pensare alla circostanza, che nelle nostre Prealpi il ripiegamento cominciasse già verso il termine dell'eocene e proseguisse, almeno per le regioni più esterne, fino alla fine del miocene. Non è ancora accertato se esso andasse di pari passo colla progressiva emersione del territorio, ovvero se questa fosse posteriore; alcuni indizî accennerebbero poi ad un sollevamento in massa della regione avvenuto probabilmente nel pliocene, e misurante alcune centinaia di metri. Comunque, quale si sia l'età e la natura di questi movimenti orogenetici, essi ebbero, se non caratteri, certo conseguenze diverse nella regione più interna delle prealpi, in quella media ed in quella pedemontana.
Nella prima, che chiamai zona montana, la coltre dei terreni triasici (raibliano e dolomia principale), giuresi (calcari selciferi), cretacei (scaglia) ed eocenici, potente intorno ai 1500 m., appare sollevata e compressa in modo da costituire un fascio di pieghe ristrette, allungatissime, complicate localmente da accavallamenti (pieghe-faglie) e scorrimenti, arrovesciate, salvo alcune interne, verso la pianura. Queste pieghe sono dirette quasi esattamente da est ad ovest, deviano però assumendo direzione di sud-est in corrispondenza presso a poco all'Isonzo; trovano tuttavia la loro continuazione tanto oltre questo fiume, quanto in senso opposto al di là del Tagliamento. Le pieghe stesse presentano ondulazioni trasversali che si manifestano col diverso livello a cui compaiono le formazioni giuresi, cretacee ed eoceniche le quali costituiscono in generale i nuclei dei sinclinali. Queste formazioni e le ultime specialmente, dove l'erosione non le ha asportate completamente, non compaiono in genere nel fondo delle valli meglio incise, ma in limitati lembi sulle più alte insellature o nei pendii più interni; onde percorrendo il fondo delle valli del Tagliamento e del Torre la presenza di alcune pieghe può completamente sfuggire all'osservatore e si ha l'illusione che la formazione della dolomia principale, già di fatto così potente e diffusa, lo sia ancor maggiormente; onde pure l'impressione di un territorio ancora più nudo e desolato di quanto sia in realtà. Ciò non avviene della valle dell'Isonzo, in corrispondenza alla quale i sinclinali si deprimono assai, onde la presenza lungo il percorso del fiume, ovvero lungo i suoi affluenti, di ampî e ridenti bacini eocenici (Plezzo, Uccea, Dresniza) che ricordano, per le condizioni geologiche e geografiche loro, quelle delle prealpi Carniche (Claut, Erto).
Fig. 2ª. — Profilo geologico attraverso le Prealpi Giulie. Scala 1:150.000.
Si può tuttavia affermare che questa zona montana sia costituita, nel complesso, prevalentemente dalla dolomia principale, la quale del resto forma quasi totalmente anche i più interni gruppi montuosi delle Giulie, come quelli del Canin e del Montasio. Il paesaggio orografico di questi differisce però profondamente da quello dei rilievi prealpini, ciò che sta in relazione, anzitutto con la diversa struttura dei due territorî, poi con la diversa misura del sollevamento e infine con la diversa azione glaciale; là le grandi masse calcaree sono continue e in genere debolmente inclinate, qui disposte a zone e con forti pendenze, onde là il prevalere degli altipiani, qui delle catene; là le cime più eccelse raggiungono quasi i 2800 metri d'altezza, qui no toccano mai i 2000; là l'azione glaciale fu intensa in modo da dare alle cime ed alle creste l'impronta dell'alta montagna, qui più debole e limitata ai versanti settentrionali, onde forme di media montagna dovute al prevalere dell'azione delle acque correnti. Una misura della differenza altimetrica esistente fra le nostre prealpi e le alpi retrostanti può essere data dai seguenti valori di media elevazione: Gruppo del Canin: metri 1240, Prealpi Giulie occidentali: metri 690, Prealpi Giulie orientali: metri 380[17].
È solo in parte chiarito in quale rapporto tectonico stieno le masse del Canin e quelle del Krn, — che, oltre Isonzo, ne rappresentano la continuazione — con quelle della Prealpi: sembra però si tratti di una piega-faglia, per cui le dolomie del trias, sovraspinte verso mezzogiorno, possono poggiare anche sull'eocene. Meglio accertato è che la zona montana delle Prealpi è separata dalla submontana con una serie di pieghe faglie — dai vecchi geologi interpretate come vere fratture — che rappresentano l'accidente tectonico forse più notevole della regione. All'esterno di queste pieghe-faglie la coltre dei terreni sedimentarî — che qui è costituita diversamente da quella delle aree più interne, perchè diverso e più notevole è lo sviluppo della serie cretacea, come pure talora di quella giurese (calcari a camacee), e ben maggiore quello della eocenica — fu assai meno sollevata — onde in un sol caso sono a giorno le roccie triasiche — e corrugata in modo assai meno accentuato e direi quasi opposto che nella zona montana. Anzichè pieghe lunghe compresse e coricate, ne abbiamo di assai brevi ed ampie: si presenta cioè quella struttura che è stata detta ad elissoidi. Questi elissoidi hanno talora la gamba esterna raddrizzata, mentre i terreni più recenti che vi si appoggiano possono essere addirittura ribaltati verso il piano; onde si può parlare, sebbene il fenomeno non sia costante, di un grande rovesciamento pedemontano. Questa zona del rovesciamento ovvero del forte rialzamento degli strati, coincide col predominio dei terreni marnoso-arenacei dell'eocene, i quali però nel tratto fra Buttrio e l'Isonzo fanno forse parte di un piatto sinclinale che intercede fra gli elissoidi cretacei di Prepotto e di Salcano da un lato e quello di Medea dall'altro. Comunque sia, questa zona fra gli elissoidi e la pianura può chiamarsi pedemontana.