POLISSENA RANGONA A M. LELIA VISMARA.

Parerebbemi ben fatto che vi partissi di Villa, et ne venissi ad habitar alla città, perche intendo che il possente Re di Francia se ne viene in Italia con piu numeroso esercito che non hebbero Tigrane Re di Armenia, Radagaso Re de Gotti, et che non hebbero ne Xerse ne Seleuco, et hà seco huomini si bellicosi quanto mai havesse Cleomene, Pirro, Timoleone, Leonida, & Themistocle. mi è stato di piu rifferito, esservi molti & molti nel suo esercito, li quali di fortezza di corpo oltre l'esser esperti nell'arte militare non cederebbono a Cacco, a Milone, ad Erillo, & a Monico. paiono veramente a vederli di lontano tanti Poliphemi, tanti Enceladi, tanti Tiphei, & tanti Cromedonti: non so come questi Spagnuoli lor potranno star a petto, li quali paiommi in comparatione loro di statura simili al Nano di M. Antonio detto Sisipho, il quale era minore de dui piedi: & a quel picciol Canopa ch'era in delitie a Giulia nipote di Augusto lungo dui piedi & un palmo. Iddio ci aiuti & ne difenda dal gallico furore, ne ci lasci più vedere, quelle tante rovine che nell'Italia fecero pel passato & Iddio da mal vi guardi. Da Carpaneto alli VI. d'Aprile.

ISABELLA SFORZA A M. ISABETTA CASTIGLIONA CONFALONERA.

Mi dimandate la cagione perch'io non vada questa quaresima ad alcuna predica: la cagione si è, perche tutti questi nostri predicatori mi paiono non predicatori, & ministri della parola d'Iddio, ma istrioni certamente parerrebbemi di commettere minor peccato andando a vedere i giuochi Circensi, ò li Nemei se hora si usassero, che ad udir questi parabolani che ci contano i lor sogni con le lor cabalistiche fittioni, et lasciano star i sacri misteri della scrittura: mal influsso per certo è stato il nostro questa quaresima; ma chi sa forse che l'anno che viene, saremo ristorati. Iddio lo faccia, ne ci lasci per sua infinita bontà mancare il pane Evangelico, ne chi ce lo ministri con perfetto zelo.

Di casa nostra, alli VIII. Di Febraio.

GIULIA LUZAGA A M. PAULA LUZAGA CAVAGLIERA S.

Grandissima maraviglia m'hò preso intendendo quanto con poca patientia comportate che il cavaglier Pompilio, vostro carissimo consorte si sia partito di Vinegia, per veder Baruti, Damasco, Cipri, & il glorioso Sepolcro di Giesù: ma perche tanto mi tribolate voi? Sarà cagione questo viaggio di farlo anchora piu prudente ch'egli non è. pervenne Ulisse in quella maravigliosa prudentia & singolar accortezza per la lunga peregrinatione: ne li seppe dar Homero, il quale anch'esso molto peregrinando si dotto & si sagace divenne, maggior loda, che dire ch'egli veduto havesse molti paesi et molti vari costumi d'huomini, impararno già alcuni ad essere hospitali, per haver havuto lontani da casa loro, spesse volte bisogno dell'altrui hospitio imparerà di piu a sofferire de molti disagi, & cosi diverrà piu forte & piu gagliardo. l'era pur una gran vergogna che un si fatto cavagliere consumasse il fiore degli anni suoi tra Brescia & Manerbio, ne mai altro spettacolo li venesse davanti agli occhi, che vedere le spadoloncie cantare & saltare a guisa di pazzo: potrestemi forse dire non tanto mi doglio dell'absentia sua quanto che mi doglio de maritimi pericoli: temo non li venga voglia di passar Scilla & Caribdi, che sogliano sorbir le navi insieme con i passaggieri per li assidui concorsi de marini flutti: temo non li venga voglia di passare Malea (il promontorio della Laconia) pieno de scogli, il quale tra passando in mare, piu di cinquanta miglia, rende pericolosa molto quella navigatione: tutte le volte (direte per aventura) che mi sovviene del Caphareo quell'altissimo monte di Euboia, dove tanti & tanti già fecero irrecuperabil naufragio sono sforzata a tremar dal capo a piedi: cosi faccio quando mi sovviene delle Sirti hoggidi chiamate le Secche di Barberia che temiate .S. Paula mia non mi maraviglio punto, perche chi ama (come voi fate) hà giusta cagione di temere: ma dovereste pur persuadervi che essendo vostro marito amico d'Iddio, & essendo sempre vissuto da buon Christiano: ch'egli debba anchora haverne cura & difenderlo da monstri & terrestri & aquattici & dall'ira del mare, & dall'insidie de malvagi huomini: state sana. Da Manerbo, alli IX. d'Agosto.

CATHERINA BONVISI A LUCIA DA CA MAIORE.

Io ti hò posto Lucia alli servigi della .S. Lucretia da Este S. di Correggio, la quale di cortesia et di discretione credo che avanzi tutte l'altre Signore, non sol di Lombardia, ma di Thoscana: fammi (ti prego) honore servendola diligentemente: perche cosi facendo farai anchora utile a te stessa: l'ufficio tuo non sarà di una sol cosa, ma converatti far il pane, il bucato & aitar alla cucina, operar di tal maniera, che non paia alle lombarde le quali volentieri per la lor morbidezza uccellano le donne Toscane che siamo pastrocchie, & perche alquanto smemorata ti conosco, ne ti ricorderai delle usanze et del stile c'hai appreso in casa Bonvisi, ti voglio far alcuni ricordi: mi trema certo il cuore nel seno, che tu non ci facci qualche vergogna: per l'amor d'Iddio, fa di sorte, che tu non sii tenuta una petegola, buona da lavar cenci & non ad altro, & io sia giudicata femina di poco giudicio. fa che i tuoi bucati sieno fatti con ogni studio con ogni diligentia, & che non eschino piu sudici di quello che ne mastelli entrarono: pigliarai tre ò quattro camiscie per volta, et poralle nel rano tepido et chiaro, & col sapone sciacqueralle molto bene di roverscio: fatto che haverai questo; pigliarai tutte insieme que drappi che separatamente havrai lavati nel rano tepido; & li porrai in un gran mastello di rano ben bollente; ne haverai rispetto a logorar sapone, perche n'hanno facilmente copia grande, per la via di Genova, et di Vinegia. sovengati che se tu voi far bei bucati di lavare le camiscie separatamente dalle lenzuola, & le tovaglie similmente & i tovagliuoli, siano apartatamente lavati dall'altre cose. pon nella lisciva qualche poco di rasa di pino, & qualche foglie di alloro, per farli odoriferi: & sopra'l tutto avvertisci di non far bucato nel far della Luna: usa anchora non minor diligentia nel far del pane, ponci un poco di sale, & fa ch'egli sia ben fermentato che questo è precetto di Galeno: se la vernata troppo s'indugiasse a levare scalda il capezzale della piu minuta piuma che tu habbi et cuoprilo, et se vorrai che il lievito tosto anch'esso si lievi, porragli dentro una pietra molto ben infocata, ò vero un teschio caldo di sopra porrai: alla cucina fa che sii parimente netta, polita & sollecita, ne si trovi immunditia nelle cose che maneggierai: avanti che ti parti fammi motto, perche ti darò la ricetta di far una polvere che netta il peltro & fallo risplender al par dell'ariento: state sana. Da Forli.

PORTIA MELITA A M. GENEVRA ZIA HONORANDA.