Delle tribulationi che novamente (benche non alla sproveduta) vi sono alle spalle sopragiunte, me ne sono & per la carità christiana, & per il particolar amore che vi porto, istremamente doluta, sperate figliuola nel Signore, & vedrete ch'egli ve ne trarà fuori miracolosamente; & quando meno ci pensarete. & in cui potete voi meglio collocare & stabilire le speranze vostre? Se in altra cosa sperate, non sarà mai quella speranza senza timore, ma piena di vanità & la fortuna haverà mille aditi per turbarla, mille vie per ingannarla, il che non le fie mai conceduto sperando voi nel S. Dio, fontana di tutte le consolationi, refrigerio de tribolati, speranza delli oppressi, sostegno de deboli, verace ricchezza de poveri, il quale vi darà vita eterna & senza dubbio ve la darà, se perseverarete nella toleranza c'ho spesse volte in voi sommamente ammirato, parmi veramente impossibile che havendo in voi questa santissima virtù di patientia, non ci habbiate ancho l'altre virtù, essendo fra di loro, un certo legame, & una certa consanguinità che chi una ne possiede, paia di necessità che tutte l'altre ne possegga; & cosi per conseguente a chi ne manca una tutte l'altre gli manchino; & se questo si confessa da savi scrittori esser vero nelle virtù morali, che sarà poi nelle Theologiche? Quando vi piacerà venir a me, spero di darvi tutta quella consolatione che per me si potrà maggiore, & mostrarvi, quanto v'ami, & impressa nel cuor vi tenga: le nostre suore, hanno del continuo pregato Iddio per voi & se havete sentito alli di passati alleggiamento alcuno alli vostri affanni; n'è stato cagione la fede di sor Virginia; la purità di suor Agnola, la patientia di suor Alessandra, l'humiltà di suor Antonia, & la gran devotione della madre suor Catherina. Sarà vostro ufficio ringratiarle cortesemente. vi prometto che elle sono state si assiduamente inginocchioni, che s'hanno fatto il callo in su le ginocchia, come si legge in Egesippo che all'apostolo S. Iacopo per il molto orare avenne; ne altro intorno a ciò vi dico state di buona voglia, mirando con certa fidanza il cielo d'onde vi pioveranno un giorno in su le treccie, tante gratie, quante mai n'hebbe alcuna donna a l'età nostra. Dal Monistero di S. Antonio fuor di Correggio alli XX. d'Aprile.
CATHERINA VIGERA A LUCIETTA SERVAGGIA.
Tu mi dimandi consiglio per tue lettere, se ti dei maritare, & mi preghi con instanza, ch'io ti risponda. ecco che ti rispondo, & poscia che fra me stessa hò ben considerato la tua età, le tue conditioni, & l'humana necessità con la nostra natural fragilità; dicoti liberamente, che ti dei maritare; & qual cosa piu santa si pò al mondo fare? non hà instituito Iddio il matrimonio accio non venisse meno l'humana generatione in questo facendo ufficio di padre? non fu egli per meglio manifestar l'eccellentia sua instituto nel paradiso delle delitie? Niuna cosa piu degna, ne piu eccellente del matrimonio ritrovar, ò imaginar mi posso: imperoche in quello consiste la conservatione della generatione humana, la salute degli huomini, delle città & delle nostre facultà. Quante aspre guerre, quante mortali nimistà si spengono per virtù del sacro matrimonio? Qual piu gioconda & dilettevol cosa si pò desiderar di uno honesto marito che ti provegga ne bisogni & che ti difenda l'honore si che piglia marito; ma prima che lo pigli, prega Iddio, ti doni gratia di far buona elettione, pregalo instantemente prima che sposa divenghi. Se per il precetto di Hesiodo non è lecito al contadino di arar i Campi se prima alli Dei non sacrifica; quanto sarà men lecito prender marito ad una donna christiana et non invocar prima l'aiuto celeste? Cosi facendo, non dubiterò che pacificamente non viviate. Si come i legami, dalle Commissure, pigliano le forze, cosi le famiglie prendono vigore da lo scambievole consentimento del marito et della moglie. Si come il corpo nulla pò senza l'animo, ne l'animo suol esser sano, se il corpo non è gagliardo: cosi tra il marito et la moglie ogni cosa esser deve commune: Bisogna sopra ogni cosa che da matrimoni (se ne vogliamo gustare la dovuta dolcezza) sia rimossa ogni amaritudine, il che ne detter già ad intendere quelli, che sacrificavano alla Pronuba Giunone, cavandone il fele del sacrificato animale, & gittandolo all'altare: starai adunque di buon cuore riverentemente soggetta à tuo marito; perche tale la volontà del signore, Dio & maggior loda ne riporterai sendoli ubidiente, che rubella & contumace; non imitare alcune sfacciate femine che ad altro no aspirano che à tirranneggiare, à far nelle case delle sette, à rubare le maritali facultà & altri brutti eccessi commettere reputa che ogni cosa sia del marito, anchora che tu piu di lui recato ci habbi: si come il vino, dove molta acqua mescolata sia, non rimane per ciò di esser detto vino, cosi la casa sempre è detta del marito, anchora che la moglie ci habi la miglior parte; habbi di piu avertenza, che si come le linee & le superficie si moveno insieme con i corpi, cosi le buone mogli & nelle cose gravi & nelle giocose, & nelle prospere, & nelle avverse, accommodaransi sempre al marito, fatti vedere alla presentia di tuo marito: & nella absentia nascondeti, fa il contrario della Luna, laquale, si nasconde alla presentia del sole.
CATHERINA FREGOSA CONTESSA AVOGADRA A M. LUCIA SPINELLA.
Io vi hò con gran diligentia proveduto d'una Balia (partorite hora quando vi piace,) laquale fa piu latte, & migliore, che non faceva Philix nodrice di Domitiano: l'è piu amorevole verso de figliuoli, che non fu mai Ericlea balia di Ulisse: l'è di corpo piu sana, che non era Caphirna balia di Nettuno, & è solita di tenere i figliuoli con maggior politezza che non teneva Isiphile balia di Archemoro. se altro posso per voi, commandatime. Di Brescia.
F. N. ALLA R. ET IL. SUOR BARBARA DA CORREGGIO.
Leggendo alli di passati per sminuir l'affanno mio, come essendo gia Claudio adirato con Messallina sua moglie, ne potendo essa in alcun modo raddolcirlo, adoperò per mezo di cotal cosa Ubidia Vestale, che tanto è, come à dir Ubidia Monaca, & per virtù della detta donna si fece la pace, et riconciliaronsi quegli animi, che parevano si disuniti, & fra di loro si alienati, credei all'hora che non senza virtu celeste mi fussi abbattuta in cotal lettione, & cosi pensai di supplicar la riverentia vostra si volesse per carità intraporre à riconciliarmi col mio consorte, ilquale, à gran torto, et contra ogni ragione, s'è ingelosito di me per havermi ritrovata favellare di segreto, con un mio parente. Iddio sa la mia innocentia & chiamo in testimonio tutti li spiriti et celesti & aerei & terrestri & acquatici se si ragionò di cosa che casta & honorevole non fusse: se mai Reverenda madre la mente mia fu contaminata di impudico amore, et di dishonesta voglia, prego la terra mi si apra sotto i piedi, et mi ingiottisca à quella guisa che leggiamo che ingiottì Amphiaro Anchurro, Valerio, Torquato: Curtio, Core, Datan, & Abirone, & prego il Cielo mi caschi in su le spalle. affaticatevi adunque per l'amor d'Iddio in cosi santa opera perche innocente sono. so ben'io quanto sia grande l'auttorità vostra, non sol presso di lui, che vi adora, ma dico presso di ciascun che intelletto habbi venga almeno mentre favellarete per mio beneficio quella dea Pitho à sedervi in su le labra, acciò rimanghi persuaso che in modo alcuno colpevole non sono, ne altro amore, che il suo, il petto mi riscaldò giamai. ò Dio, tu che sempre amasti, & favoristi la innocentia, aiuta & favorisce me meschina, perche rihabbia la gratia del mio caro consorte, della cui memoria più dolcemente mi pasco, & mi nodrico, che non farei se del continuo mi cibassi di Nettare, & Ambrosia. Iddio vi doni forza, & faccia che la lingua vostra sia tale, qual il mio bisogno richiede. Di villa alli .X. di Aprile.
LIVIA BELTRAMA A' M. ADRIA DALLA ROVERE.
Voi dovete per cosa ferma tenere, che tutto il male alli di passati avenutovi nacque dal non haver voi potuto tener segreto quanto vi fu segretamente detto, l'è veramente la parola, simile all'unità, laquale, finche la non esce fuori de suoi confini, sempre rimane una, ma come l'esce, & entra nella dualità, incontanente moltiplicasi in infinito: finche ciò che detto vi fu rimase presso di voi, fu segretissimo, ne mai da veruno s'è risaputo, ma come incominciaste à conferirlo con quella vostra loquacissima creatura: s'è diffuso per ogni luogo, ne d'altro si ragiona hormai per le Barberie, e per le taverne, et per le Scuole de fanciulli. vostro adunque sia il danno che non sapeste tacere, saresti veramente scoppiata se non partorivi questo poco di segretuzzo. siete simile ad un vaso pieno di fissure d'onde si stilli et si versi da ogni lato ciò che v'è infuso: se venuto vi fusse nella memoria ciò che già disse un gran Capitano ad un soldato che dimandava di sapere non so qual cosa, non havreste (per aventura) si follemente peccato: egli li rispose. Se io sapessi che la mia camiscia cercasse d'intendere il mio segreto, me la trarrei hor hora di dosso et la gitterei nel fuoco. Non so veramente in qual cosa si possi mostrare maggior vanità di cervello, & minor prudentia: che in non potere contenere senza scoprirlo ciò che sotto il sigillo del silentio n'è dalli amici nostri commesso: se non potevate voi tenerlo celato, à cui tanto si apparteneva, come potevi indur l'animo à credere che altri lo tenesse? Voi havete fatto un'atto da fanciulla & da fanciulla siete stata trattata: ho voluto far la riprensione che voi meritavate, un'altra volta vi racconsolerò indolcirò l'amaricato cuore, imitando l'Apostolo: ilquale essendo turbato contra i Galati di una santa & giusta perturbatione, prima li sgridò acerbamente, & li disse con un tuono di voce tutto iracondo. O INSENSATI GALATE QUIS VOS FASCINAVIT? ne stette poi molto, che lor disse FILIOLI MEI QUOS ITERUM PARTURIO, pigliate (vi prego) ogni cosa in buona parte, & interpretate come si conviene al candore dell'animo vostro; ne dubitate gia che al mal occorso non se li trovi per noi opportuno rimedio: di Vinegia alli V. di Agosto.