PRESSO L'INCLITA SIGNORIA DI VINEGIA.
Havendo in un picciol volume ridotto molte lettere, da vari luoghi raccolte et da savie donne scritte, per publicarle poi al mondo per opra di diligente impressore: hò fra me stesso pensato esser quasi di necessità il dargli alcun protettore di molta autorità & di molto giudicio ornato; & questo accioche le maligne lingue nemiche de gli honori feminili, sbigottite si rimanessero di mordere, et di lacerar le Donne, anzi letto che si havessero coteste lettere, imparassero hormai à riverire et honorare questo nobilissimo sesso: ne hò saputo per hora, dove meglio ricorrere che à voi, il quale, di cortesia, & di lealtà potete fronteggiare con il piu honorato Cavalliere che il Sol vegga, ò che la terra calchi, à voi adunque le dedico, & à voi per conseguente toccherà la difensione contra la nequitia de Calumniatori (se alcuno ne apparirà) ne altro intorno a ciò mi accade dirvi. Iddio da mal vi guardi. Di Vinegia alli XXIII di Ottobre.
ISABELLA SFORZA À BUONA SFORZA REINA DI POLONIA.
Doppia molestia mi recò Altissima Reina chi mi dette la nova del stato vedovile, nel quale, hora vi ritrovate: doppia dico veggendo V. Altezza priva di si gran Re & di si amabile consorte; & a voi hora toccare quasi che di necessità l'amministratione di si ampio & di si florido Regno. Non mi stenderò già io a consolarvi per hora & supplicarvi che con forte animo sofferir vogliate si grave angoscia; sapendo di quanta prudentia ornata foste sin nelle fascie, & che persuasa siete dalle piu sante lettere, non morir mai quelli che muoiono nel Signore, ma dolcemente dormire, fin che il suono della Angelica tromba nel novissimo giorno li risvegli; ma sol pigliarò prosuntione, sospinta dalla riverentia & abondante affettione, quale hò sempre portato alla Corona vostra, di ricordarvi quanto sia grande il peso che in su le spalle havrete per l'avenire a reggere, vi pesarà forse piu che non pesò al forte Atlante la celeste macchina: imperoche tutte le Donne del Regno vostro & de vicini stati, si specchiaranno hora in voi, & da voi, torranno l'essempio & la norma di santamente governar le lor giuridittioni. Converavi Signora molte cose prudentemente dissimulare, & il tutto però sapere: alla sembianza del magno Iddio, che il tutto vede, ne in parte alcuna è simile a quei che vegono & converavvi conferir ne commodi de vostri vasalli quanto di giudicio, di consiglio, & di prudentia v'ha communicato la bontà d'Iddio, a quella guisa a punto che veggiamo la Luna refunder al mondo quanto di lume le hà communicato il Sole, ma sopra ogni altra cosa vi esorto Altissima Reina al non esser nell'esseguir la giustitia precipitosa: imitate Saturno, ilquale, quantunque fra i sette erranti tenga il supremo luogo, tardissimo però si move. Piacciavi anchora signora mia non disgiunger mai la sapientia di che Dio vi ornò, dalla Potentia ch'egli similmente vi dette: osservarno già que savi che scrissero dell'amministratione de Regni che si come era prodigiosa cosa il vedere le facelle di Castore & di Polluce disgiunte & di ottimo augurio il vederle accompagnate, cosi facesse di mestieri che in colui che regge altrui, apparissero accompagnate la Sapienza con la possanza. Habbiate cura che i poveri vassalli non sieno da piu potenti oppressi. Usisi ogni diligentia che la gioventu Polacca sia instrutta nelle buone arti & nelle honeste discipline, fatte ogni opra che si viva nel Regno vostro con amore et con timor d'Iddio, osservinsi le giuste leggi & le buone usanze. Governate Signora i sogetti vostri con quello affetto come se del proprio ventre usciti vi fussero: cosi facendo, l'altezza vostra, non havrà bisogno di esterni agiuti; non dico già per questo, che non facciate stima de vicini Potentati; perche nel vero, si come la Luna move spetialmente le cose inferiori, non per esser piu delli altri efficace, ma sol per esser piu vicina. Cosi nell'amministrar de stati, l'amichevol vicinanza sempre recò altrui de molti commodi. Io non voglio piu fastidire con la prolissità delo scrivere l'altezza vostra; ma sol la voglio riverentemente supplicar, a ricevere in buona parte quanto m'ha fatto subitamente scrivere la mia pura affettione, con la persuasione dell'apportator presente, qual raccomando di cuore, all'alta vostra protettione. Di Piacenza alli X. di Maggio.
ISABELLA GONZAGA A PACIENTIA PONTREMOLA, HEBREA MANTOVANA.
La fama che per tutto risuona della virtù et bontà vostra, mi muove a scrivervi & essortarvi a voler farvi Christiana, acciò che si bell'anima non rimangi privata delle celesti consolationi, & doventi preda & rapina del rapace Sathanasso. Dovereste pur hormai rimaner chiarita della cecità giudaica, & che state voi più ad aspettare? non dice il vostro propheta Rhaù che trapassato è il tempo che venir debba il Messia? non havete voi questo piu di una fiata letto nel libro intitolato Sanidrin? non sono compiute le settanta settimane di Daniele? non è levato il scettro dalla casa di Giuda? Ho io pur molte volte letto nel medesimo Sanidrin, che il Messia nacque quell'istesso giorno che fu destrutto il Tempio: che aspettate adunque? che non confessate Giesu Christo esser vero Signore & vero Redentore del mondo? del quale, favellando già un nostro Hebreo per santità & per singolar dottrina eccellente, teme di confessarlo huomo & non piu tosto predicarlo per Iddio. deh ravedetivi, deh lavative hormai nel sacro fonte che vi sarà scala di salir al Cielo, & di eternalmente fruire la resplendente faccia del Padre eterno. non vi lasciate piu ingannare da questi vostri Perfidi Rabini ignoranti delle dottrine & humane & Divine: attendete al mio consiglio perche fedelmente, & con perfetto zelo vi consiglio, fatevi christiana, perche se questo farete per una madre carnale che voi lasciarete, ne troverete per amor di Giesu Christo dieci. Vi sarà madre Madama di Mantova specchio di rara santità: vi doventeranno Madri mia sorella, Ambedue le mie Cognate & io con molte altre, ne gratioso marito v'è per mancare poi che Marco Antonio Sidonio tanto vi brama che per vostro amore è stato il meschino a rischio di perdere il capo: languisce il poverello & si distrugge come falda di neve che habbi scoperto il Sole e da lui mi rendo sicura che havrete ottima compagnia: & ne riporterete honore & riputatione per essere egli grato, oltre il Reverendissimo nostro a tanti savi Principi & a tante honorate Donne. so che scordata non vi siete dell'honore che vi fu già fatto dal Reverendissimo, dal .S. Duca & dal .S. D. Diego di Mendozza: voi gusterete un Consortino astuto & non frodolento, Audace & non temerario, di una eloquentia libera & chiara; ma non importuna & satievole: i suoi morsi con quali trafigge volentieri l'avaritia de Preti, non sono di cane, ne di lupo, ma di mansueto Agnello: tutte le volte che mi accade d'udire le sue facete narrationi, accompagnate da piu ben composti gesti che non hebbe mai Roscio; temo di non morir di riso come già morirno Philemone poeta, & il Comico Philistione: non albergarà mai nella casa vostra alcuno humore maninconico: i saturnini pensieri ne staranno da voi lontani, non patirete disagio di cosa veruna, anzi vi parerà che sotto il vostro tetto habiti del continuo la Dea Copia col suo corno: & quando tutto'l mondo vi mancasse, supplirà sempre a vostri bisogni la liberalità del suo Reverendissimo padrone, poi che dalle sue facetie sente infinito alleggiamento a suoi gravi pensieri: v'assicuro di più & statene sopra della fede mia, che voi sarete da lui piu amata che non fu Euridice da Orpheo, Aspasia da Pericle, Orestilla da M. Plautio ò Lisidica da Antimaco Poeta. deh non indugiate adunque a farvi di Christo amica, a far gioconda la chiesa nostra & render lagrimosa la trista sinagoga. deh non indugiate più la vostra santa conversione & di accrescere in Cielo il numero delli Eletti, & finalmente di far beato il povero Marco Antonio, il quale, già tanti anni fervidamente vi ama, & per voi hà sostenuto longamente tante fatiche che tante non ne sostenne Hercole ne suoi tempi: ne per hora vi dico altro delle sue qualità: pensate & essaminate bene quanto v'hò detto: pregate Iddio che v'illumini con i vivi raggi de lo Spirito santo, acciò facciate cosa utile, honorevole, et insieme dilettevole: Nostro .S. vi consigli. Da Puvino alli XX. d'Ottobre.
PACIENTIA PONTREMOLA HEBREA MANTOVANA ALLA ILLUSTRE .S. LA .S. ISABELLA GONZAGA.
Hieri hebbi le lettere che le piacque di inviarmi, lequali, m'hanno molto travagliato la fantasia: le ragioni vostre mi parevano piene di nerbo, & di spirito, le persuasioni fatte con si dolce modo, facevano quasi violentia all'intelletto mio: non mi dispiacevano le offerte anzi mi facevano arrossire conoscendomi indegna di si gentil consorte come voi mi proponete: dall'altro canto, stommi dubbiosa di non offendere col farmi christiana la divina Maestà: vivo in angoscia se Christo per il vero Messia confesso, di non provocarmi contra, il sdegno di Mose et la maledittione di tutta la Sinagoga; non so (misera me) dove mi volga per aiuto & per consiglio: le vostre lettere m'hanno infinitamente commossa, & se ritenuto non mi havessero alcuni duri passi ratto ita me ne sarei all'Episcopal Chiesa & importunamente chiesto havrei il sacro Battesimo: ma considero Signora mia le promesse della scrittura sacra che quando verrà il Messia, l'Israel sarà riscosso, & noi poveri Hebrei siamo pur anchora tuttavia dispersi: leggo nel libro intittolato Badra che nella venuta sua redificarassi Gierusalemme & il tempio di pietre preciose, il che non è però anchora avvenuto. Veggo di più che la nostra legge fu data publicamente da Iddio per mano di Mose sul monte Sina, con testimoni de spaventevoli tuoni & lampi: ilche voi christiani senza alcuno contrasto confessate, la dove la vostra è data celatamente per mano & per confessione de duodici poveri scalzi, oltre che non mi posso contenere di non prestare intiera fede a nostri Rhabini, li quali hanno del vostro Redentore molto diversa opinione da voi, & affermasi nel libro intitolato Ghittin al quinto capo, ch'egli è per i suoi gravi eccessi & enormi peccati condennato dalla divina sententia. non vi paia per tanto istrano, se si tosto non mi arrendo & se vi paio alquanto pertinace. Quanto al marito del quale, mi parlate credo, anzi chiaramente conosco, esser piu che non ne dite, sò fermamente che per la sua rara leggiadria egli meriterebbe di haver Donna piu bella di Deiopeia, di Amarilli & della fuggitiva Galatea: Iddio mi inspiri a far cosa che li sia d'honore & di gloria, & voi fra tanto, che lo Spirito mi riveli ciò che hò da fare, pregate per me, & fate fare il simile alla purissima & innocentissima Grataphilea degna creata di V. Eccellentia: alla quale riverentemente bascio le belle & liberali mani. Di Mantova alli XXIII. d'Ottobre.