Optima sæpe sunt, quæ fugacissima videntur.
Fortuna præter morem blanda imminens, exitium sæpe significat:
Auri pulvis, mortalium oculos maxime excæcat:
Adulatio fugit severa, & captat mollia.
Fortuna prospera, dum blanditur, strangulat, ac perdit.
Nulla res est tam nihili, quæ non aliquando prosit (si recte utaris).
Nocet Fortuna, si vel secunda nimis, vel sit maligna nimis.
Queste sono le sententie che per amor vostro hò estratto da Seneca, da Plutarco, & da altri savij scrittori: Se per voi posso altro, comandatime senza havermi alcuno risparmio. Di Firenzuola alli XX. d'Agosto.
EMILIA DA ARCO ALLA S. CONSTANTIA BORELLA.
L'altro giorno vi pregai che mi volessi mandar la solutione delli infrascritti dubbi, cioè per qual causa gli Romani, salutavano li Dei col capo scoperto & li huomini col capo coperto; & cosi qual cosa li moveva à sacrificare à Saturno & all'Honore, senza havere alcuna cosa in capo: vi pregai anchora che per lettere mi significaste da qual ragione mossi i figliuoli portavano il padre alla sepoltura col capo velato, & le figliuole con il capo ignudo: aspetto di questi dubbi vostra dichiaratione, ne mi mancate di questo per quanto amore v'hò sempre portato. oltre di questo, poi che mi sono posta à scrivervi, (cosa che di rado faccio) voglio pregarvi che vogliate perdonare di buon cuore tutte le ingiurie che fatte vi hà (immeritamente) vostra cognata, & à fatto à fatto scordarvele come se mai niuna cosa ci fusse intravenuta: imitate (vi prego) dolcissima .S. in questo la mansuetudine d'Iddio, ne vogliate si repentinamente scorrere alla vendetta certa rendendovi ch'egli solo & non altri, sappi con giusta misura punire le sceleratezze nostre. Tarde non furono mai le sue celesti gratie, tarde non son ben sempre le punitioni ch'egli ci fa; et se stesso à noi s'è constituito per verace essempio di clementia: ne per altro rispetto sospende egli la vendetta che per aspettare che da noi stessi ci emendiamo non adoperando mai volentieri la sferza. Se abondevolmente nota non mi fusse la vostra natural dolcezza, consumerei piu parole che non faccio di ciò pregandovi. ma come mi posso io persuadere che havendovi natura dato si gentile & si gratioso spirito vogliate comportare ch'odio si lungamente nel petto v'habiti, et soggiorni? Deh quanto male vi si disdice il star adirata con chi hà peccato verso di voi, più tosto per fragilità che per malitia. e qual maggior altezza d'animo potete voi mostrare che perdonando le ingiurie che vi sono fatte? non è questo un'imitare Iddio? non è egli un farsi simile à lui & di humana doventar divina? fatemi questo piacere, perdonategli, non ne fate piu parola, rimettete questa colpa à me, (che ve ne prego quanto piu caldamente posso) & ve ne scongiuro per quelle tante & tante doti, delle quali Iddio v'ha ornata: non posso io con voi favellando usurparmi quel gentil verseto à Giunone detto, TANTAE NE ANIMIS COELESTIBUS IRAE? gli animi celesti vogliono esser piacevoli, affabili, pieni di dolcezza & di verace clementia, & non si fattamente sdegnosi che paiano alberghi d'ira & di vendetta: ma piu non mi stenderò gia io in pregarvi che vogliate fare, astretta dalle mie humili preghiere, quel che dovereste spontaneamente proccaciare. state sana & amatime, perche nel vero io amo et adoro voi, come cosa che paruta mi sia dal primo di che io la conobbi piu celeste che terrena. Dalla Cavriana.