Per mie lettere vi ho piu volte invitate a venire a goder il giardino, qual nuovamente ha fatto il mio amatissimo consorte, nel quale molte cose ha piantato non senza gran misterio vi ha per la prima posto di molta enola perche l'antica Giulia volentieri ogni dì ne mangiava; de fichi assai per amore di Platone che ne era si vago, che ne fu detto da molti philosica. de pomi pheaci & falischi per rispetto di Philippo, & di Alessandro, che furono chiamati Philomeli, dal molto amore che portaronno a cotai frutti: delli porri di Aritia per Nerone che tanti ne mangiava, del sisare si caro à Cesare, che ogni anno ne faceva venire di Germania buona somma. Delli Lupini per amor di Protogene, delle pere amerine per li Argei: delle pera salvatiche per li Tirinthij (se per aventura alcuno ce ne capitasse a casa) delle Palme, per memoria delli Carmani: del miglio per i Meotici, & per li Sauromati: ci ha posto del Cardamo per i Persiani: delle Pruna damascene per li popoli di Damasco; ci havemo delle noci pontiche: delle Latuche di Circello, de Navoni per li Amiterni: Noci avellane per li Tarentini: Meloni d'Ostia: Olivi di Venafro: Castagne Petragorice. Peponi di Capua, Rape di Norsia, Raphani di Alemagna, & Giande di Arcadia, ci è del ditamo per il cuore dell'Eupatorio per il fegato: del Scolopendrio per la milza, del Petrosello per l'orificio del ventre: dell'Hisopo per il pulmone, & per il septotransverso: del Seseli per la vesica, dell'Elenio per le reni, della Ruta per il dolore colico, alquale molti in casa nostra sono suggetti: della Gentiana per il capo: delli altri utili semplici quai potrete vedere, se ci verrete: non altro. Da Tirano alli XXV. d'Agosto.

ISABELLA SFORZA À M. ZENOBIA FOSSA.

Sempre, da che il mondo è mondo, gli huomini litterati o furono superbi, arroganti, & ambitiosi, et per mostrarvelo incomincio da quel dotto Menecrete medico, il quale voleva della sua opera sol questa mercede, che li risanati per lui, si confessassero suoi servi, & lo chiamassero Giove: Nestorio heretico et fonte di varia dottrina, quell'istesso giorno, ch'egli fu creato Vescovo di Costantinopoli, promise liberamente a ciascuno il cielo: Nevio Poeta Comico: lasciò che si scrivesse nel suo sepolcro questo Pitaphio. Immortales, mortales si foret fas flere, flerent divæ Camœnæ, nevium Poetam. Itaque postquam orci traditus est thesauro, obliti sunt Romæ latina loquier lingua. Palemone Grammatico, si gloriava che seco nate fussero le buone lettere, & che seco havessero anchora da morire. Mostruosa anchora fu l'arroganza di Paulo Samosateno; ma piu assai quella di Tamira poeta di Thracia, ilquale hebbe ardire di contrastar con le Muse, & per la smoderata sua arroganza, li trassero gli occhi dal capo. Timeo historico Siciliano si gloriò piu d'una fiata di superare Tuccide & Philisto, liquai furono nobilissimi storici. Accio Poeta hebbe ardire di por la statua sua nel tempio delle Camene, & ve la puose grandissima, essendo egli di picciolissima statura. Suffeno poeta inettissimo, fu sopra tutti si glorioso che n'ha fatto luogo al proverbio presso di Catullo: Manes (quel grande & dottissimo heretico) vendicavasi gl'honori della divinità & diceva che l'era nato di Vergine. Empedocle Poeta di Agrigento si gittò in Ethna, per dar ad intendere al volgo ch'egli fosse volato ne celesti chiostri per la sua eccellentia. Arrogantissimo fu Calliphane Poeta: non fu anche assai ambitioso Virgilio dicendo. Primus idumæas referam tibi Mantua palmas? non fu ambitioso Ovidio scrivendo Peligne gentis gloria dicar ego? & quell'altro ò furtunatam natam me Consule Romam. Non debbo dirvi di Appione grammatico Alessandrino, che fu di tanta arroganza che prometteva immortalità a cui le sue opere dedicasse: benche di questi arrogantacci non ce ne manchino hoggidi promettitori del cielo, essendo essi riposti nell'abisso delle miserie. paiommi cotestoro simili alli Alchimisti, li quali privi d'ogni bene essendo promettono monti d'oro a chi pazzamente lor crede, ma spero in Dio che se noi perseveraremo nelli studi come incominciato habbiamo, non haveremo bisogno delle loro trombe, ma ad essi piu tosto farà mestieri delle nostre. Io vi ho voluto far questo longo discorso per haver inteso che un certo disgratiataccio, ilquale è in odio da che nacque, alli huomini & alli Dei vi minaccia di farvi morire con i suo fecciosi & stomacosi scritti, se piacevole liberale, et affabile non ve li dimostrate. Credetelo a me, che queste furfantesche bravate, sono di peculiar vitio d'alcuni affamati scrittori, che vorrebbono vivere alle spese nostre: se habbiamo pur da far vezzi a scrittori, facciamone a quelli che ne suoi scritti ci insegnano, & dolcemente ci dilettano, & non a questi bestioni. Un'altra cosa vi dirò di piu: attendiamo a caminare di virtu & in virtu che cosi li tagliaremo la via del mal dire; & saranno sforzati a cantar di noi (malgrado loro). Soviemmi una fiata che un moderno istorico, disse alla presenza del gran Marchese di Pescara ch'egli voleva scrivere non so qual valorosa impresa che alli di passati fatta s'era & il Marchese arditamente rispose, adunque volendo dir il vero, di necessità scriverete di me: cosi dico in proposito; se noi diverremmo caste, forti, modeste, giuste, magnanime, discrete, prudenti, grate, dotte, bellicose, liberali, come faranno di meno a non far memoria di noi, volendo di cotal materia favellare? salvo se non vorranno empir le carte loro de sogni, & de fittioni; attendiamo pur ad esser buone, di perfetta & di vera bontà, & non temeremo le penne loro, attendiamo alli studi dell'eloquentia, congiunta però con la sapientia; & scriviamo anchora noi in biasimo & vituperio de gli huomini, si come essi longo tempo hanno fatto contra di noi, & tuttavia fanno a nostri giorni: facciamoli vedere per chiari essempij tolti dal centro delle piu veraci historie, che fussero sempre gli huomini da che fu creato Adamo, temerarij, litigosi, fraudolenti, protervi ingrati, loquaci, importuni, perfidi, pergiuri, traditori, ingiusti, vani, bugiardi, volubili, incostanti, paurosi nelle honeste imprese & audaci nelle ingiuste attioni: facciamoli vedere che furono sempre ladri crudeli insidiatori, crapulosi, bevitori, lussuriosi, biastemmiatori, sprezzatori d'Iddio, incestuosi, sacrilegi, inhumani impij, tiranni & scelerati: facciamoli vedere che furono sempre deboli & mal sofferenti delle aversità, violatori dell'altrui reputatione, usurpatori dell'altrui, ambitiosi, fastosi, negligenti, & a maggiori disubidienti: facciamoli vedere quanti maleficij sono da essi nati, quante rovine hanno causate et de quanti danni sono stati cagione al mondo. oh Dio perche non sono tutte le femine del mio animo: direi piu oltre di quel che io dico, cosi il sdegno non me indebolisse la mano: farò adunque per hora fine al scriver mio, pregandovi ad esser d'animo forte, & costante, & a ricuperare la feminil libertà gia molti anni fa perduta. dalla Sforzesca alli XII. d'Aprile.

ISABELLA SFORZA À M. FULVIA VISCONTE.

Oh quanto m'è dispiacciuto d'haver inteso che siate tanto indulgente & tanto tenera de figliuoli, che li lasciate far ciò che lor piace, senza risguardare se honesto o dishonesto sia, giusto, o ingiusto: Sempre .S. mia lo smoderato amore a padri & a figli egualmente nocque, & danno fece: & di questo chiarir ve ne potrà la Candida Niobe, laquale per troppo piangere i figliuoli suoi da Apollo uccisi, divenne un duro scoglio: Che non fece di male Hecuba a Polimestore Re di Thracia per cagione del figlio Polidoro? Leggete un poco l'historico Diodoro & vedrete quanti travagli sostenne Tomiri Reina de Scithi, per voler vendicare l'amato figliuolo contro di Ciro. Antistia anchora vegendo la figliuola sua da Pompeio rifiutata per sposar Emilia, si ammazzò da se stessa. Non si deve adunque amar con tanta tenerezza persona veruna, ma sempre con la debita misura: oh se legeste alcuna volta (quando tempo vi avanza) le storie antiche, ispetialmente quelle che trattano delle donne Spartane, direste che meglio di voi l'intendevano. Se i Spartani havessero havuti le madri loro simili a voi, non so se fussero divenuti si valorosi come divennero: elle non stavano tutto'l giorno leccandoli con dirgli che vorreste anima mia? che desideri cuor mio faccia? angelicata, chi t'ha negato cosa che tu chiedevi? maffesi, haverebbono fatto de ben valent'huomini: esse, li armavano di propria mano, & quando lor porgevano il scudo, li diceano fa tu che ritorni con questo, ò morto in questo, & non te lo lasciar togliere dalli nemici. Se si lamentavano che la spada fusse corta, li dicevano fa un passo piu avanti, accostati piu vicino allo nemico, & sofficientemente la slongherai: non li volevano ricevere, ne riconoscere per figliuoli, se ricusavano di morire in servigio, & in honore della patria: ne morendo gli altri nella battaglia, volentieri li vedevano sopra vivere; non li losengavano, non li vezzeggiavano, li nodrivano de grossi cibi, li vestivano di vesti, che havevano piu tosto del militare, ò del pastorale, anzi che del cittadinesco: non crediate già che loro fasciassero le reni di veluto, ò di raso, non li allevavano in su le delicatezze, anzi mai altro non li intestavano che di fuggire con ogni studio le morbidezze: proponevangli come persone infami per esser stati troppo delitiosi Stratone Sidonio, Artemone, Ambrone, Clistene Lisicrate, Argirio, Battalo & Andramito Re de Lidi: proponevangli quel Philostrato da Aristophane per la molta delicatura beffato, schernito, & proverbiato: proponevangli Aristagora Milesio, Agatone musico, Diadumeno, & Mirace; & a questo modo nutrendogli, doventarno i piu virtuosi & tremendi popoli di Grecia, la dove temo grandemente in vostro servigio, che alleviate i vostri alla poltroneria, & che per altro non sieno buoni che per far numero, per consumar le vettovaglie, & per esser inutil peso della terra: io vi ho predicato a bastanza & forse piu di quello che la tenerezza vostra pol sostenere se ho ecceduto la giusta misura dell'ammonitione, datene la colpa parte all'amore grande che vi porto, & parte all'odio che io hebbi sempre a gli huomini poltroni. state sana che Iddio da mal vi guardi. Da Viruola alli VIII. di Genaio.

SUOR LUCRETIA MALASPINA A M. LELIA CIURLANA.

Io vi vorrei consolare (se pur tanto potessi) del dolore, che vi odo prendere, dell'esser voi sterile, ma temo che questo non sia uno riaprir la piaga, che forsi è già ò ristretta ò saldata: non rimarò però di dirvi quel che gia disse il salvator nostro BEATE steriles quæ non pepererunt. Havete adunque la beatitudine, & non ve n'accorgete: forse che temerete sendo sterile di morir di parto come gia mori Athena madre di S. Cataldo Episcopo, & prima di lei quella gentil Tullietta figliuola dilettissima di M. Tullio; non havrete da nodrir figliuoli, non da farli ammaestrare, non da procacciarli il vitto. Quanti n'ho io conosciuti liberali & Magnifici, che divenendo poi madri, divennero avarissime. Ricordatevi di quel saggio versetto che si spesso soleva dir quel grande Imperadore. CONIUGE non ducta, utinam liberis caruissem. Ricordomi haver letto esser solito S. Bernardo di dire che il non haver figliuoli fusse un bene non conosciuto: si che confortative quanto piu potete. Oh se sapesti quante & quante ne rimangono dolenti, chi per vedere i figliuoli ò nascere storpiati, ò per strano accidente guastarsi & chi per vederli consumar malamente il patrimonio: altri si veggono con istremo dolore uccidere da manigoldi, & da micidiali sgherri. Oh che affanno, oh che passione è questa: & da tutti i sopradetti mali con l'esser voi sterile, libera ne siete, & ve ne turbate, & ve ne state si mal contenta? sciocca che voi siete, dovreste ringratiarne Iddio a tutte l'hore: se non havete figliuoli carnali, fatene di spirituali che saranno tanto de carnali migliori quanto lo spirito è della carne piu eccellente: temete voi forse che vi manchino heredi? non ve ne mancheranno nò, & quando ogn'uno vi mancasse, non vi mancherà qualche povero spedale: ma ben veggo io poi che non ve ne potete dar pace, quel che vorreste: vorreste udir di quelle belle nove che si sogliono udire dalle fecunde madri, che vostro figliuolo havesse fatto qualche homicidio, ch'egli fusse prigione, ch'egli giacesse ferito, ch'egli havesse da gir in galea, ò che fusse condennato alle forche: vorreste forse udire per il vicinato, che alcuna vostra figlia havesse fatto un bastardo, che la facesse l'amore, ch'ella fusse pregna, o che la se ne sia fuggita dietro al carnale amadore; ò che il marito le da tutto'l di delle busse, ò che l'è in divortio: queste sono delle nove, che sovente s'odono dalle fecunde, et non mai dalle sterili donne, come voi siete: et pur vi rincresce di essere. Deh fate a mio senno, che consilio da fedel amica, acquetate l'animo vostro, & contentatevi di quel che vuole Iddio: che certo non potete far il meglio. Prego Iddio a cui servo in spirito, & in verità che vi consoli. Di S. Antonio da Ferrara alli III. d'Aprile.

BARBARA CALI. ALBERISI A M. FULGENTIA CARCASSONA.

Non mi piace che di voi lasciate uscir fama di Donna altiera & superba si come fate, & che sprezziate ogn'uno come s'egli fosse fango delle vostre pianelle: stimate (vi prego) ogni persona di qual conditione si voglia et anchora ch'egli giunto fusse ad estrema povertà imperò che non sempre sta la fortuna in un medesimo volere, ma spesso si muta: & quelli c'hoggi veggiamo in miseria posti, domani li veggiamo fatti Re & gran Satrapi: il gran Tamburlano (se forse nol sapete) era gia Bifolco, & trovò la fortuna si favorevole ch'egli divenne Imperadore de Scithi: Primislao, di guardiano d'armenti fu fatto Re de Boemi: Gige similmente di pastore doventò Re de Lidi. Sophi, che fu poi fatto Re de Turchi era gia un pecoraio, si che voi intendete come le cose passano, & come gira la fortuna. State adunque raccolta in voi, ne beffate altrui per poveri & mendichi ch'essi sieno, accio che veggendoli poi essaltati non ne habbiate ad arrossire & di lor temere. altro non vi dico state sana; & amatime di Brescia alli III. di Febraio.

COSTANZA CONTESSA DI NUVOLARA A M. FILIPPA BALBANI.