Ho inteso che mi biasimate molto ovunque vi ritrovate, per essermi posta a far la vita Ciartosina & al tutto rifiutare di mangiar carne & a voi pare che senza tal vivanda mantener in vita non mi possa. Io ritrovo S. che nell'età dell'oro al tempo di Saturno non si mangiava da veruno carne, & pur viveasi longamente & con maggior sanità: narra Cheremone stoico scrivendo la vita delli piu antichi sacerdoti dell'Egitto: che quanto piu tosto si dedicavano al culto divino, che mai piu dramma di carne non gustavano, anzi tanto l'abhorrivano et haveano a schifo che rifiutavano parimente di mangiar et latte, et uova, l'uno carne liquida credendo & l'altro sangue di color mutato. Non mangiavano carne li Bragmani dell'india (se 'l vero afferma Eusebio nel VI. dell'evangelica preparatione) Lodò Giosepho nelle Antichità Giudaiche sommamente li Essei perche non ne mangiavano anchessi et voi biasimate me perche ricusi di volerne per l'avvenir mangiare? Narra Euripide che nella Candia li propheti di Giove, non sol s'astenevano dal mangiar carne, ma anchora da qualunque cibo cotto. Ho letto in Erodoto che li Babiloni si pascevano solamente di pesce e la carne schifavano: non scrive Musonio che il mangiar carne è piu tosto cosa ferina che humana et ch'ella impedisse le operationi dell'animo? non mi biasimate adunque perche tal instituto abbracci et contro de calunniatori lo difenda: benche ottimamente fareste a far il medesimo, se non per altro, almeno per imitar i savi Padri che se ne guardavano come da cosa (se non dannosa) almeno poco giovevole. Di Ferrara alli XX. d'Aprile.

GIERONIMA LUZAGA ALLA S. SEMPRONIA ROMANA.

Non perdete Signora tempo a far hormai diligentemente ammaestrare i vostri figliuoli, li quali gia grandicelli sono & poscia che la natura li ha fatti si ben atti alle lettere, non si resti per vostra negligentia di farli con la educatione tuttavia piu perfetti: gioverà lor veramente molto l'esser nati dove essi nacquero imperoche se la stella di Giove ottima dalli astrologi si giudica, per esser posta nel mezzo della frigidità di Saturno, et della calidità di Marte, cosi utilissimo giudico io d'esser nati sotto'l Cielo ch'essi nacquero: mostra Galeno evidentemente che et l'animo, et il corpo di quelli c'habitano ne paesi piu temperati, sono anchora & ne fatti & nelle parole piu savi & piu prudenti et nel vero, vedesi da ciascuno apertamente, che dove il Sole fa mediocremente sentir il suo Caldo, conserva sempre egualmente li humori & dove eccessivamente riscalda li consuma & li distruge: queste poche parole v'hò io voluto dire S. mia cara accio siate certa che tutta la speranza del lor profitto da voi sola depende, cioe dalla disciplina & creanza vostra: qual sarà la educatione scrisse Plato (come so che meglio di me lo sapete) tal sarà la futura vita: ne altro di questo dico. Hora vi scrivo come alli di passati detto mi fu che niuno hormai vi poteva piu tolerare tanta era la superbia & tanta era l'alterezza che in ogni vostro atto & in ogni vostra parola dimostravate: ma perche fate voi cosi? non è gia questo di vostra usanza & che vi reca la superbia salvo che odio & malevoglienza? non havete voi piu fiate letto che l'humanità si e la vera radice dallaquale, germoglia l'universal benivoglienza? ne per l'humanità intendo io quella litteratura degna di qualunque huomo libero, ma intendo li costumi amabili, la superbia campana fu cagione di fargli odiosi a tutti & qui faccio fine, perche temo di non intrar in troppo cupo pelago et eccedere la misura del mio solito stile: state sana & amatime. Da Manerbio alli X. di Maggio.

PAULA ROVATA CAVRIUOLA ALLA S. L. R.

La modestia di M. Andrea palazzo congiunta con molte altre virtu mi fanno apertamente confessare chegli possa esser degno marito di qualunque nobile et virtuosa donna: l'e veramente una gran carestia di veder giovani nella città nostra li quali non appetiscano, non dicano et non faccino, se non cosa degna della lor conditione: non mancherete adunque di proporlo a quella S. perche credo indubitamente che ne havreste honore se lo proponessi alla piu gran Principessa c'habbi tutta Europa: & se desiderate di conoscere l'interna sua bontà fatene congiettura dal suo parlare qual troverete esser vera imagine della sua vita: non si potrebbe gia dir di lui quel che disse Diogene d'un vezzoso giovinetto che soleva dishonestamente parlare: che di fodero d'oro traheva spada di piombo: sono i ragionamenti suoi o di casto amore, o di cortesia, odesi anchora spesse volte con gran fervore raggionare di batter mura, di far bastioni, di caminar in ordinanza et tall'hora di riformar statuti et di por legge a baldanzosi popoli: mai fu udito darsi a se stesso vanto di cosa veruna che per alcun tempo virtuosamente operasse et questo non d'altro nasce che per conoscere quanto piena di splendore sia la virtu della modestia poi che ella puote indure i Salomini a rizzarli la statoua: ne piu oltre trapassa. Di Brescia.

LUCRETIA GAMBERA VISCONTE ALLA S. MELIBEA DALLA ROVERE.

Tutte le volte che voi mi scrivete, sempre con caldo affetto mi essortate ch'io ritorni alli tralasciati studi il che ho piu volte pensato di voler fare, ma a dirvi il vero, natura m'ha dato il gusto si dilicato che non trovo scrittore alcuno o in la greca ò in Latina lingua che pienamente sodisfar mi possa: sempre ritrovo ò che le lor opre sono del tutto vote, come già mi soviene haver detto Socrate d'una certa opera di Anasagora che ne suoi tempi venne in luce: alcuni ve ne sono troppo affettati: altri poi troppo arridi et troppo digiuni: ne vego anchora molti scrivere senza alcuna arte, & senza alcuno giudicio & quanti ne trovo etiandio indegni di esser chiamati scrittori, ma piu tosto ladri, havendo da vari luoghi ripiene le lor carte de furti: ne trovo infiniti slombati, senza nervo, & senza sangue, pieni di brutte cicatrici per non voler usare alcuna diligentia nelli lor componimenti di emendare, di mutare o di trasporre o di aggiugnere: basta lor usare de molte iperboli senza mostrar di saper punto, quel che alla poetica dignità si convenga: ho rivolto sossopra l'anno passato mille vollumi, & in veruno non vego alcuna magnificentia di spirito, non vi scorgo severità di sententie ò proprietà de vocaboli non ci trovo finalmente industria alcuna: se l'è Poeta io non ci so vedere alcuna numerosa struttura: se l'è prosatore, non sento che le sue prose sieno da alcuni piedi per farci sentir maggior diletto legate, & dolcemente strete (come gia volle far Isocrate) si che non me ne date piu noia, ne piu mi essortate a studiare; ma lasciatemi piu tosto attender all'aco, alla qual cosa sentomi dalla natura piu inchinata & piu disposta di Milano alli XX di Luglio.

ISABELLA SFORZA ALLA S. FLAVIA LAMPUGNANA.

Havete longo tempo desiderato d'haver figliuoli, & hora che li havete vorrei pensaste di allevarli come si deve, & perche non habbiate iscusa veruna di non dar loro quella perfetta creanza che si conviene: intendo io darvi alcuni savi precetti quali forse havete piu d'una fiata da molti uditi, ma non li havete peraventura veduti mai d'alcuna femina essequire. Vorrei prima che la lor tenerella animetta bevesse per voi quei primi semi della pietà christiana & l'instruiste poi nell'arti liberali, fatto questo piacerebbemi si essercitasse nelli Urbani offici, & alla civiltà de costumi non poco attendesse, ma perche questa parte è hoggidi in maggior consideratione delle arti ispetialmente in questa lor si giovinil età, mi ci voglio alquanto piu diffondere di quel che soglio, quando familiarmente a miei amici scrivo, non vorrei mi apparissero mai li vostri figliuoli davanti alli occhi con i mociconi ne permetteste che col farsetto si nettassero il naso, ma col fazzoletto destramente celandosi dal cospetto delli astanti: non acconsentite ch'essi stieno avanti persone honorate, con la bocca aperta (si come leggesi presso di Aristophane del pazzo Mamacuto) insegnategli a fuggire quel dissoluto ridere, pel quale tutto il corpo si scuote: tenere il capo polito, & netto, di sorte che esclusa sempre però ne sia quella diligentia smoderata che le fanciulle per apparir belle usar sogliono: se vorranno sedere alla presentia di alcuno honorato cavalliere tenghino le gambe raccolte: il caminar loro non sia ne rotto, ne precipitoso, imperoche l'uno a molli & dilicati, & l'altro a furiosi & mentecatti s'appartiene: nel vestirli sovvengavi che quanto saranno di maggior fortuna, tanto piu sempre amabile & grata sarà la modestia di quelli: insegnate loro accadendo si ritrovino a conviti di esser ne troppo lieti, ne troppo tristi, non esser i primi che ponghino le mani nel piatto, ne leccarsi le dita, ne alle vesti nettarsele, & perche alle tavole come siamo dal vino & dalle vivande riscaldati, siamo spesse volte soliti di ragionar d'altrui & violar la fama del nostro prossimo, il che è molto biasmevol cosa: ramentate loro di non vituperar cio che loro è posto davanti, ma del tutto mostrar gratitudine: ma in questi precetti che fin'hora v'hò detto, non intendo di fermarmi, ma descendere ad altri consigli non men utili & ispedienti, ammoniteli a dar luogo alli piu vecchi, ispetialmente a quelli che della pieta christiana maestri ci sono. Quelli che honorano o li suoi pari o li inferiori non si dimostrano percio men nobili, ma piu civili, d'altri piu minuti precetti vi parlerò a bocca, fra tanto vivete lieta & di me prevaletive in tutti i bisogni vostri. Dalla Sforcesca.

BARTOLOMEUS PESTALOSSA RHETUS LECTORI.