Perche mi dissuadete voi tanto che non m'innamori, che fugga amore, et che mi guardi d'amore? et chi è colui si fuor dell'intelletto che non confessi eccitarci l'amore alle gloriose imprese, farci civili, faceti, & ben parlanti? Pindaro non fece mai un mezzo verso sin che innamorato non fu: l'amore che portò Anacreonte a Batillo lo fece repentinamente doventar poeta: Non havrebbe ne anche Virgilio poetando poggiato si alto, se l'amor di Galathea non li traffigeva il cuore: non me ne sconfortate adunque tanto, anzi se saggia siete (come vi tengo) innamorative anchora voi, ne altro vi dico state sana. Di casa alli X d'Aprile.

DOROTHEA TIENE L. A M. ANGELA B.

Se v'hò sconfortata da seguir amore l'ho fatto con ottimo consiglio et di novo ve ne sconforto: hor guardate se possibil vi pare che mi persuadiate ad innamorarmi: La Figura istessa nella quale si dipinge amore, me ne spaventa & dell'amare con violenza mi ritira & perche pensate voi ch'egli si pinga fanciullo? non per altro, certamente che per dimostrarci non saper gli amanti quel che lor si convenga & di cose frivole dilettarsi: cieco poi, perche non ha in se ne consiglio, ne discorso, ne raggione: La benda che gli occhi li lega, ostinato appetito ci dimostra; fannogli l'ali per l'instabilità qual sempre seco hanno del continuo li infelici innamorati l'arco mi dimostra insidie. Il suo arco ci da ad intendere la perpetua concupiscenza: i quattro cavalli che lo tirano, ci rappresentano dolor, letitia, libidine, & timore: hor queste cose considerando io spesse volte fra me stessa (se nella mia cameretta sola mi ritrovo) viemmi voglia di fuggir amore lontano piu di mille miglia: ricordomi d'haver parlato gli anni passati con una innamorata, laquale, dove pensò di sentir gioia et di gustar infinita consolatione ha sempre sentito affanni, angoscie, et stremi dolori: cercò di cacciarlo con altro nuovo amore ma ingannata sempre si ritrovò, imperoche il vitio non si scaccia col vitio, ma con la virtu: state sana et amatime alli XIIII. d'Aprile.

ISABELLA SFORZA ALLA S. TADEA CENTANI.

Molte volte m'havete ripreso perch'io presti troppo fede alle Astronomiche scientie et io contener non mi posso che similmente non riprenda la durezza vostra poi che niuna credenza prestar li potete havendo di ciò tanti chiari essempi et nelle greche et nelle latine storie: Quando nel principio della guerra Peloponesiaca Pericle fu per far vela con l'armata ben'all'ordine, apparve si grande eclipse che mai la maggiore non si vide: allaqual cosa non volendo risguardare, ne farne stima, ma piu tosto schernire le celesti apparitioni fu cagione ne seguise alla patria prima & poi a tutta la Grecia l'ultimo suo sterminio. Non vi fu mai secolo alcuno, dove veduto non si sia che le buone fortune et le Rovine de Regni dalli diffetti de celesti lumi non ci sieno state manifestate. certamente l'è cosa di troppo pertinace animo il ridersi delle dimostrationi nella natura divinamente ordinate: dovete pur sapere che due sono le parti della dottrina al cielo appartenente, dallequali l'una dimostra le certissime leggi dei celesti corsi: l'altra è la divinatrice, laquale, ne fa ottimamente conoscere li miraculosi effetti delle stelle: la prima parte da veruno (che io mi sappia) non si niega, anzi utilissima da tutti si crede poi che in quella si contengono le diterminate misure delli anni, li Equinotij & i solstitij: Noi habbiamo in ciò il testimonio delle sacre scritture dove si legge ET ERUNT LUMINA IN SIGNA, TEMPORA, DIES, ET ANNOS ecco Signora mia che per questo divino oracolo: ci è comandato & l'osservare & il risguardare i movimenti de celesti pianeti: non penso si sia mai veduto alcun Ciclope, o d'altro fero barbaro, che notato non habbia li intervalli de li anni, & i spacij de i Mesi: non abbraccia la dottrina de celesti moti molte altre belle arti & ispetialmente la Geographia? Descendo hora alla divinatoria, da molti felici ingegni accerbamente perseguitata: ne mi moveno punto la Cavillationi che sotto il nome del gran Pico, vanno per le mani de studiosi calunniatori delle astrologiche divinationi: ma confermami nell'opinione mia il perfetto giudicio di Galeno ilquale dice esser cosa Sophistica il resistere alla manifesta isperienza & afferma vedersi molti effetti dalle stelle procedenti nelli elementi, ne corpi misti, nelle piante, & nelli animali: si come certi siamo esser caldo il fuoco & humida l'acqua, cosi parimenti sappiamo esser riscaldati i corpi dal Sole, & inhumiditi dalla Luna et sappiamo la cognitione di Saturno & di Marte in leone, causar & siccita & calidità. Io non comprendo come di questo ragionevolmente dubitar si possi (salvo se voi non volessi meco Sophisticamente procedere come faceva Anasagora volendo provare che la neve era negra) non voglio hora tanto philosophare che vi venga a noia: non mi sconfortate adunque piu per l'avenire da cotai studi perche perderete il tempo et state sana spero fra pochi giorni vedervi et farvi toccar con mano quel che per hora impedita da grave occupatione meglio esprimer non vi posso: dalla Sforcesca alli XX d'Aprile.

LA CAVAGLIERA ROVATA ALLA ILLUST. S. LA S. N. R. R.

Ho favellato a di lungo con la Contessa nostra Cavriola, et l'ho scongiurata per quella bontà che Iddio le dette fin nelle fascie et per quella virtu di modestia per laquale a tutte l'hore risplende, mi volesse dir veracemente le qualità del conte Giulio suo cognato, accio io potesti ben conoscere se l'era partito degno di vostra figliuola; laquale, doppo molti scongiuri m'ha detto non potersi ritrovare ne il piu leale, ne il piu cortese gentil'huomo & che beata si potrà tenere quella che per legittimo matrimonio sarà degna riputata de suoi congiungimenti: & cosi in vero pare anchora a me ch'egli sia: non mancate adunque di conchiudere perche non penso mai che seguir ve ne possa penitentia alcuna goderà oltre il consorte, la gentilissima conversatione d'una cognata rara al mondo, et in cui (senza punto mentire) dir si pò che le virtù morali, sieno naturali, tanto sono in lei ottimamente habituate: haverà un cognato pieno di tutte le buone qualità & pareralli d'haver in casa un'oracolo, si savie & accorte sono le sue risposte, si dolci & acute sono le proposte ne altro di questo vi raggiono, perche penso in brieve parlarvi a bocca & di questo, & d'altra cosa: non meno importante: state contenta, che Dio vi consoli. Da Rocca franca alli XX d'Aprile.

MARGHERITA CONTESSA CAVRIOLA ALLA S. NOSTRA.

Voi mi riprendete molto acerbamente perche data mi sia all'agricoltura et io di tal riprensione non poco mi maraviglio conciosia che niuna cosa ne vedere, ne imaginare si possa dell'agricoltura piu utile, piu delettevole, & al spirito nobile piu appartenente & se ne a me, ne all'istessa isperienza creder volete, credete almeno a Columella ilquale, nel suo primo libro preferisce la vita contadina alla cittadinesca, dalla quale n'escono fortissimi soldati: stavano li antichi Senatori a lavorar ne campi et arava Cincinnato quando dall'aratro tratto fu alla suprema dittatura Zappava Curio, inestavano li alberi molti de migliori Senatori che la Republica havesse et quel ch'era detto esser buon contadino, era ampiamente lodato: ne crediate S. mia che questo studio fusse solamente presso de Romani imperoche egli trappassò ad altre nationi, et fu essercitato con non minor sollicitudine et industria che da Romani si fusse. Non se ne sdegnarono Gerone: Philometro: Attalo: et Archelao: & quando mai non ci fusse nell'essercitarlo la delettatione, che vi è & non se ne trahesse l'utilità che se ne trahe. piacerebbemi ella però, per esser stata ritrovata da Cerere che donna fu come anch'io sono: & se non mel credete, legete cio che dice Virgilio nel primo della Georgica: PRIMA CERES FERRO MORTALES VERTERE TERRAM INSTITUIT & se non a me, ne a Virgilio credete, date almen fede a Ovidio il quale nel V. delle sue trasformationi scrisse PRIMA CERES UNCO GLEBAM DIMOVIT ARATRO PRIMA DEDIT FRUGES ALIMENTA QUE MITIA TERRIS ma quanto credete voi che migliorareste la vita vostra, et piu sana doventereste se in cotale esercitio vi ponessi: considerate un poco la mutatione c'hò fatto io poi che lasciate da canto le Delitie cittadinesche, alla coltura d'amenissimi giardini data mi sono: soleva havere un viso che pareva stampato di color di morte et hora paio un cherubino venuto novamente dal Paradiso: Soleva sputacchiare, tossire, et esser piena di catarro, hora mi sono talmente consumate tutte le superfluità che a fatica sputo & mangio con un appetito da invogliare qualunque svogliato stomaco, caminerei giorno & notte senza mai possarmi & senza stanchezza sentire: simil guadagno fareste anchora voi, sel vi piacesse d'imitare i miei vestigi: state sana & amatime: alli XX d'Agosto.

CAMILLA PALAVICINA A M. LUCIA R.