CHIARA FEDERICI CONTESSA MARTINENGA A M. LELIA CANOSSA.
Hò pur havuto il gran dolore, intendendo la morte di vostra madre, che fu a nostri tempi uno specchio di patientia, una norma d'honestà & una infallibil regola dell'honorato vivere. Deh quante volte hò io pregato Iddio che si come già si permesse & si acconsentì risuscitassero Aviola, L. Lamia, Corfidio, Gabieno, Tindareo, Hercole, Esopo, & altri molti, cosi ci fusse hora conceduto ch'ella tosto risuscitasse. Deh perche non posso io fare come si legge haver fatto .S. Cataldo che risuscitò la madre da cui era stato poco avanti partorito. se ciò potessi fare, so ben io certo che sin'a quest'hora non la desideraremo piu: ma sapete voi come l'è? ci bisogna haver patientia in tutto quello, che ne vien ordinato dalla divina potentia, & non dolersene, & non turbarsene punto: attendiamo a consolarci scambievolmente, imperoche mi sento di non haverne minor bisogno di voi: non altro: Iddio ci guardi da male. Di Brescia alli XXV. d'Agosto.
MADDALENA BARATTIERA A M. LODOVICA CORNARISA.
Non credo che alcuno di quelli, iquali finsero i poeti esser condennati alli supplitij infernali, senta tanta angoscia, quanta sente un'anima che sia presa di gelosia: l'affanno veramente delle figliuole di Danao, il tormento di Prometheo, l'afflittione di Sisipho, la molestia di Titio, il cordoglio di Theseo & di Isione è nulla, rispetto a quel che per gelosia si pate. questo vi dico io, perche ve ne guardiate, intendendo che siete assai vicina per intrare in questo inestricabil laberinto. Deh lasciate per vostra fe correre l'acqua all'ingiù & non vogliate rizzar le gambe a cani: tengo fermamente che se voi perseverate a cotesto modo, che diverrete la favola del volgo. Di Piacenza.
FRANCESCHA TRIVULZA CONTESSA VEDOVA DELLA MIRANDOLA A M.
Hò ricevuto le vostre lagrimose lettere, et m'è rincresciuto infinitamente che vostro figliuolo si porti tanto male con esso voi. Voi non siete però la prima, ne credo sarete l'ultima che riceva da figliuoli simili torti. Alphonso il primo Re di Portogallo, puose già la madre in prigione, sol perche tentò di rimaritarsi & non per alcuno difetto. Michele Calafatta imperadore spogliò la madre violentemente d'ogni giuridittione ch'essa possedeva: cosi fece Constantino figliuolo di Lione, verso la madre Irene et molto peggio di lui portossi anchora Tiberio Cesare. si che datevene pace, poi che di voi sola non è questa infelicità, dell'haver pessimi et ingratissimi figliuoli. Di Mantova alli XX. d'Agosto.
ISABELLA BORROMEA TRIVULZA A M. F. N.
Che vostro marito sendo huomo da bene, sia stato si mal trattato dalla sua Republica, non vi paia ciò strano poi che per il passato fecero molte fiate alcune Republice simili de trattamenti alli lor cittadini: li Atheniesi per ricompensa delli triomphi Maratonij puosero il buono Milciade in stretta prigione: la republica di Siracusa ammazzò con infinita rabbia Dione, per opera del quale, havea già ricuperata la desiderata libertà: li Atheniesi anchora scordatisi li molti beneficij dal giustissimo Aristide ricevuti, lo sbandeggiarno dalla città. Sofferite adunque in pace, & ringratiate Iddio d'ogni cosa ch'egli vi manda; imperoche noi spesse fiate giudichiamo male, quel che veramente è bene, & tall'hora bene, quel che è male. Iddio ci porghi lume di saper discernere il bene dal male, acciò non si cada precipitosamente in qualche errore, dal quale poscia rilevare non ci possiamo. Di Milano alli X. d'Agosto.
IPPOLITA DI LAMPUGNANA A M. PHILIPPA SAGRATA.
Mi piace stremamente della compra che voi havete fatto, perche cosi ci vedremo piu spesso, & goderenci senza disturbo: ma molto piu mi dispiace che nel comprar non havete usato quella equità che a voi si conveniva: l'è celebrato dalli antichi Ermete Egittio per esser stato si giusto, che non fu mai da veruno di giustitia avanzato: Sempre, per non peccare contra la ragione, comprava piu caro di quello che il venditore istimava: non intraverrà già, a voi, se a cotesto modo perseverate di fare, come intravenne di Aristide, il quale presso delli Atheniesi, per l'incorrotta sua giustitia meritò di havere il cognome di giusto: ma sia ogni cosa in nome d'Iddio, forse vi ravederete un giorno di questo errore, & lo emendarete, havendo compassione a que poveri pupilli a quali tal heredità si apparteneva. Da casal Pusterlengo alli XX. d'Agosto.