SUSANNA VALENTE A .M. N. D.

Voi mi fate sapere per vostre lettere, che desiderareste havere per vostro marito quel dottore, del quale l'altro giorno diffusamente mi parlaste; pregandomi che far voglia ogn'opra perche il fatto si congiunga; mi credo fermamente che habbiate perduto il cervello. & che Diavolo volete voi far di Dottori? non sapete che sono questi litterati per la maggior parte tisichi, gelosi & franetichi? oltre che il studio li fa sempre catarrosi, ne sentirete mai altro che sputacchiare & tossire; fate a mio senno, lasciateli stare & questo ispetialmente: non vedete voi che ceffo d'asassino egli hà? non vedete che guardatura crudele et che maniere contadinesche son le sue habbiate un poco di patientia, che se à quest'hora è vivo il figliuolo d'un mio honorato amico farò ogni opra perche vi sia & sposo & servidore: egli deve fra pochi mesi ritornar dalla corte di Cesare, l'è il piu bello & attilato cavagliere che havesse mai la città nostra: state sana. Di Mantova alli XX. di Aprile.

IPPOLITA CREMA A .M. FULVIA RULLA.

Strana cosa mi pare che gli huomini si vantino tanto di esser soli nati alle lettere, essendoci tante & tante femine non meno di loro alli buoni studi atte: Aspasia Milesia fu pur maestra di Pericle avanti che le fusse moglie. Fa pur honorata mentione Gellio della dottrina di Pamphila, la quale scrisse tanti belli commentari nella Grammatica: fassi pur mentione di Phemonoe, di Sofipatra, di Theano, di Alpaida, di Demophilia, & di altre infinite? perche adunque si impudentemente si vantano? perche vogliono si sfacciatamente che di loro solamente sia l'ingegno? di lor sieno le forze & di lor sia finalmente ogni valore? attendete pur figliuola mia a li studi, & lasciategli gracchiare quanto vogliono, che alla fine saranno astretti a starsi cheti & ammirar la donnesca virtù; state sana & lieta, che Dio sempre da dishonore vi difenda, & in prosperità vi conservi. Di Mantova alli III. d'Aprile.

IPPOLITA CALCATERA A .M. PERLA.

Alli X. di Dicembre hebbi le vostre lettere, nellequali molto vi dolevate che vostro figliuolo fusse riuscito si mal sano et delle gambe si mal disposto. io certamente non molto me ne maraviglio veggendolo tutto dato all'otio & al riposo, ne mai esercitarsi il corpo in alcuno utile & honesto esercitio. Venga un poco a starsi con esso noi a Perego per qualche giorno, dove ritrovarà si perfetti cacciatori, quanto mai fussero ne Elimo, ne Panope, delli quali, favellando Virgilio cosi già disse TUM DUO TRINACRII IUVENES HELYMNUS PANOPESQUE ASSUETI SYLVIS, COMITES SENIORIS ACESTAE. Potrassi anchor esercitar (s'egli vorra) nel cavalcare essendoci il cavaglier Pozzo mio honorato consorte, del quale si pò meritamente dire quel che disse Virgilio di Lauso figliuol di Turno LAUSUS EQUUM DOMITOR, DEBELLATORQUE FERARUM. si che venga a vedere questi nostri monti Brianceschi pieni di ogni vaghezza s'egli vuole per l'avenire scordarsi il bel Palerno della Campania, il Berecinto della Frigia & l'Aracinto dell'Etolia. venga a contemplar almeno per dieci giorni i Monti di Brianza & sprezzarà per l'avenire l'amenità di monte l'Abbate, la serenità del monte Idalio, & la fecondità di Artemisio, monte dell'Arcadia. s'egli ci viene mentre ci è il mio consorte promettetegli da parte mia che non passerà mai giorno ch'egli de rari animali non faccia grassa preda; imperoche ci habbiamo cani di velocità non inferiori a Vertego del quale, fassi degna memoria presso di Martiale. Troverà cani li quali non cederebbono d'ardire & di prestezza ne a Liscica, ne ad Ila, ne ad Umbro da Virgilio cotanto lodati. certamente, quando gli havrete veduti & isperimentati, direte che Ateone non ne hebbe mai de simili, & che il Melampo, con l'Oribaso aggiuntovi anchora il Pamphago, il Dorceo & il Ladone, non potrebbono stare al paragone con i nostri: ne ci mancano cavalli per seguirli migliori assai di Orneo, di Etone, di Nicteo, di Alastro, di Amatheo, & di Abastro cavalli di Plutone, de quali fassi honorata memoria presso di Claudiano: oltre che donò alli di passati CESARE al mio consorte per ricompensa (anzi per testimonio del valore ch'egli hà mostrato ne suoi servigi) alcuni corsieri atti a far parer poltroni i cavalli di Achille, di Marte & del Sole, & atti a far vergognare Cillaro, Rhebo, Pegaso, Arion, Hirpino, Cireo, Pedaso, & Illerda. Se ci verrete voi con esso lui (come credo che farete) mentre essi anderanno a dar la caccia alle fiere, noi ci tratteneremo attorno le nostre peschiere, le quali (benche stia male a lodare le proprie cose) ardisco però di dire, ch'elle avanzino quelle di Sergio Orata, di Licinio Murena, di Fulvio Hirpino, di Ortensio, & di Vedio Pollio: non restate adunque di venire, & con quella servitu che vi si conviene, per timore, che siamo stretti di alloggiamento, imperoche il mio consorte hà fabricato da che non ci foste, una casa si grande & si ben'intesa che non ci è huomo che non si pensi che Spintare, Meleagene, Democrate, Philo, Sostrato, et Ermodoro ne sieno stati li istessi architetti: & pur altro disegno non ci è stato, salvo quello ch'egli è dal suo capo uscito: ne piu mi stendo nel scrivere, sol questo vi affermo & raffermo, che se ci verrete, sarete da ambidui amorevolmente raccolti; & sforzerenci di porgervi tutti que piaceri che per noi possibil saranno. anderemo a Ravagnano, a Ugionno, a Merà, a Brianzuola, a Galbià, & a Calco, dove vostro figlio haverà grata compagnia dal .S. Antonio Maria, dal .S. Pier Francesco, dal Marchese, & dal .S. Entimacho: la cui gentilissima consorte vi porgerà infinita consolatione, insieme con la .S. Veronica mia honoranda madre: state sana. Da Perego fiore de monti Brianceschi.

GIOVANNA CAVALLERIA A M. CLARA GUALANDA.

Intendo .M. Clara che di me vi siete molto maravigliata, perche hò detto di non poter piu sofferire di legger in alcun libro che sia fuor della sacra scrittura: si che l'è vero che l'hò detto, ne me ne pento, ne mia colpa ne dico ne dirò mai: & dove posso io trovare la miglior lettione? Altro piacer per certo sento legendo IN PRINCIPIO CREAVIT DEUS COELUM ET TERRAM: che non faccio ne la Phisica, nel cielo, & nella generatione di Aristotele. Altra consolatione prendo ne proverbi di Salomone, nell'Ecclesiaste, & nell'ecclesiastico del figliuolo di Syrach, che non prendo in legger ne Ethica, ne Politica, ne Economica, ne magni Morali di Aristotile: Sento altro diletto in volger sossopra i libri de Re, & de Giudici che non faccio legendo Suetonio, Plutarco, Sesto Aurelio: Flavio Vopisco: & altri simili che scrissero le vite de Cesari, godo molto piu di cuore, legendo i fatti di Mose, di David, di Habraamo, di Giuda Machabeo, di Giosuè, di Sansone & di Gedeone; che non godo per legger Dione, Cesare, Appiano, Livio, Polibio, Xenophonte & altri historici: credetelo a me, che non senza causa fu la sacra scrittura chiamata Biblia, che vuol dir libro; & cosi fu detto per eccellenza, come se questo solo, fusse il vero libro: & ne gli altri vi si contenessero sogni d'infermi, et folle de Romanzi: & d'onde credete voi che Platone habbi abbellito i suoi scritti con quelle vaghe figure, con quelle si convenevoli similitudini? non d'altronde certamente tolse i colori & gli ornamenti suoi che dalle sacre lettere, si come il Beatissimo Ambrogio piu di una fiata afferma & chiaramente ne dimostra: non è publico consentimento de dotti ch'egli udisse predicar Geremia profeta, & li pervenesse alle mani il pentateuco di Mose? dove vedrete voi ne libri Pagani, si alto principio come è quel di Giovanni Apostolo IN PRINCIPIO ERAT VERBUM ET VERBUM ERAT APUD DEUM; dove in un versetto solo ci dipigne di tre sorti Mondi: dicendo, in Mundo erat: Mundus per ipsum factus est; & Mundus eum non cognovit: ecco l'ideal mondo, ecco il materiale, ecco gli huomini che vi habitano sotto nome di mondo dall'apostolica voce chiamati: leggete quanto n'hanno scritto i philosophi che non ne trarrete tanta intelligentia quanta da questo sol verso trarne potete. deh ditemi per vostra fe; parvi che in altro libro ritrovar si possino le consolationi, & l'eterne speranze che nelle sacre lettere si ritrovano? Se havete in M. Tullio un perfetto oratore, se havete in Xenophonte un perfetto Re, se havete in Platone una perfetta Repubblica, se havete nel conte Baldesare un perfetto Cortigiano con la donna di Palazzo, se havete ne scritti del conte di Monte l'Abbate, il perfetto gentilhuomo d'honore: havete ancho nelle scritture sante, il vero patiente sotto titolo di Giobbe, havete l'essempio della verace ubidienza in Abraamo, della santissima hospitalità in Lotto, dell'ottimo Re in David, del savio S. in Solomone, del forte cavalliero in Sansone, del buono Imperadore in Mose & nel fratello Aarone, et dell'ardito capitano in Giosue: ma che non ci havete voi di buono in questo santo libro? forse ch'egli vi fa miscredente & dubbiosa dell'immortalità come fanno i philosophi: forse ch'egli vi fa impazzire attorno le zone, le sphere, et i zenit, come far sogliono i Matemattici, forse che vi oscura il vero, come veggo far i legisti: forse che vi puon in compromesso la vita, come fanno i Medici. Delli bugiardi et appassionati historici non vi parlo, liquali spesse volte fanno, che i poltroni paiano Marcelli & i Marcelli sieno tenuti timidi et vili piu di quel Pluto indutto da Luciano & da Aristophane ch'ogni cosa teme et sbigottito rimane. Vengomi hora alli Poeti, & vorrei che alcuno mi dicesse che utilità si cavi del rapto di Ganimede: dal formoso Alexi ò dal bruno Menalca: vorrei che alcuno mi dicesse che profitto mi faccia l'amor della Luna et del suo Endimione con l'importuno chiamar d'Hila, di cui si finge invaghito Hercole presso di Propertio et di Valerio Flacco. Vorrei detto mi fusse di giovamento esser mi possa l'amor di Hiacinto et di Apollo, di Ampelo, & di Bacco, di Adone & di Venere; di Titone & dell'Aurora; di Atis, & di Cibele, di Siringa & del Dio Pan. Bramo detto mi sia che honestà si apprenda leggendo gli amori di Valerio Flacco et dell'amazonico fanciullo: che religione si apprenda per sapere che Tibullo amò Cherinto, Anacreonte Batillo, Alceo Lico, Valgio Misti, Asinio Hippolito, Voconio Testilo, Oratio Ligurino, Q. Catulo Epigrammatario amasse Roscio, Euripide Agatone, & Arato Philino. Credete voi Madonna Clara, che venir mi possa desiderio di unirmi con Dio per leggere che Daphne fusse amata da Apollo, Tiro di Nettuno, Hebe da Hercole, Philace da Stratocle, & Atalanta da Meleagro? mai non che non me ne verrà giamai voglia. si ben leggendo nella sacra Biblia di Sarra et della riverentia che à suo marito portava chiamandolo suo signore: si ben leggendo di Hester, di Susanna; di Giudit & di Anna figliuola di Elcane laquale, non si partiva mai dal tempio sempre alle orationi, & a digiuni intenta. Non vorrei pensaste che io vi scrivessi come una trassognata: hò anch'io letto la parte mia de scrittori Pagani et me ne pento, et ne chieggo perdono a Dio sopra tutte le colpe mie: non vorrei da che appresi la santa Croce haver mai letto altra cosa che la divina scrittura: vorrei haver mangiato questo sacro volume come per il profeta Iddio comandò: vorrei havermelo convertito in succo et in sangue, perche egli sarebbe stato come una lucerna a piedi miei, & havrei guidato ogni mia impresa secondo la parola d'Iddio, da quella sarei sempre stata pendente, quella m'havrei io tolto per mia guida, per scorta, & per tramontana, con quella mi sarei piu dottamente governata che forsi non hò fatto, ma meglio è tardi che mai; si che non vi maravigliate più per l'avenire, che lasciato habbi qualunque altra lettione, & data mi sia tutta alla verace Theologia: anzi vi essorto a far il medesimo c'ho fatto io; seguite (vi prego) le mie pedate, ne vel recate a vergogna, perche sia piu giovane di voi, fate vostro pensiero che la mia voce, con la quale vi invitto a si gloriosa impresa, sia voce celeste, & non terrena, persuadetevi che le mie parole sianvi dettate dalo Spirito Santo & non d'altrui. Ricordatevi di ciò che disse il beatissimo Girolamo, che l'ignoranza delle scritture si era l'ignoranza di Giesù Christo. Ricordative di ciò che disse il Salvator nostro: SCRUTAMINI SCRIPTURAS, ILLAE ENIM TESTIMONIUM PERHIBENT DE ME. cosi facendo, noi saperemo che cosa sia veramente Christo, & quel che egli habbi fatto per noi, & cosi l'ameremo con tutto il cuore, & amandolo il fruiremo insieme col padre, col figliuolo, & con lo spirito santo: amen. Di Vinegia.

LUCRETIA MASIPPA ALLA S. CAMILLA MARCHESA PALAVICINA ET S. DI CORTE MAGGIORE.

Quando mi fu data la nova che havevate partorito un bel figlio maschio, io ne sentì tanta allegrezza al cuore, quanta ne sentisse Diagora Rhodiotto, quando egli vide in un medesimo giorno coronare tre suoi figliuoli vincitori et spargerli addosso dalle piu alte finestre un nembo di vari fiori. Non sentì tanta gioia Philippide scrittor de Comedie, quando in un Poetico certame fuor di ogni speranza si trovò vincitore: direi liberamente d'haver superato di letitia Chilone Lacedemonio, quando egli vide ne giuochi Olimpici coronar il figliuolo. Di che mai havessero Policrata nobile Romana, & Marco Iuventio console, sel non fusse, che quelli di allegrezza morirno, et io son pur viva; benche mal viva mi senta, sendo privata della vostra gratiosissima conversatione; non potendo più udir la dolcissima favella, non veder le accorte maniere, non finalmente, con attentione contemplar le honorate vostre attioni: Iddio mi faccia gratia che vi rivega prima che io muoia; altrimenti morte mi fora pur troppo acerba & troppo dolorosa, ma non posso credere che non vi venga un'altra fiata desiderio di rivedere questa nostra inclita & gloriosa città di Vinegia, dove il male muore, & il bene si nodre & si cria. state sana insieme col vostro amatissimo consorte: le mie figlie riverentemente vi salutano. Di Vinegia alli X. di Novembre.