Dative hormai pace carissima sorella, ne piu vi tribolate della prigionia del vostro caro consorte: ma sperate nella bontà Estense: che si come fu si pronta al donargli la vita, cosi sarà anchora pronta a restituirgli la desiderata libertà: & quando pur a Dio piacesse, ch'egli morisse nella prigione, non li haverebbe però cosa che non sia avvenuta a maggior huomo di lui: morì prigione Iugurta, morì Siphace, morì Enrico .iii. Imperadore, morì prigione Celestino quinto, Gioanni primo, & Giovanni quarto decimo pontefice: morì prigione Aldegisio figliuolo di Desiderio Re de Longobardi & Aristonico doppoi che egli fu menato in triumpho da Aquilio console. sperate in Dio che vi consolerà, & ve lo restituerà nelle caste braccia forse piu savio et accostumato che prima non era. Nella casa mia del continuo si prega Iddio & per la sua liberatione, & per la vostra pace. Di Luzzara alli .VIII. d'Aprile.
ISABELLA GONZAGA A .M. CLARA CARAFFA.
Pregovi a non dolervi piu di me, perche io sia mancata di memoria, ne servigi vostri, habbiatemi (vi prego) per iscusata: poi che non mi è conceduto la memoria, ne di Cinea, ne di Mitridate, ne di Theodette, ne di Lucullo ne di quel Ortensio: se hà peccato di memoria verso di voi in simil caso .M. Lucina la quale, si giudica da savi che superbi Seneca, Elio Adriano, Cirro, Carmide, & Portiolatrone, & pur l'havete havuta per iscusata, perche non fate cosi a me; la quale, di debolezza di memoria, avanzo Messalla Corvino, Bamba Re de Gothi, Calvisio Sabino, Orbilio Beneventano & il smemorato Curione? sforzerommi per lavenire di sodisfarvi piu intieramente che non ho fatto, pur che vi degniate di commandarmi: Iddio da mal vi guardi: Da Puvino alli .IIII. d'Agosto.
SUSANNA VALENTE.
Sono stata pregata da chi mi potrebbe commandare che io vi voglia quanto piu dolcemente posso, riprendere dell'esser voi troppo loquace, & di non poter contenere alcun segreto che communicato vi sia. se l'è cosi (come intendo) certo havete gran torto & poco prudentemente vi portate: non vi accorgete voi che se stanno male le case senza uscio, le finestre senza antenne, le borse senza i legami, cosi star male anchora le bocche senza freno: si come non è facil cosa il lasciarsi di mano uscire alcuno uccello, per volerlo poi ripigliare, cosi non è facile di rivocare le parole, poi che una volta di bocca uscite sono: sogliono esser loquacissimi sol quelli, che hanno poco cervello: si come i vasi che pieni non sono, fanno sempre maggiore strepito, cosi le persone vane et sciocche abondano sempre più di ciancie che quelli non fanno che saggi & prudenti sono istimati: si come per il parere de Medici il seme che tosto si sparge, è infecondo & al generar inutile, cosi inutili, anzi nocive sono tutte quelle parole che dalla bocca n'escono senza ritegno, o senza farvi sopra alcuna matura consideratione: non vedete voi, che niuna donna si fida hormai più della taciturnità vostra? & la cagione si è, perche mai non restate di cicalare. Sono le persone loquaci simili alli fanciulli c'hanno il ghiaccio nelle mani & quello per l'innata lubricità ne possono ritenere, ne perder lo vorrebbono. Si come le vipere sono da propri parti rotte & fieramente uccise, cosi i loquaci scuoprono li commessi segreti anchor che aggiunta vi sia la propria rovina & destruttione: astenetevene adunque & state sana. Di Mantova alli .XII. d'Agosto.
CATHERINA ANG. MARCHESA GONZAGA A .M. LIVIA FRANCA.
Mi è rifferito che vi siete fortemente adirata con vostro marito, ne volete con esso lui pace, per havervi negato alcuni ornamenti havendone molti di soverchio: & che havete voi finalmente deliberato di fare? di mandar vostro marito all'ospedale. oh bello honore che vi farete: il pover huomo hà fatto piu di quel che doveva, & poteva (se ben esamino le sue forze) & voi non vi contentate mai di cosa che v'habbiate. Havete vesti da comparar a quella di Antistene Sibarita, la quale si soleva ogni anno sospendere per miracolo nel tempio di Giunone Licinia: havete veste di non minor pregio di quella c'hebbe Lollia Paulina, laquale fu stimata quattro cento Sestertij: egli v'hà fatto sottanne, da star al paragone di quella veste: nella quale Triumphò Tarquinio Prisco, & di quelli che donò Silofonte a Dario figliuolo di Histapo; & tutta via n'andate importunamente chiedendo dell'altre? Deh vergognative di questa vostra importunità & di questa vostra intollerabil arroganza. non l'havete voi hormai posto al fondo con tanti zibelini, con tanti martori, & con tanti lupi cervieri? non l'havete voi quasi che destrutto con tante, carrete, cavalli, ricami, & paviglioni? che potreste far piu se recato li havessi l'imperio di Roma in dote? cieche nel vero siamo, adornando con tanto studio questa nostra carnaccia: ch'altro però non è che fango, & polvere & cosi coprendo questo nostro Capo di si pretiosi coprimenti, non capendovi dentro salvo che pensieri vani, sogni, & folle de romanzi: Io vorrei sorella mia, c'hoggimai si ravedessimo & pensassimo che non siamo piu fanciulle; i capei di fino oro tosto incominciaranno a farsi d'argento, & n'anderemo tosto in luogo, dove non si renderà conto del vestir leggiadro, ne di legar i crini con piu grata maniera, ma renderemo ragione della fede, della charità, & del tempo mal speso in frascherie: voi havete intelletto, adoperatelo, adunque riconciliatevi col vostro consorte, honoratelo, contentative di ciò ch'egli vuole, fateli vezzi, come faccio io al mio signor Luigi.
Di castel Giuffrè alli XXV. di Febraio.
CATHERINA .C. GONZAGA ALLA .S. LIVIA MORTELLA.
Mi sono doluta assai della sententia, che voi havete havuto nella possessione che vi lasciò vostro marito; et ho per vostro servitio, et per honore della giustitia desiderato, che hoggidì presso di noi regnasse qualche novo Cambise che facesse scorticare questi iniqui giudici come già fece quel Sisamne, che dette l'iniqua sententia: sofferite pacientemente poi che sempre questo iniquo sesso Mascolino fu nemico di noi povere donne; & sempre a suo potere ci conculcò & a mal termine ridusse: state sana & confortative, tenendo per cosa ferma che Iddio non vi debba punto mancare, pur che in esso riponiate le speranze vostre. Dal nostro castello di Luzzara: alli IIII. d'Aprile.