Hò inteso che vi siete molto sdegnata con esso meco, ne mi volete piu viva, per haver io detto, che vostra madre pazzamente facesse, comportando che tutto l'altro giorno & publicamente, & privatamente danzasi alla gagliarda; si che l'è vero che l'ho detto, & lo raffermo, & di novo lo biasimo. oh che bella honestà di Matrona pudica & savia tenuta: & forse che ella non sa quanto sia pericolosa cosa l'avicinar la paglia alle accese facelle; & chi non sa che molte ne vennero già caste & vergognose a balli che ritornarno poi sfacciate & piene di lascivia. & qual utilità potete voi sperare da quel toccar de mani, da quel lascivo dimenarsi, & dalo spesso scoprir alcuna parte del corpo che celata si stava? Niuno (disse colui, che scrisse contra Verre) danzò mai, che sobrio fusse. Non so veramente che ragion v'habbiate di si forte adirarvi, essendomi mossa sol dalla gelosia, qual sempre hebbi del donnesco honore. et che siamo noi da fare come l'habbiamo perduto? a che siamo noi buone? Quando il propheta David disse spirato da celeste virtù. IN CIRCUITU IMPII AMBULANT. volle per il parer d'un dotto Rabino ch'egli intendesse de balli: Mi potreste per aventura dire che già danzasse Scipione (quell'huomo si grave et di tanta auttorità:) danzasse David, danzasse Maria sorella di Mose, danzasse Delbora, & tante altre savie profetesse. al che rispondo, che tutte le volte che voi danzerete come quelli danzarono, non me ne turberò punto, ne ve ne saperò dir male. Danzava Scipione per eccitar il calor naturale, per consumare le reliquie del cibo indigesto & per esser piu leggiero & disciolto ne militari esercitij, donde ne dependeva la salute Romana: Danzò già David mosso da una santissima letitia causata dalla ricuperatione dell'Arca del patto: Danzarono le prefate Donne più di una fiata a suono di Cembalo spinte da un devotissimo fervore, et da un'amoroso zelo verso d'Iddio: danzasi hora a cotesto modo? usasi nel mover la vita quella gravità che si usava alhora? ben pare a gesti, ben si conosce à sguardi, se con si pura & con si semplice intentione hoggidi si danza. Io non dirò per hora altro di quel c'ho detto, so che havete ingegno (se lo volete adoperare) & che fra voi stessa quando sarà acchetata quella grand'ira ch'hora vi tiene il lume abbarbagliato, direte c'ho ragione da vendere, & che voi a gran torto vi siete meco turbata. Da Luzzara alli. VII. di Febraio.

ISABELLA CAVALLERIA GUALENCA A .M. ZENOBIA FALCONI.

Hò letto quanto mi scrivete di alcuni, liquali sendo capitati nelle mani d'infideli, per timore de supplitij altri hanno rinegato Giesu Christo, & altri s'erano nelle spelonche nascosti: & questo quando più era tempo di mostrare l'animo loro. veramente m'è ciò assai, & non poco per la gloria di Dio dispiacciuto: l'è pero d'havergli compassione poi che molti de nostri antichi, liquali parevano colonne della fede nostra, cascarno per timidità in simili errori. Giurò Pietro Apostolo, ch'egli non abbandonarebbe mai il suo Signore (anchora che tutti li altri Apostoli l'abbandonassero,) & pur quando si venne al fatto per paura dell'impietà Giudaica non sol si sottrasse al pericolo, & seguitollo dalla lunga, ma tre volte lo negò avanti che il gallo cantasse. Athanasio Vescovo di Alessandria conoscendo non poter resister all'invidia che contra concitata gli havevano li Arriani, per timore della morte, stette sette anni nascosto in una Cisterna: Marcelino Papa temendo l'ira di Domitiano, sacrificò a gli Idoli. Si che non ve ne date maraviglia; ma habbiate compassione all'altrui fragilità accioche Iddio habbi compassione à noi: ne altro mi occorre a scrivervi: state sana. & quanto piu potete lieta pregando del continuo & per voi, & per noi; accioche nostro Signor dia a tutti fortezza contra li infideli: & finalmente ne conduca a vita eterna. Di Vinegia alli XV. di Novembre.

CICILIA DA CA PESARO TRIDAPALO A. M. MARGHERITA POBBIA.

Con dispiacer grande hò inteso c'havete lasciato quella vostra tanta attilatura, & quella diligente opra di ricamare, & di cucire; la quale, vi faceva risplendere sopra tutte le donne della città vostra; & vi siete data tutta in preda alla vana poesia; & odo di più che ve n'andate a guisa di spiritata, hor per la casa, hor pel giardino, cercando delle desinentie per concordar di molte rime; Ditemi (di gratia) non sapevate voi trovar piu agevol via per farvi tener pazza che darvi nelle mani di poeti? huomini per la maggior parte maligni, iracondi, satievoli, bizarri, & maninconici? Certo, non senza cagione il divino Platone li scacciò dalla sua divina Republica: & Aristotile ne suoi miracolosi scritti li publicò per bugiardi & per mentidori. Non vedete voi che la maggior parte de santi huomini consigliò fusser abbrugiati i lor poemi, come cose di malo esempio, & che facilmente potesse impedire la nascente gloria del sacro santo Vangelo? et che altro trovate voi ne poeti, che lagrime, sospiri, singhiozzi, & amorose passioni dalle quai cose, vorrei foste, (quanto vi sie possibile) aliena? Veramente in essi, altro non trovo che stupri, adulterij, Metamorphosi, sanguinolenti sagrificij, & altre favole, atte con il lor mortal veleno, ad ammorbare qualunque ben riformata Republica & eternalmente sbandeggiarla dal celeste Regno: scrisse già .S. Girolamo à Papa Damaso; che i versi de Poeti, erano il vero pasto de demoni; scrisser molti altri, non di minor santità ornati esser li poeti perniciosi, nemici del nome christiano, malefici senza piatà et senza fede: Sono i poeti seduttori delle semplici & tenerelle menti con la lor mortifera dolcezza, ne altro credo fusse il pestifero canto dette Sirene, che li poemi di questi scioperati briconi. Non crederò io mai che maggior danno, ò maggior corruttione recar ci potesse la setta di Arrio, la scuola di Pelagio, il Dogma di Nestorio, ò l'impietà di Giuliano Apostata. Non pensarò io mai potessemi esser tanto pernitiosa la conversatione di Protagora, di Sardanapallo, di Luciano, di Apollinare, ò di Diagora, quanto mi sarebbe la lettione di miscredenti et lascivi Poeti. Sono anchora di piu nemici delle cittadinesche usanze: ne per altro rispetto essi alle selve riccorrono, & à monti rifuggono. poi che Homero hebbe longamente peragrato il mondo, egli si ridusse ad habitar, hor tra l'ombrose selve, & hor tra duri scogli. Così Virgilio, lasciata Roma; si ridusse ad habitar doppo il promontorio di Pausilippo & di Pozzuolo: non vi voglio per hora tesser il Catalogo di Poeti che nemici furono dell'urbanità, vi confermerò bene che se non lasciate da canto la lor malvagia lettione, diverrete di giorno in giorno men Christiana che non siete, & pericolo ci è che di pazzo & di furioso amore impaniata tosto non vi vegga: & se questo aviene, che sarà allhora di voi? che se ne dirà per le piazze, per le loggie, & per le chiese? sarete mostrata a dito fin da fanciulli: & diranno ecco Sapho, ecco Corinna, ecco la Petrarchessa, che sputa versi dal furor poetico agitata. Deh fate a mio modo, lasciateli star in Parnaso a trastullarsi con le Muse: & tornate voi all'ago, al fuso, & all'ordir quelle vostre belle tele, che facevano vergogna alle Lodegiane, alle Bresciane, alle Cremasche, alle Pozzolane, alle Rochegiane; a quelle di Holanda et di Cambrai: state lieta: Di Mantova alli .VI. di Maggio.

ISABELLA SFORZA A .M. MARGHERITA POBBIA.

Hò ricevuto le vostre carissime lettere alli .xx. d'Agosto; scritte però alli .x. & insieme la copia di una lettera che molto duramente flagellava, anzi crocifigeva i Poeti: sonomi assai maravigliata, che si bell'ingegno habbi esercitato l'eloquentia sua in biasimar cosa degna di somma loda, & di somma riverentia. Io per me Poetessa non sono, ne giamai fui: pur per l'amor grande c'ho sempre alla poesia portato, & portero fin che vivo, non mi posso rattemperare odendone dir male, che tutta non mi turbi: ne mi posso contenere che a mio potere non la difenda; non voglio già per difenderla, usar alcuna peripatetica dimostratione, ma procederò sol per grosse congietture, & noti essempij & per la prima dicovi: che se se la Poesia non fusse cosa piena di riverenza, non si sarebbe degnato il grande Apostolo di Tarso cittar nelle sue divine pistole, versi di Epimenide, & di Menandro: il che fece anche essendo nell'Ariopago (si come n'habbiamo ne gli atti de li Apostoli) per confermar il suo fruttifero sermone, cittò un verso di Arato Poeta: dal cui essempio mosso. S. Dionigi, di lui discepolo, & di Christo martire constantissimo; molto della poesia ne suoi scritti si prevalse: & quante volte Girolamo, (lume della fede nostra) si serve a suo proposito di Virgilio, di Oratio & di Persio? leggete le sue Pistole, leggete il prologo delle quistioni Ebraiche & chiaramente il vederete: fa il medesimo Ambrogio, maestro di santa Chiesa: fa il medesimo piu fiate Agostino quell'unico flagello de Manichei. Ma che vi si dirà di Fulgentio dottor catholico & Pontefice molto Reverendo che si copiosamente ne scrisse? ma lascio star il dir de sacri Dottori: quante cose hà detto il Salvator nostro per parabole convenienti a lo stil comico? sdegnossi forse di usar le parole di Terentio contra Paulo, quando li disse: dura cosa ti è il calcitrar contra lo stimolo; ma lascio per hora star le cose sacre, ditemi che non havrebbe fatto Alessandro (il magno) per haver un scrittor tale, qual fu Homero? per amor del quale, sette gran città, cioè Smirna, Rhodo, Colophone, Salamina, Io, Argo, & Athene contendono di volerlo per lor cittadino & li Smirni li edificarno già un bellissimo tempio. Parve a voi che li Scipioni stimassero Ennio povero Poeta Brondusino, havendolo fatto partecipe del medesimo sepolchro et contentandosi che le ceneri insieme si rimescolassero? non fu caro altresi per la poesia Theophane Mitileno à Pompeio? (à quel Pompeio dico) che adeguò la virtù con la fortuna. Vegniamo a tempi piu moderni: quanto fu ben caro il nostro divino Petrarca al Re Roberto: à persuasione del quale, essendo di sessant'anni, s'incominciò a far legger Virgilio, stupendosi che sotto si rozza, et dura scorza stesser nascosti si alti sensi, & si segreti misteri: ma forse ch'egli volle in questo imitar Solone, il quale, essendo vecchio poi che dato hebbe le leggi alli Atheniesi; si ridusse alla poetica. Non fu mai huomo, ne donna al mondo, tanto stoica, ne tanto di gloria nemica, che amato & riverito non habbia li Poeti: dalla penna de quali immortal gloria già lor ne venne. Non sono forse chiamati li Poeti sotto nome di Theologi? non furon tenuti per gran Theologi Orpheo, Lino, Museo, & altri molti? non hà trattato Dante sotto Poetico velame quanto si contiene nel sacro senno della santa Theologia? non si sono co versi egregiamente descritti da Mose, da Giobbe & dell'inclito David i divini concetti de lo Spirito santo? d'onde ancho si mosser Sedulio & Prudentio, a trattar poeticamente la christiana verità, ma che dirò di Giuvenco Spagnuol poeta che sotto coperta di huomo, di bue, di lione, & di aquila si felicemente espresse le divine attioni di Giesu Christo? Io, per me, non leggo mai la divina Eneida di Virgilio, che non mi paia di legger una perpetua loda della virtù: sentomi tutta commovere all'opre della carità quando leggo la clementia ch'usano li nemici Troiani verso di Achimenide: parmi veramente di veder posto in pratica l'esortatione che il Salvator ne fa perche si giovi di cuore alli nemici. Quando contemplo quelle infiammate parole di Enea, a suoi compagni dette, perche pacientemente sofferir voglino li disagi del viaggio, le angoscie del mare, & li terrestri pericoli: dico fra me stessa questo fu un'animo invitto, una fronte intrepida, & una mente, più che 'l diaspro salda: da Virgilio imparo l'amor che alla patria di deve: da Virgilio imparò la pietà paterna veggendo Enea sopra delle spalle portarne il vecchio padre per mezo delle radenti spade, delli ingordi fuochi, & de rovinati Tempij. Quando pongo mente con qual fortezza di animo & con qual altezza di cuore, spezzi quel gran capitano, le cathene del petulante & lascivo Cupidine, sentomi tutta armare, & robusta divenire contra li assalti d'amore & rafreddarsi in me, ogni concupiscibil appetito. Imparo da Didone di esser cortese & liberale à calamitosi stranieri, & à fortunosi fuor'usciti. Imparo in molti altri luoghi da quante passioni sia sbattuta & infestata l'humana fragilità: et appresso, con quali forze anchora rimanghino supperate da li animi costanti. Quando leggo i giuochi fatti da Enea presso di Aceste, nell'anniversario del padre, parmi a punto leggere i sacri libri de Machabei, & al mio dispetto divengo piatosa verso de poveri defunti: non vi dico nulla quanto poi ben'apprenda ad esser prudente & circunspetta, considerato lo scender ch'egli fa all'inferno. Infinitamente mi accendo alla verace & immortal gloria, dando le orecchie ben purgate alle saggie persuasioni che fa il vecchio padre all'animoso figlio. Imparo da Virgilio bellissimi accorgimenti nel far delle amicitie & somma fede nel conservarle. oh come se mi intenerisce il cuore di pietosa dolcezza, ramentandomi le molte lagrime versate nella morte del fedel Palante; Quando leggo quella affettuosa oratione: IUPITER OMNIPOTENS PRECIBUS SI FLECTERIS ULLIS, viemmi voglia di gittarmi incontanente in ginocchione, & con fervor grande adorare l'eterno Padre, ma perche tanto mi diffondo? Io tutte le volte che peso le parole, et considero le profonde sententie di questo alto poeta; egli mi pare tutto pieno di santità. Che diro di Oratio, di Giovenale, & di quel Persio honor di Volterra? qual philosopho, qual mathematico, ò qual legista riprese mai con maggior vehementia & acrimonia il vitio & lodò la virtu? Paruta mi sarebbe cosa piu ragionevole il solamente dir male di alcuni licentiosi Poetastri, & non indifferentemente di ogn'uno: Dovevalo pur almeno ritener la maesta di Homero, qual chiamano le sacre leggi padre di tutte le virtù; & spesse volte per dentro di quelle, si ci mescolono molti de suoi versi: si come veggiamo nel fine del prohemio del Codico; & sotto'l titolo de giustitia & iure: nel trattato delle compre; & nella materia de legati & fede comissi, & in altri luoghi, come vedrete, se leggerete le Pandete Pisane. Qui voglio far fine al mio scrivere; perche sentomi hormai la mano debole & stanca: questo per hora bastivi, poi che il mio giudicio ricercate circa la lettera scritta in vituperio de Poeti: & se commodo vi serà, rimovetegli dall'animo si stolta et si falsa opinione, & à voi per sempre, di perfetto cuore mi raccomando; & paratissima alli vostri servigi mi offero. Di Piacenza alli .XXV. di Marzo.

ISABELLA GONZAGA A .M.

Galeazzo vostro amantissimo fratello m'ha rifferito che siete doventata molto inferma, di che vi attristate piu di quello che ad una christiana donna si conviene: vi dovereste in tutti i modi confortare & prendere speranza d'haver tosto a mutare allogiamento: questo corpo chiamato da molti casa & albergo dell'animo ci è stato dalla natura dato per brieve tempo: il che, doverebbe esser cagione di farci morire piu volentieri di quel che noi facciamo: si come dicesi quel vento esser piu felice, il quale piu tosto ne conduce in porto, cosi piu fortunati sono quelli che da veloce morte tratti sono fuori delle malvagità della presente vita et nell'eterno regno traportati, si che non ve ne dolete, si come non si duole l'incarcerato perche la sua prigione sia piena di fissure, & minacci da ogni lato rovina, cosi sperando di poterne piu tosto uscire: guardate che la voluptà non sia stata cagione di questa vostra debolezza, anzi che la mala compositione del corpo vostro: sono le voluptà simili a quei ladroni dell'Egitto detti volgarmente Philisti, liquali n'abbracciano per strangolarci: cosi fanno ancho li carnali diletti essi ci ammazzano mentre ci lusingano: ò beati & aventurati noi, se d'altro piacere non ci lasciassimo mai invaghir li animi nostri, che dell'eterna vita, & che a poco a poco ci avezzassimo a morire: ma noi facciamo come quelli fanno che sono tanto amici del vino, che sorbiscono fin'alla fece di quello: siamo tanto desiderosi di prolungar questa nostra miserabil vita che ne anche nell'estrema vecchiezza ci contentiamo di morire. Di Puvino.

ISABELLA GONZAGA ALLA .S. LUCRETIA GONZAGA.