Dogliomi stremamente madre mia honoranda, che da me, che tanto vi amo, stiate si longamente absente. & perche poi? per litigare? & dove in una città, dove credo nato sia il litigioso Parno, che già co suoi litigi fece luoco al proverbio, & dove non mancano mai novi Patacioni, Iperboli, & Verginij: dove (per quanto intendo) dieci mille si troverebbono piu atti al calunniare, di quello Eurimno che cercò di por lite fra Castore & Polluce: si che vedete come state, & qual affanno esser debba il nostro per voi stessa consideratelo. Deh cara signora madre ispeditevi da questi intrichi, quanto piu tosto potete, & ritornate a noi, che vi aspettiamo con maggior desiderio che non fa l'ostinato Giudeo il già venuto Messia: Tutti siamo sani, ne altro ci manca per consolarci pienamente che la vostra dolcissima presentia: Di casa alli XX. d'Ottobre.

CECILIA VALERI A M. ORSOLA STELLA.

Dite a vostro figliuolo che tenga la lingua fra denti et che non straparli hor di questo Prencipe & hor di quell'altro: ma che si ramenti alcuna fiata di quel verso. AN NESCIS LONGAS REGIBUS ESSE MANUS? Ramentisi che il Re Antigono uccise Theocrito chio per la sua mordacità: Ramentisi come Daphita gramatico fu crucifisso nel monte Thorace per non sapersi astenere di lacerar la fama & l'honore de Prencipi. Ramentisi come furono stranamente trattati Anasarco da Anacreonte Cipriotto, Calistene da Alessandro, Antiphone da Dionigi, Mevio dal Triumvirato, & Esopo dalli Delphici: ne piu di questo per hora vi parlo. Di Vinegia alli X. d'Agosto.

LODOVICA GAVARDA A .M. N. N.

La vostra importuna loquacità molti n'ha condotti à liti, & a dure controversie, & hora piu che mai perturba tutta la vicinanza; deh ricordative che Giove tolse la lingua a Lara nimpha, per esser troppo loquace: & che fu relegato nell'inferno Tantalo per non saper tener la lingua fra denti cosi potrebbe un giorno accadere à voi, poi che non sapete, ne volete tacere; ma perche non vi viene un giorno desiderio d'imitare il silentio di Paulo Semplice, di Agatone, & di Secondo philosopho, acciò non caschiate piu in tanti errori: & gli amici non pogniate in infinito travaglio: ma forse mi potreste dire quel che già disse Zenone alli legati del Re Antigono, difficil cosa essere il poter tacere. io vel confesso, & dicovi all'incontro esser difficil cosa il poter uscire delli affanni, ne quali ci pone sovente volte la sfrenataggine della nostra lingua. vi doverebbe pur esser per un bastevole precetto l'haver scritto Sophocle in una Tragedia che il silentio era l'ornamento delle donne. non altro, attendete a conservarvi sana & senza veruna infamia. Da Brescia alli XXV. di Febraio.

GIULIA ROSA A .N. F.

Acciò non vi facciate monaca v'ho proveduto d'un marito: il quale, da che nacque, non fu mai udito ne mentire, ne giurare, ne adirarsi, ne ociosamente favellare: col quale spero haverete vita giocondissima: avisatemi adunque se siete risoluta di volervi maritare o pur monacarvi. quando voi di ciò mi avisarete, daretemi similmente aviso della quantità della dote, non si cercherà d'onde la sia venuta essendo noi certi della bontà vostra & dell'honestà de vostri maggiori. Di Brescia.

FRANCESCHINA DA DRESSINO ALLA .S. OLIMPIA TAMISONA.

Nelle vostre lettere ultimamente scritte, mostrate sentire istremo dolore, perche vostro figliuolo a singolar battaglia combattendo, habbia perduto; questo non è cosa tanto inusitata che habbiate per ciò a disperarvene. Scrisse Archiloco Poeta, che meglio fusse il gittar via lo scudo che lasciarsi ammazzare: & cosi fece presso di Aristophane Cleonino: Taurea poi Campano, dovendo da solo a solo combattere con Claudio Asello soldato Romano, come egli vide l'inimico circondar lo steccato spronò il cavallo, & pieno di sbigottimento fugi in Capoua: almeno vostro figliuolo non si è portato poltronescamente: hà pur combattuto quanto piu virilmente hà potuto; ma era di necessità che l'uno de dua rimanesse ò morto ò prigione. Consolative ch'egli non hà mai (per quanto m'è rifferito) mostrato in quella battaglia che durò piu di sei hore un'atto vile & codardo: pregovi adunque per quanto so & posso, a darvene pace, & pregar Iddio c'habbi pietà de suoi errori: cosi farò anch'io senza fallo: non altro. di Vinegia.

ISABELLA GONZAGA SIGNORA DI PUVINO A LUCIANA .N.