Il suo primogenito, battezzato Washington dai suoi parenti in un momento di patriottismo, ch'egli non cessava mai di deplorare abbastanza, era un giovanotto biondo, ben fatto, che aveva posto la sua candidatura alla carriera diplomatica dirigendo il cotillon al circolo di Newport per tre stagioni di seguito, ed anche a Londra passava per un ballerino di prima forza. La gardenia era l'unica sua bellezza: tolto ciò, era perfettamente equilibrato.
La signora Virginia E. Otis era una giovanetta di quindici anni, svelta e graziosa come una capinera, con una espressione di franchezza nei suoi grandi occhi turchini. Era un'abile amazzone; cavalcando il suo poney aveva battuto in una corsa lord Bilton, facendo due volte il giro del parco e giungendo prima per una lunghezza e mezzo in faccia alla statua di Achille.
Ciò aveva provocato l'entusiasmo del giovane duca di Cheshire, che le aveva proposto, seduta stante, di sposarla. E i tutori, di lui, la sera stessa, avevano dovuto inviarlo a Loton tutto disperato.
Dopo Virginia venivano due gemelli, conosciuti ordinariamente sotto il nome di Stelle e di Bande, due cari fanciulli che col degno ministro formavano i soli veri repubblicani della famiglia.
Siccome la villa Canterville era a sette miglia da Ascot, la stazione più vicina, il signor Otis, aveva telegrafato che si venisse a prenderlo con la vettura scoperta.
Era una bella serata di luglio e l'aria era pregna dell'odore resinoso dei pini; di quando in quando si sentiva cantare un uccello colla sua voce più dolce o si vedeva fra le frasche e il folto la coda d'oro brunito d'un fagiano.
Qua e là degli scoiattoli spiavano dall'alto delle querce: dei conigli guardavano attraverso i cespugli o al disopra dei rialzi muscosi, drizzando le loro bianche codine.
Appena entrarono nel viale del castello di Canterville il cielo si oscurò improvvisamente, uno stormo di cornacchie passò silenzioso sopra le loro teste, e prima del giungere all'abitazione grosse gocce di pioggia cominciarono a cadere.
Furono ricevuti sugli scalini dell'ingresso da una vecchia donna vestita di seta nera, con la cuffia e grembiale bianco: era la signorina Umney, la governante che il signor Otis aveva acconsentito di conservare al suo servizio per le vive insistenze di lady Canterville.
Mentre la famiglia scendeva dalla vettura, la signorina Umney fece un profondo inchino e disse con l'accento strano del buon tempo antico: