Il fantasma si levò dal suo sedile, mandando un grido di gioia, prese la testa bionda fra le sue mani, con una grazia che ricordava i tempi passati, e la baciò. Le sue dita erano fredde come il ghiaccio e le sue labbra bruciavano come il fuoco; ma Virginia restò forte ed egli le fece traversare la camera scura.

Sulla tappezzeria, di un verde sbiadito, erano ricamati piccoli cacciatori che soffiavano nei loro corni ornati di frangie e con le loro piccole mani le facevano segno di retrocedere.

— Ritorna sui tuoi passi, piccola Virginia. Vattene! vattene! vattene! — gridavano essi.

Ma il fantasma le serrava più forte la mano ed essa chiuse gli occhi per non vederli.

Degli orribili animali, con la coda di lucertola, con gli occhi grossi e sporgenti, ammiccavano dagli angoli del camino e le dicevano a voce bassa:

— Fa attenzione, piccola Virginia! Guardati! Potremmo anche non più rivederti....

Ma il fantasma affrettò il passo e Virginia non diede ascolto.

Quando furono in fondo alla stanza, egli si arrestò e mormorò qualche parola che la fanciulla non comprese.

Riaprì gli occhi e vide il muro svanire lentamente, come nebbia, e aprirsi davanti a lei una nera caverna. Un forte vento ghiacciato l'avvolse ed ella sentì che le tiravano la veste.

— Presto! presto! gridò il fantasma, — o sarà troppo tardi.