C'era in quelle sale uno strano miscuglio di società: delle orgogliose paresse cicalavano cortesemente con dei violenti radicali; dei demagoghi popolari si strisciavano a degli scettici famosi; una brigata di vescovi seguiva una grande prima donna di salone in salone; sulla scala, un gruppo di membri dell'Accademia reale discuteva animatamente, e nella sala da pranzo i geni si spingevano fra loro.
Era quella insomma una delle più belle serate di lady Windermere e la principessa vi si trattenne sino alle undici e mezzo passate.
Subito dopo la sua partenza, lady Windermere tornò nella galleria dei quadri, dove un famoso economista stava esponendo, ad una virtuosa ungherese, con aria solenne, la teoria scientifica nella musica.
Ella si mise a conversare con la duchessa di Paisley.
Era meravigliosamente bella, coll'opulento seno di un bianco avorio, ed i grandi occhi azzurri, color miosotys, ed i pesanti fermagli in brillanti de' suoi capelli d'oro; capelli d'oro puro, non di quella tinta paglia pallida che usurpa oggi il bel nome dell'oro; capelli di un oro che pareva tessuto coi raggi del sole, capelli che circondavano il suo volto come d'un nembo di santa, con quel fascino che è proprio della peccatrice.
Strano soggetto psicologico!
Di buon'ora, nella vita, ella aveva scoperto questa importante verità, che, cioè, niente rassomiglia tanto all'innocenza quanto un'imprudenza e, dopo una serie di avventure, — la metà delle quali avute innocentemente, — era riuscita a conquistarsi tutti i privilegi di una personalità.
Essa aveva più volte cambiato marito. Infatti, contava nel suo bilancio tre matrimoni; ma siccome non aveva mai mutato amante, il mondo aveva dopo qualche tempo smesso di sparlare sul suo conto.
Ora aveva quarant'anni, niente figli, ed in complesso una passione sfrenata del piacere, passione che è il segreto di quelli che restano sempre giovani.
Ad un tratto girò curiosamente lo sguardo per la sala e con la sua limpida voce di contralto disse: