— Dov'è il mio chiromante?
— Il vostro?... esclamò la duchessa, trasalendo involontariamente.
— Il mio chiromante, duchessa. Io ora non posso vivere senza di lui.
— Cara Gladys, voi siete molto originale! — mormorò la duchessa, cercando ricordarsi ciò che veramente era un chiromante e sperando non fosse la stessa cosa che un chiropodista.
— Viene regolarmente a vedere la mia mano due volte la settimana, — proseguì lady Windermere, — e vi pone molto interesse.
— Dio del cielo! deve essere certo qualche manicure. Ecco ciò che è veramente terribile! Spero per lo meno che sia straniero: così riuscirà un po' meno gradito.
— Certo, è quì. Io non posso dare un ricevimento senza di lui. Egli mi dice sempre che ho una mano veramente psichica e che se il mio pollice fosse stato appena un poco più corto, sarei stata una pessimista convinta e mi sarei rinchiusa in monastero....
— Oh! comprendo... — disse la duchessa che si sentiva molto più sollevata. — Egli dice la buona ventura, non è così?...
— E la cattiva, e molte altre cose di questo genere.
L'anno venturo, per esempio, io correrò un grande pericolo, in terra, o in mare. Bisognerà dunque che io viva in pallone e ogni sera faccia salire in un cestino il pranzo. Tutto questo è scritto qui, sul mio dito mignolo, o sul palmo della mano, non so più precisamente.