— Naturalmente. Assistiamo tutti alla sentenza soggiunse lady Windermere.
— Ed ora, signor Podgers, diteci qualche cosa di bello, perchè lord Arturo è uno dei miei più cari amici.
Podgers prese la mano del giovane, la osservò, divenne stranamente pallido e non fece parola. Un brivido sembrò passare per il suo corpo. Le sue grandi e folte sopracciglia furono assalite da un tremito convulso, da un tic bizzarro, irritante. Delle grosse goccie di sudore imperlarono la sua fronte e le sue dita grassoccie divennero fredde ed umide.
A lord Arturo non sfuggirono questi strani segni di agitazione e per la prima volta in vita sua ebbe paura. Il suo istinto naturale fu il fuggire dalla sala, ma si contenne. Era meglio conoscere il pericolo, qualunque fosse, che restare in quella angosciosa incertezza.
— Attendo, signor Podgers.
— Attendiamo tutti, — soggiunse lady Windermere, con il suo tono vivace, impaziente.
Il chiromante non rispose.
— Io credo che lord Arturo debba montare sulle tavole del palcoscenico — esclamò lady Jedburgh — e che dopo la vostra sortita il signor Podgers abbia paura di dirglielo.
Ad un tratto l'ometto lasciò andare la mano destra del giovane, afferrò vivacemente la sinistra e si curvò tanto su questa, che la montatura in oro dei suoi occhiali sfiorò quasi la pelle.
Rapidamente il suo volto divenne bianco d'orrore; ma egli riuscì a ricuperare il suo sangue freddo e rivolgendosi a lady Windermere, le disse con un sorriso forzato: