— Non dimenticherete di prenderlo, non è vero?

— Sta sicuro, non lo dimenticherò, birbantello.... Ti scriverò per dirti se mi abbisognano altri globuli.

Lord Arturo lasciò la casa di lady Clementina più sollevato.

La sera ebbe un colloquio con Sibilla e le disse di trovarsi in una posizione terribilmente difficile e che il suo onore e il suo dovere gli imponevano di procrastinare le nozze. La supplicò di aver fiducia in lui e di non dubitare dell'avvenire.

La scena ebbe luogo nella serra del palazzo Merton, dove lord Arturo aveva pranzato, come di consueto.

Sibilla non gli era mai apparsa più felice, ed egli per un momento era stato tentato di agire vilmente, di scrivere a lady Clem che non prendesse il rimedio e di lasciare che le nozze si compissero, come se al mondo non esistesse un Podgers. Ma il suo carattere vinse e anche quando Sibilla si lasciò cadere nelle sue braccia, piangendo, egli non perdette la sua calma.

La bellezza che faceva vibrare i suoi nervi, aveva anche toccato la sua coscienza. Egli sentì che per far naufragare una vita così bella, per solo qualche mese di piacere, sarebbe stata veramente una volgarità, e più che mai si fece ferma la sua risoluzione.

Rimase con Sibilla fin quasi a mezzanotte, cercando di confortarla, e, confortato egli stesso, l'indomani mattina partì per Venezia, dopo aver scritto al signor Merton una lettera seria ed esplicita sulla necessità di aggiornare le nozze.

IV.

A Venezia lord Arturo trovò suo fratello, lord Surbiton, reduce col suo Yacht da Corfù.