Tre lettere lo attendevano. Una di Sibilla, piena di affetto e condoglianza; le altre due di sua madre e dell'avvocato di lady Clementina.

Lady Clementina, diceva la lettera, aveva cenato con la duchessa la sera precedente alla sua morte. Aveva anzi entusiasmato tutti i parenti con il suo spirito; ma poi si era ritirata nelle sue stanze molto presto, lamentando dei dolori allo stomaco.

La mattina seguente era stata trovata morta nel proprio letto: il suo volto non mostrava nessun segno di sofferenza. Sir Mathew Reid, chiamato d'urgenza, non aveva potuto far nulla ed il cadavere era stato seppellito a Beauchamp Chalest. Pochi giorni prima la vecchia dama aveva fatto il suo testamento, lasciando a lord Arturo la sua piccola casa di Curzon-Street, tutto il mobilio, i suo effetti personali e la sua galleria di quadri, eccettuata la collezione di miniature ch'ella donava a sua sorella, lady Margaret Rufford, e il suo braccialetto di ametiste, che lasciava in dono a Sibilla Merton.

Gl'immobili non avevano alcun valore, ma l'avvocato Mansfield desiderava che lord Arturo tornasse al più presto possibile perchè vi erano molti conti da saldare, non avendo lady Clementina tenuto mai conti in regola.

Lord Arturo rimase commosso del buon ricordo di lady Clementina e pensò che Podgers aveva veramente una grande responsabilità in quella faccenda.

Il suo amore per Sibilla dominava però ogni altro sentimento e la coscienza di aver fatto il proprio dovere gli procurava pace e conforto.

Giunto a Charing-Cross, si sentì completamente felice.

I Merton l'accolsero con grande effusione: Sibilla gli disse che non poteva sopportare altri ostacoli fra di loro, — e le nozze furono stabilite per il sette giugno.

La vita gli si presentava ancor bella e seducente.

Un giorno, egli stava facendo l'inventario della sua nuova casa di Curzon-Street insieme all'avvocato di lady Clementina e a Sibilla, e bruciava dei pacchetti di lettere giovanili, quando la fanciulla emise ad un tratto un piccolo grido di gioia.