Ogni alba sfavorevole pone nell'animo dell'aviatore una segreta, inconfessabile contraddizione: da un lato il dispetto di dover prolungare la vigilia d'attesa e l'ansia in cospetto di un ignoto che per altre ventiquattro ore non si svelerà; dall'altro una fisica, egoistica compiacenza di ricuperare altre ventiquattro ore di esistenza sicura.
Durante questa vigilia l'aviatore è epicureo: gli sembrano indispensabili i cibi prelibati, i vini sobri in quantità ma fini in qualità. Conserva gelosamente le sue energie. Contrariamente a quanto si immagina, la lunga, forzata attesa non indebolisce moralmente l'aviatore; gli toglie, è vero, il primitivo eccitamento, ma lo famigliarizza con la visione dei rischi sino a dargli l'allucinazione che il gran volo sia ormai compiuto. Di qui una flemmatica attesa degli eventi.
L'alba favorevole appare finalmente. E la gran partenza avviene. Se un incidente di bordo o un improvviso cambiamento di condizioni atmosferiche obbligano al ritorno e al rinvio della missione, l'aviatore, che giudicava da giorni i suoi preparativi perfetti, teme che altre segrete lacune si celino sotto l'apparenza di una organizzazione completa e ricade in dominio del dubbio. Combatte il malessere provvedendo alacremente al rimedio e all'indomani si ritrova fornito della primitiva efficienza.
Nel gran quadro, minuscoli, buffi particolari. La boraccia, riempita di bevande forti da vari giorni, per eccesso di preveggenza, ora che si tratta di partire è vuota per iniziativa di ladra bocca ignota. Gl'indumenti di volo destinati a un pingue, sono stati indossati per equivoco da un mingherlino il quale non può dare in cambio all'altro i suoi....
Si ritenta la missione. Nella immaginazione dell'aviatore il mare Adriatico diventa un lago. Egli cabra l'apparecchio perchè è ansioso di vedere l'altra sponda, di sapere fra tante ipotesi considerate, quale si realizzerà. L'ignoto gradatamente si svela, si precisa in una prima striscia violetta o turchina, ondulata.... È il profilo della vittoria. Ma quanto lentamente si sciolgono i particolari della costa! Come sono scarsi 140 chilometri all'ora!...
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Reduce dalla missione l'aviatore, traverso il suo esaurimento, giudica inverosimile quanto ha fatto, il volo su l'Adriatico da una sponda all'altra, la permanenza sul bersaglio tonante d'artiglierie, il ritorno fra un'avanzata cupa di nubi, un ingrossarsi di mare, tra raffiche di vento.
Ma la stanchezza si smaltisce, i centri nervosi si riforniscono, le lodi dei superiori, l'aumentata considerazione dei colleghi che si manifesta nella diminuzione dei frizzi abituali, stendono nell'animo suo una soddisfazione ineffabile. Segue un periodo d'ozio nel quale le energie ridiventano esuberanti. A questo punto la missione quasi ripudiata appare circonfusa di facilità vittoriosa. L'aviatore è ripreso dalla nostalgia delle emozioni provate in quell'occasione; e senza iattanza, per un profondo convincimento, per le nuove energie rifiorite in lui, dichiara: — Mi sento pronto per un'altra missione, anche più rischiosa.
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E quando meno all'aviatore sembra probabile, la missione più rischiosa si realizza fulminea. La minore probabilità dovrebbe essere rappresentata, per esempio, da uno strato di nubi steso sul territorio nemico, strato che permettesse ad un apparecchio da ricognizione di arrivare senza essere visto fino a una zona libera da vapori su cui ricavare osservazioni, fotografie. Ma una brutta mattina in cui un nostro idrovolante, pur non essendo stato visto, era stato udito da Trieste, sbucarono dalle nubi, alte 2000 metri, due caccia terrestri con le croci, ai quali non restava che salire altri 500 metri per raggiungere la quota dell'idrovolante.