A bordo del nostro apparecchio tutto era tranquillo, allorchè l'osservatore, nel volgersi al pilota per scambiare uno dei consueti sorrisi significanti «Si va bene», mutò di scatto l'espressione del volto da ridente in allarmato e protese le mani verso la coda. Il pilota ebbe un sussulto e si trovò ad aver istintivamente virato con manovra decisa sì da scorgere a destra, non più distante di 400 metri, un caccia con ruote e le croci. Con un violento viraggio a sinistra si procurò il piacere di fare la conoscenza con un secondo caccia pure munito di ruote e di croci.

L'osservatore s'era aggrappato alla mitragliatrice e già sparava a destra e a sinistra approfittando dei continui viraggi che gli piantava il pilota, il quale trovatosi pieno di un calore subitaneo, madido di sudore e con il cervello invaso come da una luce candidissima, aveva schierate le idee essenziali: virare incessantemente dall'uno e dall'altro lato per turbare la punteria dei due avversari e permettere all'osservatore di sparare loro contro, planare alla massima velocità per raggiungere le nubi e disimpegnare l'apparecchio — non fatto per il combattimento — da un nemico soverchiante, usare il motore nella discesa, ma senza scaldarlo eccessivamente, non perdere d'occhio la pressione della benzina.

I caccia erano ormai a 100 metri e tenevano l'idrovolante sotto un fuoco incrociato: nelle rose d'argento delle loro eliche, lampeggiavano le fiamme delle mitragliatrici. Osservatore e pilota con rapidi gesti ed occhiate decidevano le mosse da attuare; ansimavano, erano congestionati, ma superata la sorpresa, apparivano più sereni e trovavano meno difficoltoso il combattimento di quanto avevano immaginato. Sbandando l'idrovolante ora in una direzione, ora in un'altra, costringevano i due caccia a scostarsi e ad interrompere i tiri.

L'idrovolante, come un direttissimo che entra in una galleria, s'immerse nella nube. La nebbia cinerea penetrò anche nella cabina, turbinò fra pilota e osservatore, nascose le ali. In un altro momento l'immersione nella nube avrebbe turbato sensibilmente l'equipaggio perchè l'invisibilità toglie ogni controllo alla manovra, ma in quella circostanza la nube fu provvidenziale. L'apparecchio scendeva da uno strato all'altro come un bolide, sibilando e vibrando; il pilota non avendo nulla da osservare fuori, fissava gl'istrumenti di bordo e aveva cura di costringere i comandi al centro col volante bene abbassato, per non scivolare d'ala.

La violenta uscita dalla nube rinnovò l'impressione del direttissimo che sfugge da una galleria. Ottocento metri sotto era il mare. Qualche secondo dopo pure i caccia crociati uscirono dalle nubi ma a un chilometro uno dall'altro: per non cozzare s'erano separati. Ma un apparecchio con le ruote «non trova igienico» allontanarsi molto da terra, per cui i due caccia ripresero la via del ritorno.

Allorchè furono discesi, osservatore e pilota — un capitano e un tenente — si abbracciarono.

Parabole di osservatori e piloti.

Talune candidature all'aviazione fioriscono da un confronto: «Come volano gli altri, posso volare anch'io.» I candidati penetrano nell'ambiente fragoroso degli aviatori e «lavorano, violinano» coloro che godono fama di «pilotoni» per farsi portare in aria. C'è chi raccomanda: — Che i miei parenti non sappiano nulla.

Come si sono avuti dei casi in cui, appena librato, il novizio si è aggrappato al pilota proponendogli con cenni insistenti di diminuire la velocità dell'apparecchio perchè non riusciva a respirare e le vibrazioni lo scuotevano tanto che ritornando, alla domanda: «È la prima volta che vola?» aveva risposto «No, è l'ultima», in maggioranza le nuove reclute sono scese iperbolicamente ottimiste: «Straordinario! Immenso! tutto bello! Tutto bene!» senza che magari si fossero avvedute delle «schiappinate» commesse dal pilota imbarcando acqua in partenza e in arrivo, avanzando di sbieco, «derapando»....

Se è vero che talune reclute tornate in acqua erano rimaste immobili nell'apparecchio, paralizzate dal tumulto delle sensazioni nuove, da non capire se erano in volo o no, fermi o in moto, è pure vero che altre reclute, prima ancora che l'idrovolante fosse frenato, erano scattate in piedi agitandosi in dimostrazioni di esultanza.