— Dunque le persone che vengono in casa vostra parlano contro il governo?
— Io ignoro l’argomento dei loro discorsi, perchè non vi assisto. Il governo che ha in ira e perseguita la mia famiglia sospetterebbe e molesterebbe anche a torto coloro che sono in qualche modo legati a lei. Ecco perchè non li nomino. Quello che posso dire si è che mia madre ed io viviamo da cinque mesi ritirati al ronco senza vedere quasi nessuno.
— Vostra madre debb’essere altresì la vostra maestra, disse uno dei consiglieri. Che cosa v’insegna di bello?
— Mio maestro è il prete Don Aurelio, che mi spiega la religione, il latino, e le altre discipline ginnasiali.
— Quali massime v’infonde egli circa la patria ed il governo?
— Ciò non entra nell’istruzione che ricevo da lui.
— L’insegnamento di questa materia lo ha dunque vostra madre riserbato per sè, ripigliò il presidente. Noi sappiamo che avete profittato delle sue lezioni, e che portate odio all’Austria.
— Le lezioni di mia madre versano sulla bellezza della virtù, e sulla deformità del vizio; sui pregi della scienza, dell’onore e della bontà dell’animo, e sulla vergogna di quanto vi è contrario. Mia madre, colla scorta di nobili esempj cerca d’instillarmi l’amore di tutto ciò che è generoso e stimabile al mondo.
— La vostra fanciullezza dovrebbe salvarvi dal dovuto castigo, ma siccome voi mostrate lo scaltrimento e l’ardire di un uomo, così potrebbe darsi che per voi si derogasse alla legge, e vi si giudicasse in via di eccezione.
— E per quale delitto? Io domando perchè mia madre ed io siamo stati condotti in prigione. Abbiamo forse obbligo di voler bene al governo che ha fatto di noi una vedova ed un orfano?