— Tutte le concessioni che poteva, le ho fatte.

— Ascoltatemi, buono e caro Anastasio. Sedete lì un momento, e non mi lasciate così tosto. Ma perchè non potreste contentare il mio santo, il mio ardente desiderio? Di che si tratta finalmente per voi? Di venire a prendermi una notte, quando anima viva non è in volta, per condurmi nella prigione di mia madre. Voi state presente alle nostre esclamazioni gioiose, al ricambio dei nostri amplessi, e intanto gustate la compiacenza di aver procurato a due infelici un così dolce momento. Non sarà che un momento quello della nostra unione; voi ci dividerete presto, ma mia madre ed io avremo avuto un gran ristoro, che ci ajuterà a sopportare di nuovo la separazione. Questo fatto resterebbe per sempre un secreto fra noi tre.

— Lei dice a maraviglia, ma è impossibile che io mi arrenda. Gli ordini superiori sono positivi e severi. Abbia pazienza e non andrà molto che finiranno i suoi patimenti. Per quanto io sappia, la giustizia ha poco da imputare a loro signori, e quindi non tarderanno a riavere la libertà. Intanto si contenti di sapere che sua madre sta bene.

— Ecco tutto quello che mi dite di lei; sempre la stessa notizia asciutta, e nulla di più. È una ostinazione che mi fa disperare.

— Ma io reco altresì al signorino i saluti di sua madre.

— Ci vuol altro per appagare le brame ansiose di un figlio. Io vorrei sapere cento cose, e voi negate ognora di rispondermi.

— Suvvia, questa parte del mio dovere mi arrischio di trasgredirla. Non dica mai più che io sono un crudele.

— No, caro Anastasio, non lo dirò più.

— Mi faccia delle interrogazioni, e se saranno discrete, risponderò.

— Ah, così mi piacete tanto. Come sopporta mia madre la prigionia?