— Con gran coraggio; non si lamenta mai.
— Ditemi, la sua camera è salubre e decente? Vi entra aria e luce abbastanza?
— È la migliore del castello. Molti cittadini sarebbero contenti di cambiarla col proprio alloggio, voglio dire riguardata come camera d’affitto e non come prigione.
— Io tremo nel domandarvi se mia madre è costretta all’inazione, che produce la noja, orribile male per sè stesso e irritatore di tutti gli altri.
— Mia moglie procura alla signora qualche lavoro di ago e di maglia, come io fornisco al signorino le matite, i fogli di carta, e i giuochi di pazienza. Eppure qualcheduno ci dà la taccia di crudeli.
— Io riconosco il mio torto, e me ne pento. Ringraziate per me vostra moglie delle distrazioni che trova a mia madre, senza le quali il giorno le parrebbe interminabile. Ha ella dimagrato? Mangia e dorme discretamente?
— La signora gode una buona salute, e questo lo dico sempre.
— Io temo che il vostro possa essere un pietoso inganno. Senza dubbio ella chiederà novelle di me sovente. Ditele tante cose, ma tutte consolanti: che io la saluto carissimamente, che la bacio col desiderio, che mi diverto a disegnare, che sono allegro.... Ah, questo non è vero, e non lo crederà.... ma pare bisogna dirglielo. Voi vedete che ho la ciera smunta e le guancie un poco incavate, ma ciò deve ignorarlo assolutamente. Ella ne ha abbastanza dei dolori. Volete andarvene? Aspettate.... mi fareste la grazia preziosa di portarle quattro parole che scriverò colla matita sopra un pezzetto di carta?
— Quando avrò veduto che sorta di parole...... faccia presto.
— In un momento. Ecco, ascoltate: «Mia dolcissima madre, io penso sempre a te, anche ne’ miei sogni. Io penetro sovente i muri che ci dividono, e vengo ad abbracciarti. Ah, le larve della immaginazione sono lontanissime dalla realtà. Anastasio ha compassione di noi. Addio, addio!»